Quegli istanti a ridosso del futuro provenienti dal passato di Paola Broccoli

 “Le vicende non accadono in una successione lineare di tempi e di spazi… Accadono dovunque. Ed è in quel dovunque il luogo delle vicende e della storia”. (Andrea Sparaco)

La copertina del libro di Paola Broccoli

CASERTA – Confesso che se non avessi ricevuto una telefonata da un amico che me lo segnalava, non avrei mai scoperto il primo lavoro editoriale di Paola Broccoli. Probabilmente lo avrei consultato chi sa fra quanto tempo tra gli scaffali delle pubblicazioni di storia locale della libreria Pacifico di via Alois a Caserta: l’unica che conserva ancora uno spazio per la memoria e l’identità casertana.

Quando l’ho sfogliato per la prima volta un sorriso mi ha subito incorniciato il volto. Non poteva che essere lei – erede di una grande tradizione di pensiero e azione – a pubblicare  “Quegli istanti a ridosso del futuro”, così emblematico a partire dal titolo e così ricercato nell’autore della prefazione e negli autori dei testi che accompagnano le foto: Roberto Saviano, e nell’ordine, Felicio Corvese e Andrea Sparaco.

Ebbene sì, perché il libro della Broccoli non è un libro – non perché i libri non esistono, come dice padre Antonio Spadaro, il direttore de “La Civiltà Cattolica”  – ma un album di fotografie in forma di libro, con testi e commenti a margine. E come tutti gli album di fotografie è una antologia di ricordi e memoria, un tuffo nel passato attraverso le immagini.

Scatti di un presente che non è più, capaci di far rivivere momenti belli e tragici della storia casertana: dal 1948, con una foto di Benedetto D’Innocenzo, al funerale di Enrico Berlinguer a Roma, nel 1984. Esiste in realtà anche un’ultima foto, del 2005, firmata da Bruno Cristillo, che ritrae l’allora vescovo di Caserta Raffaele Nogaro con il filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che in qualche modo tenta di ascrivere al cammino simbolico del libro anche il forte presule emerito casertano. Almeno a me sembra (Ma di questo bisognerà discutere con l’autrice che l’ha scelta. E ciò sarà tema per un’altra discussione).

E’ bene subito chiarire due cose: il libro è benvenuto, non per il normale ossequio che doverosamente si rende alla parola scritta e raccolta, ma perché mancava un’opera del genere. E per la prima volta più che attraverso i racconti orali diretti e indiretti, hanno potuto le immagini delle persone l’una al fianco dell’altra nello spiegare 36 anni di storia politica e sindacale casertana e le sue ramificazioni fino ai giorni nostri.

In particolare, per chi ne conosce già a grandi linee l’evoluzione – e in questo aiuta anche il saggio di Felicio Corvese – diventa chiara e manifesta la storia degli uomini che hanno fatto il Pci e la Cgil in Terra di Lavoro e più in generale sono stati gli attori delle battaglie sociali e sindacali che hanno caratterizzato il Casertano,  e non sono state poche: da Castelvolturno a Villa Literno alla Saint Gobain. E questo è anche il secondo appunto da chiarire. Il libro è scritto chiaramente da Sinistra.

Non è una storia fotografica e per saggi di Terra di Lavoro; uno spaccato particolare ma comunque generalista e universale; è una storia “comunista” del Casertano. Comunista tra virgolette, perché in questo modo io intendo omaggiare il meglio della tradizione di impegno politico e sociale, che tanto ha fatto – non tutto, perché del molto fu artefice, nel bene e nel male, la Dc – per la nostra terra. Il mio rimpianto è che non ci sia dal mondo ex democristiano e cattolico chi si impegni sullo stesso versante: sia in un racconto particolare che universale. Perché così, accanto allo stupendo racconto di “Quegli istanti a ridosso del futuro”, potrebbero ritrovarsi anche le istantanee del cammino del Casertano nella sua globalità e il ruolo che ebbero la Democrazia Cristiana, la Chiesa e l’intera società civile tra il 1948 e il 1984. Solo rimanendo a ridosso del passato si costruisce infatti il futuro.

Che altro dire? Le foto sono spesso primi piani, sono foto di persone, non di avvenimenti; e nella fissità delle persone ricostruiscono un mondo e svelano segreti attraverso i particolari degli uomini ritratti. Come la foto di Giuseppe Venditto con Enrico Berlinguer e Antonio Bassolino a un incontro con gli operai Siemens nel 1983 a Santa Maria Capua Vetere o quella dell’attuale Capo dello Stato mentre inaugura la sezione del Pci di Caiazzo nel 1974.

All’inizio del libro ne compare anche una di Paolo Broccoli con Franco Compasso, entrambi compagni di classe al liceo Nifo di Sessa Aurunca: l’uno in seguito parlamentare col Pci; l’altro eurodeputato con il Pli. Per riconoscere Broccoli da giovane, per chi non ha altri mezzi che la didascalia – in questo caso credo scientificamente assente – può aiutare solo la copia del “Corriere dello Sport” e la passione dello zio di Paola, in qualche modo suo invisibile mentore in questa opera, per il gioco del calcio.

 

Luigi Ferraiuolo