
CASERTA – Quanto ne sappiamo sulle faccende dei Casalesi? Il coma può essere irreversibile? Il fenomeno delle veline è ancora così fenomeno? Cosa si intende per morte cerebrale? Cosa vuol dire realmente il termine Jihad?
Sono le tante domande venute fuori, estrapolando solo cinque tra i tanti temi dell’abbecedario “Le parole che uccidono”, a cura di Luigi Ferraiuolo, che riscuote un successo sempre crescente degli “addetti” e “non addetti” ai lavori, presentato alla libreria Pacifico di Caserta, giovedì scorso. Tante altre avrebbero potuto essere tratatte, come Giustizia o Censura o Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento che sono il vero nome del falso testamento biologico.
Una presentazione di grande charme, anche grazie al fascino di Francesca De Giovanni, bellissima “velina”, per l’occasione, attrice per passione, che annunciava i vari lemmi sottoposti al dibattito con una lavagnetta esposta al pubblico; mentre l’attore Andrea Tuzio leggeva dei brani dei testi. L’incontro è stato moderato da Antonio Luisé.
Questa volta ad animare il dibattito erano presenti anche i “non addetti” , che hanno discusso sulle falsificazioni dei mass media, note dolenti della comunicazione a stampa e non dei giorni nostri.
“Le parole che uccidono – ha esordito il curatore del libro, il giornalista Luigi Ferraiuolo – nasce da una sola importante parola: coma. Il titolo di un articolo che riporta l’erronea frase di “coma irreversibile”, in riferimento ad un incidente stradale, la cui notizia finisce sulla prima pagina di un noto quotidiano, questa la molla che fa scattare l’idea di scrivere qualcosa che solleciti l’opinione pubblica a riflettere sulla “parole sbagliate”.
“Non esiste, la parola “coma irreversibile” – esordisce Ferraiuolo – e dare per spacciata una persona significa farla morire, quando in realtà è viva, agli occhi del lettore e della società, con tutti i conseguenti dolori”.
Si tratta di uno dei tanti errori, o sarebbe più corretto dire “orrori” nella formulazione dei fatti da parte dei comunicatori. Questo il soggetto principale del libro, presentato con estremo orgoglio da un gruppo di autori, tra i quali il dottor Roberto Mannella, dirigente del 118 provinciale, che ha trattato in particolare la parola di partenza del testo; “i mass media sfruttano un pò di tutto pur di far notizia”, ha commentato Mannella, ma nessuno sa che pur essendo il cuore il motore che porta avanti la vita di un individuo, anche quando siamo in presenza di morte celebrale, gli altri organi , governati dal cervello continuano le loro normali funzioni. Un chiarimento che è arrivato anche dalla dottoressa Anna Fabrizio, rianimatrice, componente della task force per il prelievo degli organi all’ospedale di Caserta.
Da questa consapevolezza parte il dibattito sulle terminologie inesatte dei giornalisti, pronti a scrivere, con molta leggerezza, “coma irreversibile” senza conoscerne il vero significato. Altro madornale sbaglio, tradurre il termine “Jihad” solo con guerra santa. Lo ha spiegato Luigi Ferraiuolo, riportando la spiegazioen dell’analista Cecilia De Luca, con un breve intervento, che, “per gli arabi Jihad intende in primis lo sforzo teso a compiere qualcosa in onore di Allah”. Libera interpretazione dei media, anche in questo caso quindi, come succede per la frase “morte celebrale”, di cui ci spiega il reale significato Michele Senneca: “è un termine ormai entrato nel quotidiano, ma in realtà in medicina non ci sono certezze per le diagnosi”.
Generoso Paolella, imprenditore e intellettuale di formazione politica, ha sottolineato come la tirannia delle parole si esplichi anche nel mondo nuovo dei social network, che ricostruiscono una società falsata.
Il mondo della salute si fonde in un tutt’uno con il commento della critica d’arte Gabriella Ibello, che con una perfetta similitudine riferita ad un’opera di Magritte, porta l’uditorio alla riflessione sulla pericolosità delle parole che ci vengono trasmesse in maniera sbagliata e con significati diversi da quelli principe, come nel caso delle “veline”, termine noto ma che ha perso la sua primordiale signicazione, come ha commentato la scrittrice Olga Campofreda.
La lettura di questo abbecedario, ha concluso Ferraiuolo, deve portare a riflettere su una realtà, quella dei media, che attraverso la carta stampata, la fiction televisiva o altri mezzi, condizionano fortemente l’immaginario collettivo. “occorre una sorta di patente per leggere tra le righe quello che i comunicatori ci trasmettono”ed ha proseguito con fiducia Ferraiuolo, “riflettiamo bene su quello che ci viene proposto, così da non cadere nell’errore di credere a false parole che uccidono”.
Molto interessante anche l’intervento dell’architetto Gabriella Riselli e le domande dal pubblico, oltre che la presenza in sala di tre trapiantati: Luigi Barbato, Antonio Roncone e Mauro Molitierno, in rappresentanza delle loro associazioni.
Le Parole Che Uccidono
Guida Editore 2010
Euro 12
In tutte le librerie
