Caserta, la Ztl in città:una battaglia persa senza combattere

Inspiegabile e grottesca la riapertura del Corso Trieste al traffico

CASERTA – Sulla necessità e sulle modalità della pedonalizzazione del centro storico di Caserta, il dibattito è ormai ventennale, le opinioni variegate e le ipotesi disparate (o disperate?).

Potessimo raccogliere opinioni, saremmo certi di censire valutazioni opposte, e questo fa ovviamente parte delle regole della dialettica sociale.

Nel pieno rispetto di opinioni, e delle decisioni spesso contraddette delle autorità cittadine, credo sia necessario partire da alcuni punti fermi che mi pare difficile confutare. Proviamo a metterle in ordine:

Non esiste capoluogo che si possa definire “moderno”, in Italia o in Europa, che non abbia una vasta zona pedonale, rigida e rispettata negli orari e nelle modalità, e che sia supportata da servizi di trasporto e parcheggio.

Non esistono studi che possano dimostrare che le zone pedonali o ZTL incidano in termini negativi nelle attività commerciali coinvolte; piuttosto, laddove le aree pedonali sono funzionali, i benefici al commercio sono tangibili.

Nessuna iniziativa di pedonalizzazione può prescindere, soprattutto in fase iniziale, da un rigoroso controllo da parte della Polizia Municipale o della forza pubblica.

Inspiegabile la riapertura del Corso Trieste

Queste premesse ci servono per capire quanto frettolosa e miope sia la riapertura al traffico del Corso Trieste, ed in particolare il tratto di Piazza Dante e via Cesare Battisti, i cui benefici al traffico sono piuttosto misteriosi. Posso affermare ciò con cognizione di causa, abitando al Corso Trieste, e trovandomi quindi a percorrere da anni ogni mattina la stessa strada per recarmi al lavoro.

Alla chiusura del Corso, i proclami disfattisti di molti commercianti sancivano addirittura la “morte del commercio” nel centro storico, a causa della chiusura dell’arteria principale est-ovest della città. Si ipotizzavano scenari catastrofici di mega ingorghi nella parallela via Roma, che sarebbe scoppiata intasata da un fiume di auto nei due sensi di marcia. Sappiamo che il traffico, che pure a Caserta è da sempre piuttosto congestionato, non è salito oltre ai limiti di guardia, nonostante non si sia mai, ma proprio mai, fatto rispettare il divieto di sosta in via Roma, restringendo ulteriormente le carreggiate.


Corso chiuso-negozi in crsi:falso idioma

Eppure, per molti commercianti, la chiusura del Corso, resta il motivo principale di una crisi del commercio che improvvisamente vede scomparire altre cause “secondarie” come la crisi mondiale, giusto per citare la meno importante, oppure lo spettro dei centri commerciali che “rubano” presenze, e quindi incassi.

Soltanto così possiamo spiegare la riapertura di un tratto di strada che era, suo malgrado, diventato una minuscola oasi di pace e decoro in un centro cittadino degradato, abbandonato a sé stesso, senza regole, controlli e sicurezza.

Forse i commercianti confondono la sensazione del rumoroso traffico automobilistico, con il flusso di potenziali clienti, che è tutt’altra cosa, visto che per spendere qualche euro, dalle automobili bisogna pur scendere. Insomma, si baratta un embrione di zona pedonale, faticosamente quanto labilmente conquistato dopo decenni, per una sensazione errata di vivacità e flusso di gente.

Gli unici che, tangibilmente, possono essere inizialmente danneggiati da una chiusura al traffico, sono forse Bar ed edicole, ovvero i commercianti che vivono direttamente sulla quantità di persone che si trovano a passare da una strada, piuttosto che dall’altra; ma anche questi vedono la pagliuzza ignorando la trave.

Il vero problema, mai affrontato, di una ZTL nata evidentemente senza convinzione e con evidenti malumori interni, riguarda un controllo ed una gestione che non sono mai esistiti. Dell’assenza pressoché totale della Polizia Municipale ci sembra ormai inutile parlare, tanto le risposte sono ormai note, e grottesche. Una ZTL non può funzionare se non si inculca nel cittadino l’inviolabilità delle regole, quella che ti porta a “rassegnarti” a parcheggiare l’auto nei vari parcheggi della città (quello multipiano del Monumento è tanto comodo ed economico, quanto desolatamente vuoto), per poi renderti conto in fretta che tanto scomodo non è, e passeggiare non è poi la fine del mondo. E sarebbe divertente inoltre calcolare quanto si percorre a piedi dal parcheggio esterno al Centro Commerciale Campania fino all’interno del centro stesso; scommettiamo che è la stessa distanza che si percorre dal Monumento alla metà del Corso Trieste?

