Sun / Pedone: Un campus sarebbe stato meglio per l’Università di Caserta

CASERTA – Il professor Paolo Vincenzo Pedone è preside della Facoltà di Scienze Ambientali di Caserta dal 2007. Con lui approfondiamo la storia della facoltà, la nascita dell’Università e le sue prospettive future.

Da professore e quindi da “interno” cosa ne pensa dell’università di Caserta?

Nel 1996 sono tornato dagli Stati Uniti, dove avevo svolto un periodo di studi di due anni e mezzo, a Caserta nella neo fondata Seconda Università di Napoli. Erano gli anni in cui l’Università muoveva i primi passi. Se penso a quei giorni e vedo oggi che cosa è la nostra Università mi viene da pensare che sono stati fatti miracoli in questi pochi anni.

Progetto ambizioso?

In Italia c’è la cattiva abitudine di partire con progetti ambiziosi, e certamente creare una nuova Università è un progetto nobile e ambizioso, senza fondi e senza un vero progetto operativo ancor di più. Gli organi accademici in questi anni, potendo contare praticamente solo sulle proprie risorse economiche, sono stati in grado di creare una Università vera da una “idea” di Università.

Una idea!

Una “idea” di Università per giunta molto originale, considerando che sin dal decreto istitutivo l’Università era stata immaginata come multicentrica e diffusa su un territorio molto vasto. L’Università di Caserta, partita quindi quasi dal nulla, è oggi costituita da centri di ricerca di eccellenza, dove studiano circa 30.000 studenti, la gran parte dei quali originari della Provincia di Caserta.

Che ci dice delle origini…

Quando l’Università ha iniziato la propria attività nel novembre 1992 gli studenti iscritti alla SUN erano circa 19.000 e la Provincia di Caserta era tra le province con la più bassa percentuale di giovani iscritti all’università. Oggi non è più così! Sono convinto che gli effetti benefici sul tessuto sociale ed economico della Provincia sono già evidenti e saranno sempre più evidenti in futuro. Quando si investe in cultura i risultati sono certi ma vanno valutati nel medio lungo termine e sono sicuro che il prossimo futuro ci darà ragione.

Secondo Lei le sedi occupate dall’Università sono adeguate?

Certamente la SUN nel campo dell’edilizia universitaria negli ultimi dieci anni ha fatto tantissimo. Alcune delle sedi occupate dai Dipartimenti e dalle Facoltà non solo sono adeguate ma sono tra le più belle sedi universitarie italiane; penso alla sede della Facoltà di Giurisprudenza a Santa Maria Capua Vetere, alla sede della Facoltà di Economia a Capua, alla sede della Facoltà di Architettura ad Aversa. Quando i progetti in cantiere saranno terminati certamente le sedi saranno adeguate per tutte le Facoltà dell’ateneo.

Quanto è stato fatto e quanto si potrebbe fare ancora per migliorare l’Università?

Da ciò che ho detto penso che sia chiaro che ritengo si sia fatto molto. E’ chiaro che ancora c’è da fare. In primis bisognerà completare le sedi in via di ristrutturazione. Mi riferisco in particolare alla sede della Facoltà di Psicologia e Scienze Politiche, presso l’ex sede delle Poste a Caserta, e alla sede della Facoltà di Ingegneria ad Aversa, progetti che certamente verranno completati nei prossimi 2 anni. Bisognerà poi completare la Facoltà di Lettere a Santa Maria Capua Vetere ed ovviamente il progetto del Policlinico a Caserta, di gran lunga il progetto più importante e non solo per il valore economico.

Prospettive future…

L’Università dovrà inoltre proseguire con forza sulla strada fortemente voluta dal Rettore Rossi della valutazione e incentivazione dei risultati nel campo della ricerca e della didattica per continuare la crescita e l’affermazione dell’ateneo nel contesto universitario nazionale e internazionale.

E’ d’accordo sul fatto che bisognerebbe cambiare il nome dell’Università di Caserta, rendendola così più aderente al territorio?

Quello del nome è un problema certamente importante ma che devo ammettere mi appassiona poco. Per un territorio la massima priorità dovrebbe essere quella di avere sedi universitarie di prestigio e con riconoscimenti e collaborazioni nazionali e internazionali. Ho difficoltà a credere che i cittadini di Boston siano interessati a far sì che la Harvard University o la MIT, due tra le università più prestigiose del mondo con sede nella città del Massachusetts, cambino il loro nome perché la città non le riconosce come proprie.

