Caserta, La marcia della pace: “il bene comune”, un messaggio, una speranza

CASERTA- “Il bene comune è l’insieme di quelle condizioni sociali che consentono e favoriscono nei singoli membri, nelle famiglie e nelle associazioni il conseguimento più spedito e più pieno della loro perfezione”

Si è conclusa la XVII edizione della Marcia della Pace 2011, organizzata dal Comitato della Pace della Diocesi di Caserta, ci lascia un messaggio e una speranza.

Un messaggio forte e chiaro quello della vita, della giustizia e del valore dell’ esistenza e del bene comune. “E’ puro il cuore che è tutto libero per Dio, che non custodisce interessi o decisioni o ambizioni sue personali, che non antepone niente e nessuno a lui, niente così si frappone tra lui e Dio, niente gli impedisce di vedere e gustare tutto il suo amore”.

La speranza è quella che non deve mai morire, guai se un giorno non avessimo più la speranza. Una speranza che diventa certezza, una speranza nuova che è fonte del nostro essere persone per recuperare il senso della vita, il volto di Dio.

La marcia della pace ci ha lasciato la testimonianza vera, la testimonianza di chi ha saputo vivere la propria esperienza di cristiano e di uomo fedele a cui è stato affidato un compito importante per il bene comune, la nazione.

Una testimonianza che fino ad ieri era sola qualcosa di non visibile ma che a Caserta è diventata reale, si è manifestata quale espressione del cuore ed espressione della memoria e della giustizia.

La marcia della pace è stata anche una manifestazione di denuncia nei confronti della nostra Città e di un relativo clima di disfattismo e di poco impegno sociale che si respira sempre più tra i cittadini, specialmente per quello che riguarda il “bene comune”. Il mondo legislativo e politico di oggi tende a non accettare la visione della legge naturale nella configurazione delle leggi, le quali sono la codificazione di ciò che si intende per “bene comune”.

C’è chi vuole mantenere la legge naturale e le leggi civili nettamente separate, perché pensa che il reciproco influsso metterebbe in pericolo i principi democratici. La legge non scritta, secondo loro, sarebbe “imprecisa” e sottoposta alle più esagerate interpretazioni ideologiche; potrebbe succedere che qualcuno pretendesse di imporla in modo autoritario, contro la volontà della maggioranza. Chi può decidere che cosa è il bene comune? Come si potrebbero controllare le diverse interpretazioni?

Siamo profondamente convinti, contrariamente ai timori espressi da alcuni, che la legge naturale sia la stella polare che ci può guidare verso forme sempre più autentiche di democrazia. I timori sorgono spesso da confusioni sui presupposti della legge naturale e da una non corretta valutazione delle conseguenze negative di un rifiuto di esse.

I tantissimi giovani presenti dopo aver ascoltato “i testimoni” invitati per l’ occasione” hanno manifestato, lungo il percorso cittadino, l’ impegno ad esseri testimoni autentici per portare a tutti i giovani, in particolare a quelli nel disagio e nel bisogno la “nuova speranza” che Marcia ha lasciato nei propri cuori e a tutti coloro che non hanno più voglia di vivere la vita come impegno e gioia della partecipazione.

Un messaggio che impegna i giovani a essere “non contro”, non indifferenti, ma in dialogo costruttivo e libero con i cittadini e le istituzione, vivere da veri annunciatori e missionari in un mondo dove giustizia e pace si abbracciano, amore e verità si incontrano per il bene di tutti e non soltanto di pochi uomini che decidono le sorti delle Nazioni.

I giovani vogliono impegnarsi come cittadini attivi partecipi delle scelte, della vita della Città e della Nazione, nell’ ascoltare e raccogliere tutte quelle istanze sensibili allo sviluppo del “bene comune” perché moltissimi dei beni della terra che appartengono all’ uomo per legge naturale, oggi sono a rischio ed esposti alle minacce dei potenti, come evidenziato dai rappresentanti delle associazioni presenti alla Marcia.

In momento così difficile non solo per la nostra Caserta, ma per tutto il Paese in cui regna la sfiducia generale, la Marcia della Pace è stata la vera “speranza”, perché in un periodo storico in cui i giovani vengono “etichettati” disinteressati alle problematiche sociali e politiche e non soltanto per negligenza, ma perché effettivamente non ci sono gli strumenti e le condizioni per renderli partecipi attivamente alla vita politica e sociale, hanno dimostrato invece tutto l’ entusiasmo dell’ essere giovani con i giovani nel vivere insieme la certezza che la “Marcia” non è stato solo l’ incontro, o semplicemente il momento per fare festa, è stato qualcosa che è andato oltre, è stato il momento in cui i giovani almeno una volta all’ anno si sentono protagonisti di quanto avviene non solo a riguardo della povertà, dell’ emarginazione, della legalità e della giustizia, bensì delle realtà che riguardano la coscienza delle persone e sfide che riguardano il cambiamento di mentalità della nostra società, in particolare del bene comune.

Abbiamo bisogno di un mondo dove la speranza è certezza, abbiamo bisogno di uomini che sanno vivere di giustizia e nella giustizia trovare strada per un nuovo mondo per il bene di tutti i popoli nella pace del Signore.