CASERTA – Don Bosco, nato il 16 agosto 1815, ha ormai 200 anni ma non li dimostra. È giovane come il movimento spirituale da lui fondato, “la Famiglia Salesiana”.
Con lo spirito dei Salesiani, inizia oggi presso la Basilica del Colle don Bosco, in provincia di Asti, il triennio di preparazione al bicentenario della nascita del Fondatore dei Salesiani, San Giovanni Bosco (16 agosto 1815-31 gennaio 1888). Le celebrazioni si sono aperte con la solenne Eucaristia, presieduta dal nono successore del Santo, il Rettore maggiore della Congregazione, don Pascual Chávez. Nel corso del rito, i salesiani presenti rinnoveranno i voti di obbedienza, povertà e castità.
Nel pomeriggio la Basilica ospiterà la cerimonia di affidamento dei bambini a Maria, nel ricordo del gesto della madre di don Bosco, Margherita, che volle affidare il figlio a Maria al momento della nascita. Obiettivo del periodo triennale di avvicinamento alla ricorrenza del 2015 è quello di divulgare la vita e l’opera del Santo e di testimoniare l’attualità del suo apostolato per la comunità credente di oggi. In particolare il primo anno si soffermerà sulla conoscenza della storia del Santo e della sua esperienza, nel contesto sociale del momento, la seconda tappa porrà a fuoco la pedagogia del Santo, educatore illuminato, all’avanguardia per i suoi tempi, mentre l’ultimo anno sarà centrato sulla spiritualità di Don Bosco, fonte della sua azione pastorale.
Nelle “Memorie dell’oratorio” scritte da don Bosco, fin dalle prime pagine emerge la figura del santo come quella di un ragazzo dal carattere socievole, amabile, il cui “carisma” affascina fin da subito molti (quasi tutti, potremmo dire!) di quelli che lo incontrano. Don Bosco, fin da giovane, fu certamente aiutato dalla Grazia del Signore, che mettendo in risalto le sue buone qualità, la sua simpatia, le sue svariate doti, lo rese stimato dai più e gli face ottenere “facilmente” l’amicizia di quanti lo avvicinarono o di quelli cui egli stesso si fece vicino. Non si può, tuttavia, pensare che questa “riuscita” di don Bosco fosse banalmente semplice, frutto di nessuno sforzo. Lavorare con caratteri differenti dal proprio, avere a che fare con persone di diversi ceti sociali, differenti culture…non è mai una bazzecola, richiede grande diplomazia, un giusto “dosaggio” degli elementi del proprio modo di fare, la parola giusta al momento giusto, una sapiente mistura di azione e di attesa. Parlando in termini paolini, richiede anche molta “carità”, quella molla soprannaturale che nell’altro fa vedere l’immagine di Dio, per cui anche quella persona è mio fratello, mia sorella…e devo cercare di fare del mio meglio per trattarla come tratterei Cristo, come tratterrei me stesso, secondo le stesse parole di Gesù: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”. Don Bosco riusciva bene in questo, perché ad ogni sua azione dava proprio la benzina della carità. E’ un elemento che viene fuori in vari punti del suo testo autobiografico, come quando ad esempio, narrando delle ripetizioni scolastiche che dava a molti, afferma: “Davo ripetizioni e facevo lezioni private. Facevo tutto per amicizia e per carità, non per guadagno. Molti però mi pagavano ugualmente”.
Il nocciolo dell’esperienza dell’amicizia in e di San Giovanni Bosco, è tutta qui, in questa parola: carità….non guadagno. Non c’è da obiettare che, alla fine, il santo ci ricavasse ugualmente qualcosa. La Provvidenza si serve di molte vie per concedere anche i beni temporali necessari alla vita. D’altronde, Gesù dice nel Santo Vangelo: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in abbondanza”.Quello che rendeva prezioso agli occhi del Signore l’agire di Giovanni Bosco era proprio la sua purezza d’intenzione, cioè fare ogni cosa per dare maggiore gloria a Dio e beneficare le anime.
Probabilmente, era lo stesso motivo che faceva apprezzare e benvolere così tanto il santo anche dai suoi stessi compagni, amici, e conoscenti. Se qualcuno ci offre un servizio in maniera spontanea e gratuita, pur avendo tutti i titoli per richiederci un compenso, non gli dimostreremo forse più gratitudine perché invece si dimostra pronto ad aiutarci senza secondi fini? Ecco, il primo passo che don Bosco compiva verso l’uomo per portarlo a Dio era proprio questo, amare l’altro come Cristo amava lui. In maniera disinteressata, donandosi totalmente, senza aspettarsi nulla in cambio.
