Quattro giornalisti rapiti in Libia. L’inviato di “Avvenire” Monici alla redazione: Per ora vivi

CASERTA – “Sono in un appartamento a Tripoli, non hanno ricevuto richieste specifiche dai loro sorveglianti e né le abbiamo ricevute noi”.

 

È quanto ha detto il console italiano a Bengasi Guido de Sanctis intervistato sulla vicenda dei quattro giornalisti italiani rapiti a Libia Mi sembra una situazione di attesa da parte di chi li ha in custodia”, ha aggiunto il console spiegando appunto di non aver ricevuto richieste parlando con i sorveglianti dei giornalisti rapiti. “Non abbiamo sentito la voce di chi li ha in custodia, non sappiamo cosa vogliono, cosa chiedono, tenete conto che intorno a Tripoli la situazione è fluida”, ha detto ancora.

 

Per quanto riguarda la dinamica del rapimento dei quattro giornalisti, per il console la “parola venduti è un po’ grossa, quello che sembra certo è che hanno fatto anche più di un passaggio tra diversi gruppi di persone finendo a 50 chilometri di distanza dal luogo del rapimento, in un appartamento di un privato cittadino dove si alternano appunto questi sorveglianti.

IL RACCONTO DI CLAUDIO
Da questa mattina non posso contattarvi… non sono più riuscito a chiamarvi… Siamo trattenuti dai militari. Sono assieme a tre colleghi italiani. Ci hanno presi, stiamo bene, ma la situazione qui è delicata, è molto difficile».

 

È Claudio Monici al telefono, l’inviato di guerra di Avvenire, partito lunedì per la Libia. Il tono della voce è molto profondo, come chi sta controllando le emozioni. Parla con la voce ferma, appena un po’ più concitata del solito.

 

Claudio Monici di Avvenire è stato rapito assieme ai colleghi Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina del Corriere della Sera, e Domenico Quirico della Stampa.

 

«Ci hanno malmenati, preso telefoni, computer e soldi»: questo il racconto di Claudio, il primo a mettersi in contatto, la notte scorsa, con l’Italia. Ucciso il loro autista.

 

Per leggere l’intero racconto di Monici clikkare qui al link di Avvenire