Caserta, scandalo differenziata: sit in 40 lavoratori del Consorzio Napoli Caserta a corso Giannone

CASERTA – Scandalo nella gestione della differenziata tra Napoli e Caserta. Polemiche nate tra i lavoratori e l’ente continuano. I lavoratori accusano i gestori di essere sotto ricatto.

La querelle dura da circa tre mesi, da quando infatti, i dipendenti non ricevono lo stipendio. Da questa mattina, i 40 lavoratori del Bacino di Napoli 1 e del Consorzio Unico di Napoli e Caserta, erano a Caserta sul corso Giannone, dove c’è la direzione del consorzio, per una manifestazione pacifica.

Il braccio di ferro tra i dipendenti e le istituzioni, continua non solo all’interno delle aule dei Tribunali, dove i dipendenti hanno trascinato i rappresentanti del Consorzio, ma anche fuori e questa mattina, tutti e quaranta, sono saliti all’interno della King House, dove sono ubicati gli uffici istituzionali del Consorzio.

“Siamo rimasti per più di un’ora fuori dagli uffici, attendendo che venissero sbloccati i fondi per pagare gli operai, ma alla fine, se ne sono andati tutti senza spiegare nulla. Lo Stato ha stanziato i soldi per i lavoratori della raccolta differenziata che sono rimasti in banca”.

A parlare sono i lavoratori della raccolta differenziata di Napoli, i quali, non percepiscono lo stipendio dal mese di ottobre 2009, a seguito di una richiesta del numero uno del Consorzio Unico Antonio Scialdone e Forleo, il responsabile articolazione territoriale di Napoli e Caserta, di firmare un contratto di lavoro ex novo, a tempo determinato.

I lavoratori però non ci stanno. “Noi siamo stati assunti nel 2000, con un regolare bando di concorso a tempo indeterminato. Nel mese di ottobre, Scialdone e altri rappresentanti, ci hanno preparato un nuovo contratto di lavoro a tempo determinato per tre mesi, che andrebbe dal 31 ottobre a l 31 dicembre. E che fine facciamo al primo gennaio?”

Per i lavoratori si tratta di un ricatto, se non firmano non riceveranno alcun centesimo. Così è stato infatti: per gli operai, che si sono lasciati convincere a firmare, è arrivato lo stipendio di ottobre e presto riceveranno quello di novembre, i 40 ribelli, che non sottostanno alle loro richieste, non sono stati pagati e nemmeno pare, lo saranno in futuro.

Amareggiati i dipendenti, che si sentono intrappolati dai vertici, da coloro che possono decidere del loro futuro. Nonostante il ricatto, la mancanza di soldi ed il mancato rispetto per l’impegno profuso in tutti questi anni, i dipendenti non lasciano il posto di lavoro, continuando a svolgere il loro compito.

“Se non firmate, voi non esistete, ve ne dovete andare”, questo è quanto Antonio Scialdone, ha gridato in una riunione con gli operai. Insomma, se non firmano, non vedranno lo stipendio, ma se firmano in breve, non avranno un posto di lavoro.

I lavoratori si sentono traditi anche dai sindacati, che avevano consigliato loro di firmare, tranne il flaica cab, che lotta insieme a noi per i nostri diritti.
E la prefettura napoletana così come quella casertana, alza le braccia di fronte a tutto ciò, affermando che non possono fare nulla: la storia andrà in tribunale e si deciderà solo in quella sede. Ma conoscendo le lungaggini della giustizia italiana, passerà molto tempo prima di arrivare alla fine dell’incubo.