Caserta, riflettiamo sulla scuola. La voce di chi vive il disagio, ma non si arrende.

CASERTA – Settembre è il mese della riapertura delle scuole, quest’anno in Campania, ma anche nel resto d’Italia, la loro riapertura è a rischio. Perché? Nelle scuole mancano i Presidi o Dirigenti scolastici, mancano i collaboratori, gli amministrativi, i dirigenti amministrativi, i docenti;  quello che non manca sono gli alunni. Nelle aule della scuole italiane ci saranno al biennio anche 32 allievi per classe, ovvero saranno le classi pollaio, tenuto conto che la maggioranza dei plessi scolastici, almeno delle superiori si trovano in antiche e prestigiose costruzioni, ma dalla logistica non sempre rispettosa delle più elementari norme di sicurezza scolastica. Allora nasce l’angoscia nei genitori, di come saranno ospitati gli alunni dopo la prima decade di settembre, chi li accoglierà, come li accoglierà, e soprattutto,  dove li accoglierà.

Il genitore sarà convinto di aver scelto la scuola migliore, magari vicino casa,  che con le ristrettezze economiche del momento risparmiare, anche di poco,  la spesa dell’autobus e del motorino non è poco. Però il genitore ipotizzato, forse non ha preso in considerazione che,  a causa dei tagli indiscriminati e non razionalizzati perpetrati sulla scuola, il suo pargolo si troverà a ripetere il programma dell’anno recedente forse fino a dicembre. Il che non è male, ma andrà a discapito della preparazione complessiva dell’allievo, che dovrà assimilare con velocità tutto un programma di un trimestre o quadrimestre.

Questo è quello che sta avvenendo nella scuola pubblica italiana,  che di pubblico gli è rimasto ben poco, poiché negl’ultimi anni  gli sono stati sottratti tasselli e mattoncini importanti per tener su l’impalcatura della cultura. La cultura, appunto. Già, perché a giugno prossimo ci si chiederà come mai i giovani non sanno esprimersi in italiano di manzoniana memoria, come mai hanno difficoltà a sviluppare una funzione di matematica, come mai travisano un testo filosofico di un autore latino o greco, come mai hanno difficoltà con la pronuncia delle lingue straniere, come mai non sanno sviluppare un programma per un computer, ma solo duplicare un programma pirata, come mai hanno l’esonero dall’ora di Educazione Fisica e poi affollano e palestre private o sono incredibilmente in sovrappeso.

 

 

Certo i bilanci li sappiamo fare tutti, ma le cause di questo disastro annunciato siamo in pochi a rilevarle, il mio argomentare sicuramente “scopre l’acqua calda” però è bene che,  ci sia qualcuno che enumeri la realtà che i nostri ragazzi vivono quotidianamente e non sempre hanno voce in capitolo per dire la loro. Dire la loro. Ma chi si ferma ad ascoltare la voce e le parole dei giovani, noi abbiamo tempo e voglia di vedere come funzionano le loro menti pensanti, abbiamo  voglia di verificare che non sono solo file, bit e video di Youtube. Non dimentichiamo che gli attori principali della scuola sono gli alunni, quelli che ascoltano ore di lezione spesso sui banchi scribacchiati dei loro genitori, scrivono su lavagne in ardesia utilizzate dai loro nonni, salgono scale di plessi scolastici di circa 200 anni, anche se con scarpe dell’ultima griffe alla moda.

Realisticamente dobbiamo ammettere  che, ci sono genitori che si preoccupano del tetto di spesa dei libri di testo, ma non battono ciglio di fronte alla richiesta dell’ultimo telefonino di nuova genarazione,  da cui  è possibile scaricare in modo silenziosissimo la soluzione dell’esercizio dell’elaborato in classe. Vi sono genitori che sono più dei sindacalisti,  sempre pronti a difendere i loro figli in ogni circostanza, più che capire e risalire al disagio dei loro figli. Spesso il ruolo di indagatore dell’animo umano viene lasciato al docente, che deve essere anche il prolungamento della famiglia, quando questa è impegnata a spendere il pacchetto vacanze di ottobre, mentre il loro figlio è a scuola, e tornando a casa fa la spesa in rosticceria, perché non c’è nessuno che gli chiederà com’è andata a scuola, anche perché il microonde con cui riscalda la fredda pietanza non parla, ancora.

 

Allora questa è la situazione in Italia dell’istruzione di inizio settembre 2010: genitori che litigano per la sezione migliore, docenti che litigano per il riconoscimento di anni di servizio e precariato, collaboratori che non servono più, e sono disoccupati perché aumentano gli iscritti nella scuola, ma diminuiscono le quote di assegnazione del personale, docenti che litigano perché si sentono ancora validi e non vogliono andare in pensione dopo 40anni di ruolo, giovani prof,  che chiedono di essere inseriti nel turn over, alunni che chiedono scuole con meno pc ma più carta igienica per il wc, presidi che litigano perché devono dirigere due e tre scuole in tre comuni diversi,  ed il ministero non gli concede, il dono dell’ubiquità.

Noi spettatori passivi dei servizi giornalistici del mass media,  rimpiangiamo la scuola di una volta, ma solo perché ne siamo fuori. Perché vent’anni fa eravamo più arrabbiati dei nostri figli e nipoti,  scioperavamo per qualunque cosa, perché a noi non concedevano le assemblee di classe e di istituto per discutere, sotto il braccio del nostro amore,  a quale gita partecipare o come organizzare il ballo di fine anno scolastico.