SAN MARCELLINO (Caserta) – “Nessuno tema di aver creduto in me: non ho fatto nulla di male e men che mai sostenuto il terrorismo. Appena l’inchiesta sarà conclusa tutto sarà chiarito e io sarà dichiarato innocente di qualsiasi accusa”. Così l’imam di San Marcellino, Nasser Hidouri, in provincia di Caserta, replica alla perquisizione che ha coinvolto anche la sua casa della fede nell’operazione contro presunti terroristi islamici portata avanti in tutta Italia dalla procura di Venezia.
La casa della fede musulmana di San Marcellino, retta da Hidouri, sarebbe stata perquisita giovedì mattina presto, intoprno alle 6.30, perché perché nelle tasche di una delle persone indagate a Vicenza c’era il foglietto illustrativo delle preghiere e delle cerimonie religiose del centro di San Marcellino in provincia di Caserta. Hidouri è noto in tutto il Casertano per essere una persona equilibrata e moderata che nulla ha a che vedere con follie terroristiche e che ha lavorato spesso anche con progeti di inserimento e integrazioen portati avanti dal ministero dell’Interno italiano come il rpogetto Isola ed è tunisino e di buona famiglia, oltre ad avere una vasta cultura.
“E’ vero che abbiamo e ho dato ospitalità a tutti – continua Hidouri – gli immigrati che ci hanno chiesto aiuto ma non abbiamo mai aiutato neppure solo con il pensiero presunti terroristi, figuriamoci quelli veri”. Hidouri in particolare potrebbe essere accusato dia ver aiutato stranieri non in regola con le ultime norme.
La notizia di agenzia sull’inchiesta
Inneggiavano alla causa islamica, perciò, secondo quanto si è appreso, 26 algerini sono stati indagati per associazione con finalità di terrorismo nell’ambito dell’operazione della Polizia in corso in varie regioni d’Italia.
L’indagine avviata dalla Digos di Venezia e coordinata dall’Ucigos, polizia di prevenzione, è partita dal controllo di tre stranieri che a Napoli gravitavano nell’ambiente della falsificazione di documenti. Agli indagati viene contestato, infatti, anche il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
I tre stranieri domiciliati a Napoli, tutti algerini, ritenuti sospetti dalla polizia di prevenzione, sono stati tenuti sotto controllo e seguiti nei loro spostamenti fino a Vicenza. Qui hanno cominciato a gravitare negli ambienti della moschea. Le indagini tecniche della Digos hanno consentito di registrare l’attività di propaganda estremista.
C’é anche l’imam yemenita della moschea di Vicenza tra gli stranieri indagati dalla Procura di Venezia nell’ambito dell’operazione che ha portato a perquisizioni in varie regioni italiane. L’operazione giunge al termine di un’indagine avviata dalla Digos di Venezia a partire dal marzo del 2007 su ambienti integralisti islamici gravitanti proprio intorno alla moschea di via dei Mille.
E’ qui che erano approdati i tre estremisti algerini, simpatizzanti dell’ideologia Takfir, tutti provenienti da Napoli, dove erano stati già coinvolti, a diverso titolo, in attività di falsificazione documentale a sostegno di gruppi jihadisti. Le perquisizioni eseguite dalla Digos della Questura di Venezia, con il coordinamento operativo della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione-Ucigos, hanno riguardato stranieri, in maggior parte algerini, residenti nelle province di Vicenza, Venezia, Padova, Brescia, Firenze, Caserta, Como, Cuneo e Trento.
