CASERTA – “Essere malato al giorno d’oggi non è per niente facile. Tutto intorno è così perfetto. Mentre per me è l’esatto opposto. Non c’è perfezione. È come essere su una barca mentre il mare è agitato e cercare di volta in volta di restare in equilibrio per evitare di finire a fondo con tutta la barca. Così è la vita di ogni giorno, sempre in bilico. A volte, la percepisco come un dono. Guardo ogni cosa che mi circonda con stupore, con amore, ammirazione e voglia di andare oltre. E so che, comunque, ce la farò. Non mi farò vincere dalla malattia ma riuscirò, nonostante ogni cosa a vivere a pieni polmoni, la mia esistenza. Altre volte, la sento come una sfida in cui non avrò il sopravvento ma, comunque, non mi arrendo. La lotta inizia ad ogni istante. Ci sono momenti in cui devo stare attento a quello che mangio. Devo dosare, addirittura, i miei passi.
Ogni attività fisica viene centellinata. Quando poi il clima esterno è così rigido, devo stare ancora più attento. Cercare di evitare che la mia temperatura si innalzi per evitare di incorrere in quelle che, in ambiente medico, chiamano complicazioni. Che caro prezzo, talvolta, ha la vita. Quando guardo la salute inconsapevole di chi cammina per le strade, in certi momenti, penso a quanto è bello essere libero e non dover dipendere dai medici, dai farmaci, anche dagli infermieri, specialmente quando ti inseguono con quegli aghi enormi pronti a prelevarti la tua dose di sangue quotidiana. Mi capita spesso che la gente non mi guardi negli occhi. Hanno paura. Paura di me? No, paura di quello che sono ora con accanto la mia malattia. Se potessi veder realizzato un mio sogno, sicuramente, non sarebbe quello di guarire ma, almeno, vivere un giorno, uno solo libero. Senza pensieri collegati alla mia salute. Una sorta di vacanza dal mio corpo. Una libertà che, per ora, non posso permettermi. Un solo giorno per godere della mia libertà senza nemmeno pensare a quando passerà e tornerò a vivere la mia realtà fatta di medicine e controlli”.
È così che nei reparti di ospedale, si racconta una vita condita da problemi di salute, più o meno gravi che, comunque, condizionano ogni giorno. Ci capita spesso di dire “basta che c’è la salute” e quella salute, finchè non viene a mancare, la diamo quasi per scontata ma se giriamo un po’ lo sguardo forse ci renderemo conto che tutto nella nostra vita è una ricchezza che sia salute o malattia. In tutto c’è un’opportunità. Domani sarà un giorno come tanti altri ma è anche un giorno importante in cui si celebra la XX giornata mondiale del malato, il cui tema scelto quest’anno da Papa Benedetto XVI è “alzati e và la tua fede ti ha salvato”. È un tentativo di dare ristoro a chi soffre attraverso una giornata fatta di preghiera e di speranza ed anche un momento per far giungere un messaggio forte a tutti: “guarda oltre il tuo naso e abbraccia il tuo fratello che soffre”.
Perché un primo passo verso la guarigione parte dall’anima. In particolare, quest’anno Caserta, su iniziativa del suo vescovo e grazie all’ufficio di Pastorale della salute, vedrà un momento molto intenso in cui Sant’Anna, la patrona della città e protettrice delle donne incinte, alle 10 verrà portata presso l’ospedale di Sant’Anna e San Sebastiano. Una visita che parla di amore per chi ha bisogno di un sostegno emotivo forte e, non parlo solo di chi vive in prima persona la malattia ma anche di chi li assiste, gli operatori sanitari, la famiglia e gli amici che, talvolta soffrono in silenzio, tacendo in segreto la propria preoccupazione. Una giornata che continuerà alle 17.30 con una messa nella parrocchia di Nostra Signora di Lourdes per ringraziare anche tutti quei volontari delle tante associazioni che, quotidianamente e senza pretese stanno accanto alla sofferenza dando un po’ di buonumore o una parola di conforto.