E allora, la concorrenza dei centri commerciali è una scusa; la chiusura al traffico è una scusa.

Il vero problema è la qualità di ciò che il centro storico è in grado di offrire al cittadino, e sotto questo aspetto ognuno ha le sue percentuali di colpa. L’arredo urbano, il decoro ed il controllo sono praticamente nulli, e questo ovviamente va a demerito delle autorità; il livello e la proposta commerciale del centro cittadino è spesso mediocre, se non scarsa. Se la gente non è invogliata a passegiare per le strade del centro, dipende esclusivamente da questi due fattori, che sono legati strettamente tra loro, e che dovrebbero, in un patto di mutua collaborazione, tutelare la sopravvivenza commerciale e sociale del centro storico, a Caserta come in ogni città degna di essere chiamata tale.

Cava,Benevento, Salerno esempi vicini da seguire

Gli esempi sono tantissimi, ma spesso insospettabilmente vicini a noi; non occorre andare in Toscana o in Trentino, o all’estero, per vedere centri storici riconvertiti in maniera funzionale, e senza traumi, all’utilizzo esclusivo del cittadino a piedi. Basta vedere come si è stravolto, ormai più di vent’anni fa, il centro di Salerno, la cui arteria principale è stata chiusa, totalmente e definitivamente al traffico, con barriere architettoniche insormontabili anche per i più spericolati pirati delle 4 ruote.
E non è un caso se la zona pedonale di Salerno, ormai estesissima, sia tra le più vivaci e commercialmente solide della Campania; è sottinteso che lì, parcheggiare in zone vietate equivale ad una multa certa, e la presenza dei Vigili è da sempre il principale deterrente al degrado.

Ancora più ardito il progetto terminato un paio di anni orsono a Benevento, il cui corso Garibaldi è stato trasformato in un salotto di indubbia eleganza e prestigio; non chiedetemi dove passano adesso quelli che una volta transitavano, parcheggiavano o sostavano in quella strada. Alla fine le soluzioni alternative si trovano, compresa quella di lasciare la macchina a casa quando si può; anche Benevento oggi vive una proliferazione di bar e locali che “invadono” una strada totalmente chiusa e piastrellata, dove vien voglia di passarci un po’ di tempo o darsi appuntamento per un aperitivo.

Potremmo parlare di cittadine come Cava dè Tirreni, il cui bellissimo e antico corso porticato è diventato regno della movida notturna della costiera, con una sequenza pressochè ininterrotta di bar e ristoranti, decisamente gradevoli, curati e stracolmi di gente di tutte le età, molti dei quali provenienti da fuori.

Ma dicendo certe cose, mi sembra di parlare dell’ovvio, di cose talmente banali che non dovrebbero nemmeno suscitare sensazioni. Poi mi ricordo che tutto ciò a Caserta non esiste, per colpe che ogni parte è pronta ad imputare ad altri, in una sorta di perpetuo e masochistico scaricabarile, in cui la responsabilità non è mai nostra.

Corso Trieste in pieno degrado

Mi è venuta voglia di scrivere queste personalissime considerazioni in quanto, per il secondo giorno consecutivo ho visto transitare, in prima serata, autovetture in contro senso sul Corso, verso il Monumento. C’è gente, a quanto pare, che non solo considera questo ammissibile, ma addirittura praticabile.

Questo dà il senso dell’abbandono di questa città, a cui nessuno sembra ribellarsi, o quantomeno infastidirsi.

E’ vero, il Corso senza auto a volte era triste e desolato, ma questo non dipende dall’assenza delle auto, ma da ciò che si mette per riempire quel vuoto di finta vitalità. Se nessuno ha la forza di metterci qualcosa, che sia arredo urbano o propositività commerciale, è colpevole di questo degrado. Senza scuse.

Il dibattito sull’aprire o chiudere il transito nella ZTL già rinnegata, diventa puro esercizio demagogico, di potere elettorale, svuotato di ogni significato civile, commerciale o sociale.

Non mi sono mai illuso che i nostri governanti, o i commercianti, avessero la lungimiranza di guardare cosa succede ad altre latitudini; ma adesso che la normalità ha raggiunto anche molti punti della nostra regione, la sensazione di colpevole miopia, di ignoranza civica, è addirittura imbarazzante.

Domattina tornerò al lavoro, percorrendo la solita strada: primo tratto del Corso, via Daniele, via Roma, e mi accorgerò che nel traffico tutto è rimasto uguale, stando attento con lo scooter ad evitare le tantissime buche spaccaschiena. Qualcuno un giorno mi spiegherà perché era urgente riaprire via Cesare Battisti, mentre non è mai urgente rifare strade in stato vergognoso.

Qualcuno, un giorno… forse.