Caserta, l’apostolato di Nogaro raccontato nel libro di La Rocca

CASERTA – Sono tante le curiosità e gli spunti di riflessione che nascono nell’ascoltare l’ultimo libro di Monsignor Nogaro, presentato ieri nel teatro della parrocchia del Santissimo Nome di Maria a Puccianiello.

I ricordi d’infanzia di un “vescovo di frontiera”, come è stato più volte definito, la sua vocazione, la sua crisi negli anni del seminario a Udine e poi il suo ritorno a Cristo, il suo credere in una Chiesa di frontiera, ovvero una Chiesa che stia in mezzo alla gente comune, che sia all’altezza delle sfide che il mondo di oggi le pone, che si occupi meno di riti e celebrazioni e proponga una riforma ecclesiale in cui la fede non sia solo un’ideologia, e ancora le sue considerazioni sul lavoro precario, sui più poveri dei poveri, gli immigrati.

Il suo spaesamento e poi la vanità per la nomina di Vescovo e il suo attaccamento a questa terra, a Caserta, dove ha deciso di restare anche al termine del suo mandato. Questo e molto altro è raccontato nel libro intervista edito da Laterza “Il Vangelo a Caserta. Ero Straniero e mi avete accolto”.

Un libro che ha visto la luce, come lo stesso Nogaro ha raccontato, grazie alla caparbietà del giornalista de La Repubblica Orazio La Rocca, che ha insistito nonostante i ripetuti No del vescovo, un libro che lo imbarazza e che considera un po’ un gesto di presunzione.

Un libro che ha avuto una grande risposta da parte del pubblico presente, con il vescovo attorniato da tanti amici; in prima fila con lui Pasquale Sarnelli e Giuseppe De Nitto e ancora Sergio Tanzarella e l’ex assessore D’Amico.

A commentare le pagine più salienti, recitate da Anna D’Ambra, il professor Rocco D’Ambrosio al quale, scherzosamente, Nogaro a fine serata si è rivolto dicendo “Non credevo che un prete potesse stimare un altro prete”, e ai casertani, alla sua gente che ieri ha affollato il teatro, a testimonianza di un affetto che nel tempo non svanisce, dice.

“Grazie a tutti voi. In questa città c’è tanta potenzialità, tanta vitalità soprattutto nei giovani, anche se c’è chi dice che Caserta è una città poco reattiva. Occorreva forse un Don Milani, e io non lo sono stato di certo, sono stato però un uomo appassionato e ora mi sento un poveraccio messo da parte”.

Nel ringraziare Don Antonello Giannotti, Nogaro dice: “Ho imparato a fare il prete da lui, sebbene l’abbia ordinato io, da suor Rita, da tutti i miei zelanti uomini di Chiesa che in questi anni mi hanno accompagnato”.

Un’attenzione ai deboli, agli assetati di giustizia, un donare agli altri che è diventata una missione, la sua missione di cui ci lascia un’importante testimonianza con questo libro.