Aidone, la Venere di Morgantina dagli States alla Sicilia muore

PALERMO – La sua casa è un deserto tra solchi e grano, e non trapela niente del suo culto e della sua immortalità. E’ la Venere di Morgantina la “prigioniera” del museo di Aidone, luogo che sarebbe dovuto essere il riscatto dai boriosi Americani che la avevano comprata di frodo. E invece dal 2011 ad oggi la Dea è passata dalle stelle del Getty Museum di Malibu, dove era ammirata e considerata, alle stalle buie e polverose di un museo che non ricorda forse nemmeno di averla rivoluta fortemente in patria. Erano intervenuti presidenti e sovrintendenti per riaverla con noi, quasi come a voler rivendicare il “furto” di un popolo che si era arrogato semplicemente il diritto di valorizzare un capolavoro italiano.

E mentre sulle pagine del New Yotk Times ritornano provocatorie le richieste americane di una eventuale restituzione, i pochi svogliati turisti che ritornano ad ammirare la Venere, percorrono una strada provinciale dove la segnaletica inesistente lascia il posto a prostitute nigeriane tra arance e pneumatici buttati lì come “opere d’arte”. Dunque la natura non attira i visitatori ai quali è impedito di usufruire anche dell’autostrada, interrotta ormai da sette anni tra Piazza Almerina e Valguarnera. Un solo bar è antistante il museo, e quella stanza senza luce dove regna sovrano il silenzio, al centro del quale un ovale che sembra essersi rattristato, un naso scheggiato, e la rotondità delle belle forme della Dea. Il bilancio economico della sala che la “tiene in ostaggio”: sempre più scarso, e ci si chiede perché la Sicilia stia commettendo errori così sovrumani nella valutazione e valorizzazione dell’opera. Forse la risposta c’è , ma ancora nessuno la vuol guardare bene in faccia, un po’ come per la Venere.