Caserta, l ex preside Gambardella ricorda la sua Università: “I miei anni alla Sun. Policentrismo necessario, non giusto”

CASERTA – Fa parlare di sé l’Università di Caserta. Abbiamo chiesto perciò al professor Alfonso Gambardella, ex preside della facoltà di Architettura di Aversa di farci un bilancio della sua esperienza ai vertici della Sun.

Professore, Lei è stato Preside della Facoltà di architettura della Sun e prorettore. Da “interno”, quindi, cosa ne pensa dell’università di Caserta?

Preciso che oltre a essere stato Preside per quindici anni della Facoltà di Architettura, sono stato tra i fondatori dell’Università casertana e, negli ultimi sette anni di mia attività universitaria, anche pro-Rettore di Antonio Grella. E’ naturale che il mio giudizio è per forza di cose positivo, anche se qualche volta non sono stato d’accordo con alcune scelte, come ad esempio la destinazione dell’ex Clinica psichiatrica Bianchi a sede della facoltà di Medicina.

Ecco le sedi … Secondo Lei le sedi occupate dall’Università sono adeguate. Quella di architettura ad esempio lo è?

La maggioranza sono ottime, con buoni adeguamenti e restauri di straordinario valore. Penso alle sedi di Economia, Giurisprudenza e, soprattutto ad Architettura, che, sebbene non ancora completata, è ritenuta una delle migliori d’Italia.

Quanto è stato fatto e quanto si potrebbe fare ancora per migliorare l’Università?

Sono stati fatti sforzi straordinari, ma non si può essere soddisfatti di tutto perché la costante innovazione legislativa produce nel mondo universitario continue rivoluzioni, che vengono però travolte ogni qual volta cambiano i ministri.

In quali anni è stato Preside?

Come ho già detto dalla fondazione, Novembre 1991 a Ottobre 2005.

Dunque ha assistito alle “battaglie” condotte dal Movimento per l’Università? Ha preso parte ad alcune delle loro iniziative? Se sì, cosa ricorda di quegli anni?

Sono stato, in rappresentanza del PRI, tra i saggi che, con il piano Neonapoli, proposero la collocazione dell’Università multipolare in provincia di Caserta e mi sono battuto per l’utilizzazione di beni culturali, in particolari di conventi dismessi quali sedi di Facoltà. Ero convinto che la provincia ne avrebbe tratto benefici straordinari. Il Movimento per l’ Università ha avuto uno straordinario valore promozionale e in particolare l’azione del Vescovo Nogaro. Non sempre le nostre idee hanno collimato, io, ad esempio, sono sempre stato un fautore della sede della facoltà di architettura ad Aversa, mentre il Vescovo avrebbe preferito Caserta.

I suoi colleghi docenti quale posto occupavano in queste “battaglie”?

I docenti fondatori della Facoltà siamo stati nove, tutti concordi nel portare avanti il lavoro organizzativo con grande spirito di abnegazione.

E’ d’accordo sul fatto che bisognerebbe cambiare il nome dell’Università di Caserta, rendendola così meno dipendente da Napoli?

Sin dalla nascita sono stato un fautore della titolazione di Università Carlo di Borbone. Non sono d’accordo sulla dipendenza della SUN da Napoli, anche se la Facoltà di Medicina è stata sicuramente un costola del grande Ateneo federiciano.

Come giudica la faccenda “Policlinico”? Perché i lavori non vengono mai terminati?

Pur essendo Preside di Architettura, non me ne sono mai occupato. I compiti di gestione e controllo sono stati affidati ad altri e credo che questa domanda debba essere rivolta a loro.

E la nuova sede per il Rettorato?

Essendo ormai fuori servizio, non sono più informato sui tempi del Restauro, certo che, se fossero brevi, sarebbe un’ottima cosa.

Si è mai pensato di creare a Caserta un campus universitario sullo stile di Salerno e se sì, perché non è stato mai realizzato?

Sono Università fondate in epoche diverse, con tipologie di gestione non confrontabili; Fisciano è un piccolo paese, lontano dieci km dal centro del Capoluogo. L’Università di Caserta si integra con importanti centri urbani limitrofi e può essere confrontata con il modello del Politecnico di Milano, che negli ultimi venti anni si è sviluppato con l’attivazione di cinque facoltà di Architettura e sei facoltà di Ingegneria sorte in diverse Città capoluogo della Lombardia.

Ritiene che l’Università sia integrata con il resto della città?

A mio modo di vedere l’integrazione deve avvenire con il territorio sede delle singole Facoltà, in maniera da costituire il primo amalgama per la città metropolitana casertana.

Ritiene che la scelta, fatta all’epoca, di istituire un’università policentrica in città sia stata giusta?

Non giusta ma necessaria, solo così si è potuto avviare un vero percorso innovativo.