CASERTA – ’Dai medici di base del Casertano ci giungono segnali allarmanti sull’insorgenza, soprattutto a livello infantile, di leucemie e forme tumorali acclarate e che potrebbero avere una causa scatenante nell’inquinamento delle falde acquifere del territorio, in particolare del quartiere Acquaviva di Caserta, dove insiste una discarica dove, per decenni, sono stati sversati rifiuti a elevata contaminazione’.
Allarme tumori
L’allarme e’ dell’assessore all’ambiente della Regione Campania, Walter Ganapini, che oggi ha presentato un progetto per cominciare la bonifica di quest’area che si estende per 22 ettari, ed e’ denominata ’Lo Uttaro’, e dove e’ stimata la presenza di due milioni di tonnellate di rifiuti ’di cui sappiano poco’ ha sottolineato l’assessore.
’La discarica – ha spiegato Ganapini – originariamente era profonda 15 metri. Poi pero’, in modo abusivo, e’ stata portata a 30 metri di profondita’. Cosi’ facendo ha penetrato di tre metri la falda acquifera inquinandola. Il nostro progetto di bonifica cerchera’ innanzitutto di capire che tipo di rifiuti ci sono e poi interverremo per bloccare la falda a monte e a bonificare quella a valle che porta l’acqua al mare. Partiamo con un fondo di 60 milioni di euro’.
La storia de lo Uttaro
Lo Uttaro era una discarica chiusa perché satura e pericolosa (ufficialmente dichiarata tale) che era stata riaperta durante l’emergenza rifiuti in Campania affermando – da parte della prefettura di Caserta e del commissariato – che non era pericolosa. Ci vollero le proteste dell’allora vescovo di Caserta, Raffaele Nogaro, per farla chiudere.
Nogaro guidò una dura polemica con l’allora presidente della Provincia Alessandro De Franciscis, che invece spingeva per aprirla; celebrò una messa sulla discarica e organizzò convegni con tecnici e comitati di citatdini, dando alla popolazione la spalla su cui poggiarsi per portare avanti una protesta, che grazie proprio al vescovo fu vinta.
Ci volle l’Esercito per capire che lo Uttaro era pericolosa: solo con le sue analisi venne fuori, quello che tutti già sapevano, che non doveva mai essere riaperta. I dati ufficiali però, forse, prima dell’Esercito, si erano persi.
E ora, dopo circa tre anni dalla polemica e dal violento scontro, che tra l’altro ha portato anche alle dimissioni di de Franciscis qualche tempo dopo, la Regione Campania, con l’assessore Ganapini, conferma che Lo Uttaro è pericolosa.
Il commento di Legambiente
“Speriamo che sia la volta buona. Sarebbe un bel regalo di Natale. Ce lo auguriamo ma soprattutto se lo augurano i cittadini campani che da anni hanno visto solo bonificare le parole.
Il territorio campano massacrato dal decenni di veleni dell’ecomafia ha bisogno di un vero e proprio piano straordinario di restauro e risanamento ambientale in modo da garantire la necessaria tranquillità ai cittadini che abitano queste terre. Come sempre vigileremo sull’andamento delle operazioni che dovranno essere trasparenti, efficaci ed efficienti per evitare il rischio di infiltrazioni criminali. Non ce lo possiamo più permettere, sulle bonifiche si gioca la partita decisiva per il riscatto della nostra regione”.
In una nota Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania commenta l’avvio dei lavori della bonifica della discarica de Lo Uttaro a Caserta.
La ricostruzione: 2 milioni di tonnellate di rifiuti a lo Uttaro
La discarica di Lo Uttaro, nel casertano, sara’ il primo di cinque siti campani ad essere bonificato nei prossimi mesi. Ad annunciarlo e’ l’assessore all’Ambiente della Regione Campania Walter Ganapini, nel corso di un incontro per illustrare le diverse fasi del progetto.
Nell’area di 22 ettari periurbana a Caserta si trovano lo sversatoio di rifiuti solidi urbani di Caserta, della ex Ecologica meridionale e per 10 mila tonnellate anche della città di Napoli. La discarica nata per ospitare 5 – 600mila tonnellate di rifiuti “è stata trasformata vigliaccamente in un buco profondo più di 30 metri contenente 2 milioni di tonnellate di rifiuti della cui natura poco sappiamo”, sottolinnea Ganapini.
Falda inquinata
Il percolato proveniente dai rifiuti, inoltre, incrocia la falda acquifera che passa a una profondita’ di 27 metri, “per cui per almeno 3 metri e 75 mila metri quadrati, ci sono dei rifiuti nell’acqua che traslano i loro componenti direttamente nella falda diretta verso il mare”, dice ancora l’assessore che riconosce ai medici di base della zona casertana il merito di aver dato l’allarme per alti livelli di patologie tumorali.
“Fare una bonifica non significa tirare via una montagnola di rifiuti – spiega – ma si tratta di un’operazione tecnologicamente complessa che parte dall’asportazione dei materiali e finisce alla messa in sicurezza del sito. Questo significa anche bloccare a monte e a valle la falda acquifera in modo che non entri piu’ in contatto con i rifiuti”. Sara’ l’Arpac, l’agenzia regionale di tutela ambientale, a effettuare la campagna di caratterizzazione mentre all’Arcadis spettera’ la gestione del progetto esecutivo.
Individuare i reponsabili dell’avvelenamento
“Poi in un momento successivo avvieremo anche ogni percorso per rivalerci su chi ha operato questo danno all’ambiente. Per ora togliamo da Caserta quel cancro immondo che si chiama ex Ecologica Meridionale”, dice Ganapini.
Le altre discariche da bonificare
Le altre quattro discariche che successivamente saranno bonificate sono Giugliano, Regi Lagni, nel napoletano, il territorio dell’ex raffineria Q8 a Napoli e le cave di Castelvolturno al confine tra provincia partenopea e Terra di Lavoro.
Per le operazioni di bonifica al momento la Regione dispone di circa 60 milioni di euro, “mentre i soldi previsti per la compensazione ambientale, 280 milioni, non si sa ancora se sono disponibili”.
“Io credo – e’ ancora Ganapini a parlare – che le societa’ provinciali debbano gestire dalla raccolta al trattamento dei rifiuti. Il decreto sembrerebbe lasciare intendere l’automatica assunzione in blocco dei lavoratori dei consorzi di bacino, ma siccome avevamo pensato di aprire al privato serio per dare una mano seria alla regione, io credo che questo debba avere la possibilita’ di selezionarsi il personale”.
