Pubblichiamo un servizio del quotidiano Avvenire sul rito dei Battenti di Guardia Sanframondi e il link all’intera pagina, in cui si leggono anche una intervista all’antropologo Marino Niola e alcuni approfondimenti storici
GUARDIA SANFRAMONDI (Benevento) – Con fede e coraggio, fratelli, in nome dell’Assunta, battetevi». Comincia così, con un’invocazione di preghiera a Maria Assunta in cielo, il più grande rito di penitenza del mondo Occidentale. La processione settennale dei battenti e dei flagellanti incappucciati di Guardia Sanframondi, piccolo paesino arroccato su un colle del Beneventano, in Campania, di soli cinquemila abitanti.
Ma che in una settimana raddoppia, triplica, decuplica residenti e visitatori. Il rito settennale è cominciato ieri mattina con la processione dei misteri e terminerà domenica 22 con la penitenza dei battenti e dei flagellanti. Sette anni fa, nel 2003, furono 150mila le persone che si riversarono lungo le strade di Guardia. Quest’anno le stime parlano di 250mila tra fedeli e turisti.
La festa dell’Assunta di Guardia viene per lo più identificata con il suo momento piùspettacolare: quello che ha luogo la domenica conclusiva dei riti – che si svolgono la prima settimana dopo Ferragosto – ed è caratterizzato dalla processione dei ‘battenti’.
Questi ultimi sono fedeli in saio e cappuccio, coperti da un rigoroso e inviolabile anonimato, che fanno voto di ‘battersi’ e sfilano per le stradine della cittadina percuotendosi il petto con uno strumento di penitenza, detto ‘spugnetta’: un disco di sughero che porta infilate trentatré piccole punte di ferro. È facile comprendere come il fenomeno dei battenti finisca per attrarre, qualche volta un po’morbosamente, una folla sterminata.
L’origine del rito risale ai tempi di Carlo Magno quando, una statua dell’Assunta sarebbe affiorata prodigiosamente dalla terra. È la stessa statua che ora è conservata nella chiesa di san Filippo e dell’Assunta, all’ingresso di Guardia, nella parte bassa del paesino. I flagellanti, invece, anche loro nascosti da un cappuccio, si percuotono le spalle con delle catene, a seconda delvoto alla Madonna.
«Quest’anno – spiega don Filippo Di Lonardo, il parroco del santuario dell’Assunta di Guardia e presidente del comitato che sovrintende i riti – ci saranno circa seicento battenti e millequattrocento figuranti. I riti sono un’incredibile manifestazione di grazia e di amore per il Signore: da giorni centinaia di persone si confessano nel santuario dell’Assunta».
I riti si tengono ogni sette anni – la loro cronologia non è stata interrotta neppure dal giubileo del duemila – e hanno per protagonisti i quattro quartieri di Guardia: i rioni Croce, Fontanella, Piazza e Portella. Per l’intera settimana, a partire da lunedì 16, i quartieri, a turno, compiono una doppia sfilata: una di penitenza e l’altra di comunione, ripercorrendo ogni volta per intero il tracciato viario della cittadina. Infine, il sabato, a scendere in processione è solo il clero.
La domenica conclusiva, il giorno del sangue, è l’attesissimo climax dei riti di Guardia. Già dal pomeriggio del sabato, il santuario dell’Assunta è gremito di fedeli ansiosi di assistere all’apertura della teca di cristallo della Madonna. La domenica, di mattina presto, battenti e flagellanti si radunano nella cappella del Sangue Sparso, dove indossano i candidi sai della penitenza. Nel chiostro accanto alla chiesa si dispongono intanto i figuranti degli oltre cento misteri. Quadri viventi ispirati al Vecchio e Nuovo Testamento, ma anche a fatti di cronaca sociale e religiosa recenti, come l’assassinio di monsignor Romero, arcivescovo del Salvador.
I misteri sfilano in processione per l’intero giorno risalendo le vie del paese fino alla sommità, conservando sempre la stessa posizione, immobili come in una foto. Il momento atteso per sette anni scocca quando il mistero intitolato ‘San Girolamo penitente’, considerato il patrono dei battenti, lascia il chiostro e passa davanti all’ingresso della chiesa.
In quello stesso istante, si ode la voce imperiosa del capo battente, che intima la partenza. Nel nome dell’Assunta. Gli incappucciati rispondono colpendosi il petto all’unisono per tre volte, con una simultaneità impressionante che produce un rimbombo cupo, come quello di un enorme tamburo. E la penitenza dei battenti inizia.
