CASERTA – Che la nostra città e il turismo fossero due cose in netta antitesi tra di loro è, purtroppo cosa nota. Da anni diciamo che in Terra di Lavoro il turismo è ancora fermo all’ anno zero e che salvo rari episodi di intraprendenza privata, facciamo fatica a vedere concrete e reali politiche per metterlo in moto.
A quei pochi che ancora credono che la nostra è solo una polemica provocazione invitiamo a farsi un giro per le vie del centro, vedere le presenze di turisti nei pochi alberghi cittadini e controllare i biglietti venduti per visitare la Reggia, le visite organizzate per vedere San Leucio o Casertavecchia.
Senza entrare nello specifico e denunciare come al solito l’assoluta miopia in materia turistica da parte di chi invece ne è chiamato a occuparsene, stavolta vogliamo accendere i fari su tre episodi che la dicono lunga di quanto ardua sia la strda da percorrere e, per certi aspetti, l ‘assurdità del territorio dove noi viviamo.
La zona è quella dell’ ex autoreparto dell’Aereonautica Militare sito in via Gasparri (ex via Cavallerizzi). Negli anni scorsi l’ Arma Azzurra saggiamente dismise l’area per metterla a disposizione dei Beni Culturali. Qui si è edificata una struttura carina e funzionale che dovrebbe ospitare il museo di Terraemotus. Ad oggi i lavori sembrano terminati, visto che operai in giro non se ne vedono, ma la struttura resta tristemente chiusa.
A rendere la pillola ancora più amara altre due considerazioni. La Flora, ovvero il grazioso e accogliente giardino adiacente la Reggia e confinante proprio con l’ex autoreparto. In qualiasi paese normale sarebbe un giardino aperto tutto l’anno, un luogo di sano svago per famiglie, bambini, studenti, insomma per tutti, perfetta location anche per organizzarvi eventi di puro e sano divertimento, che avrebbero anche il risultato di animare l’agonizzante centro storico.
A Caserta, invece, dopo anni di aperture singhiozzanti, è chiusa da tempo immemore. Necessitava di lavori di restauro, va bene. Essi sembrano finiti, ma anche nello storico giardino, porta d’ingresso alla città ad oggi regna soltanto l’abbandono ed è miseramente chiuso.
Ultima considerazione. All’ interno dello spazio che dovrebbe ospitare la mostra Terrae Motus, sono tristemente parcheggiati due calessi, forse del ‘700. A cielo aperto, senza la benchè minima protezione. Come dei rottami qualsiasi e non come testimoni di un epoca storica, trascorrono il loro tempo alle intemperie: al sole, al vento. Nessuno di chi di dovere si è preoccupato di dargli un giusto albergo provvisorio in attesa di definitiva collocazione previo doveroso restauro. Non sono stati ritenuti degni neppure di venire coperti con dei teli protettivi! E, se sono inutili, siccome tutti quelli che passano da lì pensano che siano del Settecento o così dicono, allora buttateli via tra i rifiuti.
Sempre nei paesi dove sanno che cosa significhi la parola turismo, intorno a questi due reperti si sarebbero forse creati dei musei ad hoc o quantomeno degli spazi dedicati annettendo cenni storici sulla loro funzione, da chi venivano usati ed altre cose del genere. Da noi no. E’ impresa titanica anche semplicemente coprirli. Figurarsi dargli una collocazione e crearvi una storia intorno.
La domanda amara che ci facciamo è:perchè? Ci auguriamo che ci sia una valida risposta a questa nostra semplice domanda. Ma ci sarà ?
Che senso ha partecipare a fiere, congressi, spendere migliaia di euro per organizzare cene in case private a Milano, per poi avere questi risultati? Dove erano i turisti durante le festività pasquali? Francamente non è che li abbiamo visti.
Ci fermiamo, qui, perchè poi dovremmo cominciare a parlare nuovamente dello stato in cui è tenuta la Reggia, dei tempi biblici della chiusura del cantiere di Piazza Carlo III, lo stato delle piazze, l’assenza di politiche turistiche di incoming, delle spese pazze di Ept, Camera di Commercio, Unione Industriali, per promozionare eventi che non ci sono o che sono di amici degli amici e lasciare da parte quegli autonomi che funzionano, raccontarvi i commenti ascoltati dai pochi avventori che si sono presentati nella città capoluogo e cosi via.
Ma è inutile, perchè sono parole al vento, e come tali destinate a perdersi nel vuoto.
