Casertasette, la pagina settimanale di Avvenire dedicata a Caserta e alla sua diocesi, oggi in edicola, presenta la prima lettera pastorale di monsignor Farina, vescovo della Diocesi. Pubblichiamo, per gentile concessione di Avvenire Casertasette, un estratto dei servizi e dell’articolo di don Michele Tagliafierro sulla Lettera, donata e presentata ai sacerdoti e al Popolo di Dio, martedì scorso, 30 novembre, in Curia.
CASERTA – E’ la prima Lettera pastorale che il Vescovo Farina invia alla chiesa diocesana di Caserta che presiede da un anno circa. E’ una Lettera tutta dedicata alla CHIESA, la sua identità fontale e misterica e salvifica, la sua visibilità come Corpo Mistico di Cristo, il suo epicentro nel Risorto Signore, la sua missionarietà nei tre muneri ministeriali di santificare, annunziare e governare, infine la chiesa che abita questo mondo, questa società, la cui storia umana è tutta da rendere Storia Salvifica.
E’ un tracciato che fa sintesi della chiesa universale e cattolica di cui la nostra chiesa diocesana è porzione nella quale tutta la cattolicità è viva ed operante, non semplice periferia lontana e diversa. L’unico Cristo abita la Chiesa e questa è presenza ecclesia totale ovunque c’è una comunità di credenti organizzata secondo la definizione di chiesa che Atti 2,42 ci racconta. Il Vescovo Farina riprende con forza l’idea paolina di Corpo Mistico, le cui membra sono vivifacate dall’unico Capo che è il Cristo, e tutte le membra interagiscono reciprocamente nella carità e nella comunione mistica e storicamente percepibile nell’immagine che la stessa chiesa diocesana riesce a dare di sè stessa.
Da qui nasce d’obbligo una “spiritualità diocesana” che attinge all’ecclesialità locale e particolare la forma storicamente percepibile in cui rendere visibile l’unica carità di Dio per tutta l’umanità, per ogni uomo, per ogni persona. Il Concilio Vaticano II ci aveva abituati al concetto di chiesa pensata come Popolo di Dio. Ma due rischi restavano latenti in tale concetto: prima di tutto la definizione di popolo di Dio è originariamente rferito al popolo ebreo, e in quanto tale la sua trasposizione al contesto cristiano lasciava fuori la pienezza di grazia salvifica che il Risorto Signore Gesù Cristo aveva celebrato nella Pasqua del suo Corpo Crocifisso e Risorto.
Il secondo rischio era costituito dalla possibile identità della chiesa con con la semplice realtà sociale del popolo visibile esclusivamente nella sua frastagliata forma umana, sia pur carica di problematiche nobili ed eticamente irrinunciabili, ma di scarso valore mistico e sacramentale. Allora la Lettera invita a considerare la chiesa piuttosto come “organismo vivente” che attinge la sua forza nella sacramentalità e nella evangelicità della Parola che mentre anunzia salva, fortifica, opera quel che “dice”.
Il Risorto alla Vita dona vita e radioso futuro ad ogni vivente, il quale, liberatosi del dono cristico, resta solo, racchiuso nella solitudine di un presente senza proposte nè risposte adeguate al valore della vita stessa, la cui amara sorpresa sarà solo una morte che annulla qualsiasi speranza. Ecco dunque il Vescovo che invoca molto più a rallegrarci della verità che Dio ci rivela invece che lamentarci dei mali presenti.
Cita per questo S.Agostino, non solo, ma anche Santi che noi nemmeno conosciamo come don Luca Passi che dichiarava” Chi non arde non accende”, voledo affermare che se un testmone del sacro fervo0re non si fa autentico dello stesso ardore di carità del Capo, non accenderà nessuna speranza in colui cui rivolge l’annunzio evangelico. E’ questo l’effetto della Comunione tra le membra e Cristo Capo, su cui il Vescovo insiste varie volte. La metafora paolina per questo risponde all’idea di Chiesa molto più del concetto storicamente ebraico di popolo di Dio.
Ovviamente la chiesa è “anche” Popolo di Dio, ma qualsiasi definizione di chiesa non darà mai piena ragione a tutta la ricchezza che la Chiesapossiede, la cui misticità ci sfugge nella sua pienezza così come ci sfugge la pienezza di Dio per qualunque definizione noi volessimo dare di Lui. Una chiesa che è vocata alla missione evangelica, alla fatica ministeriale, ma tale vocazione non è esclusiva del Vescovo o Presbiteri o Diaconi, o quanti cooperano dichiaratamente in essa chiesa. Tutti i battezzati sono vocati alla santificazione, alla santità, al servizio, a ricercare la propria vocazione all’interno della vita umana che li impegna nella società, politica, economica, culturale ecc…
A tale valore ecclesiale urge l’impegno di tutti ad educare ed educarci al bene comune, bene primario al di sopra di ogni interesse; al valore della persona umana, bene primario tra tutti gli esseri viventi; alla visione celeste ed escatologica verso cui ci conduce la madre Chiesa, ma anche la Famiglia e con essa la Scuola cui spetta educare.
Una Lettera questa che vuole costituire un vero punto di partenza per chiunque, Ministro o Laico che sia, con i quali il Vescovo Farina intende “camminare”, un cuor solo ed un’anima sola, in trasparenza d’intenti, liberi da ogni male e liberati da ogni segreto interesse che non divampi dell’unico Amore di Gesù Cristo Risorto, Capo ecclesiale di noi Sue membra.