E quindi…

Con questa premessa però non voglio esimermi da alcune considerazioni sul nome. La legge del 7 agosto 1990, che programmava l’istituzione della II Università di Napoli, prevedeva che questa ultima nascesse incorporando la storica I Facoltà di Medicina dell’Ateneo Federiciano, la più antica Facoltà di Medicina e Chirurgia della Regione e una delle più antiche d’Italia, con le relative dotazioni organiche, scientifiche, didattiche e strumentali.

Perciò…

Questa scelta di creare una Università non dal nulla ma con radici forti e con l’eredità di una storia centenaria è stata una scelta vincente. La Facoltà di Medicina e Chirurgia ha sostenuto sia dal punto di vista finanziario che culturale la crescita dell’intero ateneo. Se non fosse stato così, considerando la riduzione progressiva dei finanziamenti al sistema universitario degli ultimi anni, la SUN sarebbe stata una piccola Università, una delle tante sedi universitarie che per mancanza di finanziamenti e di massa critica versano oggi in gravi difficoltà. Questo va detto con forza, specialmente in questi giorni in cui la Facoltà di Medicina sta subendo attacchi continui e ingiustificati.

Ma ora…

E’ evidente che oggi, con nove delle dieci Facoltà ubicate in provincia di Caserta, il nome Seconda Università di Napoli non risponde alla struttura dell’ateneo, e andrà probabilmente cambiato nel prossimo futuro, ma è altrettanto vero che non bisogna rinnegare l’importanza del Polo Napoletano della SUN nella nostra seppur breve storia. Per concludere, io mi sento di lavorare nell’università di Caserta, che oggi è una realtà forte e consolidata e non è “seconda” a nessuna altra, ma sono convinto che l’università a Caserta non sarebbe stata così forte se non avesse avuto dall’origine le spalle forti e fosse stata parte di un progetto più grande.

Come giudica la faccenda “Policlinico”? Perché i lavori non vengono mai terminati?

Perché in Italia, e nel nostro territorio in particolare, è estremamente difficile portare a termine opere pubbliche di questa portata. Se la domanda va anche intesa “vi è una volontà forte da parte dell’Ateneo a completare l’opera?” la risposta è: “decisamente sì”. L’ateneo avrà nel suo insieme, e non solo per la Facoltà di Medicina e Chirurgia, un grosso slancio dall’ultimazione dei lavori.

Si è mai pensato di creare a Caserta un campus universitario sullo stile di Salerno e se sì, perché non è stato mai realizzato?

Tra i tanti progetti che sono stati ipotizzati vi è stato anche quello di creare un campus che ospitasse tutte le sedi della SUN, e certamente oggi una struttura universitaria di questo tipo sarebbe stata più semplice da gestire.

Perché?

E’ ovvio tuttavia che l’Ateneo ha dovuto anche cogliere le occasioni che hanno permesso di realizzare in breve tempo le sedi idonee alla propria funzione di didattica e di ricerca e pertanto non penso che oggi bisogni più recriminare, ma valorizzare le opportunità derivanti da una struttura a più poli dell’ateneo.

E il policentrismo?

Se è vero che sedi universitarie prestigiose e attive diventano veri e propri centri culturali che garantiscono un presidio istituzionale di difesa, avanzamento e diffusione della cultura, una distribuzione delle Facoltà nel territorio può garantire di raggiungere una popolazione più ampia e far sì che l’intera Provincia ne abbia un beneficio.

Ritiene che l’Università sia integrata con il resto della città?

Conosco oggi tantissimi ragazzi casertani che si sono laureati nella “loro” università, e oggi si affermano nel mercato del lavoro in Italia, e nel mondo, dall’Europa agli Stati Uniti all’Australia e sono orgogliosi di aver studiato nella loro Città. Questo è quello che considero la migliore integrazione possibile con il territorio.

Ritiene che l’Ateneo casertano sia indipendente da quello napoletano?

Da quello che ho detto in precedenza ritengo che l’aver ereditato strutture didattiche e di ricerca di eccellenza nel Polo napoletano sia stato essenziale per la crescita di questo ateneo. Quelle strutture sono oggi parte integrante della nostra università.
Se invece ci si riferisce ad una eventuale dipendenza dall’Ateneo “Federico II”, certamente considero la nostra università indipendente da questo ateneo come da tutti gli altri atenei italiani e regionali, con i quali è necessario stimolare le collaborazioni sia nel campo della didattica che della ricerca per far circolare le idee nel mondo universitario che di idee si nutre, ma mantenendo ciascuno la propria individualità e le proprie peculiarità.