POZZOVETERE (Caserta) – Venerdì 20 febbraio arriva in Consiglio comunale l’interrogazione di Pio Del Gaudio sul digestore di rifiuti a Pozzovetere sul quartiere di Casertavecchia, sul versante che confina con Valle di Maddaloni e Limatola.
Si tratta di una sciagurata scelta dell’Amministrazione Petteruti assunta in pieno agosto del 2008 e senza alcun confronto con il territorio e che se divenisse realtà condanerebbe a un futuro pericolosissimo quella zona.
Tra l’altro l’unico consigliere comunale di Caserta che ha preso a cuore la faccenda non è neanche del quartiere di Casertavecchia, mentre i consiglieri del posto sono in silenzio. Sbagliano se pensano di cogliere i frutti del lavoro altrui.
Pubblichiamo la relazione che sarà presentata in Consiglio comunale a Caserta e che boccia la deciosne del Comune
1. Premessa
La presente relazione illustra i risultati dell’indagine geologica
preliminare eseguita in località Pozzovetere – Monte Maino del Comune di
Caserta, laddove è stato individuato, con delibera di G. C. n. 408 del
30/10/2008, il sito per la realizzazione di un impianto di digestione
anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani.
La grave situazione alterativa del territorio campano, che spesso sfocia
in vere e proprie catastrofi, ha imposto un cambiamento radicale nel
pianificare e gestire il territorio. L’approccio qualificato e multidisciplinare
diviene essenziale per giungere ad una qualificata conoscenza delle
caratteristiche geologico-ambientali, alle quali relazionare l’uso del suolo,
riconoscendo a priori sia la vulnerabilità che la pericolosità di una
determinata area.
Lo scopo di questa indagine preliminare è quello di rendere accessibile
ai cittadini dati, informazioni, analisi e tutto quanto occorre per instaurare
un rapporto di fiducia tra chi opera e chi deve subire decisioni.
2. Inquadramento territoriale
Il sito oggetto d’interesse si colloca ad una distanza di circa 10 Km
dall’aggregato urbano principale di Caserta e a circa 4 Km dal Borgo di
Pozzovetere, in direzione Nord-Est, immediatamente a ridosso dei comuni
di Sant’Agata de’ Goti (Benevento), di Limatola (Benevemto) e di Valle di Maddaloni
(Caserta), vicino alla contrada Saiano del comune di Sant’Agata de’ Goti.
L’area in esame è individuabile nella Tavoletta I.G.M.I. scala 1:25.000
II NE “CASTEL MORRONE†del Foglio 172 della Carta d’Italia.
Nel territorio in studio si distingue una zona montuosa, rappresentata
dalla dorsale Monte Castello (m 456), Monte Maino (m 414), Monti di
Liscignano (m 455) e Monte Lungo (m 432), una zona collinare, tra Monte
Lungo e il Torrente Linara, e una zona sub-piangeggiante, con suolo che
digrada dolcemente verso la S.S. 265, a Est del Torrente Linara.
La realizzazione dell’impianto è prevista nella fascia pedemontana di
Monte Maino, a vocazione agricola, caratterizzata dalla presenza di
numerosi uliveti, vigneti e meleti. Va sicuramente evidenziata la
coltivazione della Mela Annurca, prodotto tipico locale molto valorizzato
negli ultimi anni dai comuni di Valle di Maddaloni e Sant’Agata de’ Goti. Il
contesto ambientale è di grande pregio, contornato da aree protette (Parco
Regionale del Taburno-Camposauro), a pochi chilometri dal Fiume
Volturno.
3. Lineamenti geologici, morfologici e idrogeologici
Nel territorio in studio i terreni in affioramento sono riconducibili
essenzialmente a tre formazioni geologiche, dalla più antica alle più recente:
– Calcari microcristallini bianchi e calcari dolomitici bianchi e avana,
ricchi di fossili (Cretacico) che vanno a costituire l’ossatura della
dorsale carbonatica di Monte Castello, Monte Maino e Monti di
Liscignano;
– Depositi in facies di flysch miocenici, costituiti essenzialmente da
arenarie, affioranti nella fascia collinare (zona di Monte Lungo);
– Depositi di natura vulcanica delle aree sub-pianeggianti,
appartenenti alla formazione conosciuta in letteratura come
Ignimbrite trachifonolitica e meglio nota come Tufo Grigio Campano
del Pleistocene superiore.
. Il versante carbonatico di Monte Maino, di origine strutturale, si
presenta piuttosto regolare, con pendenze variabili, spesso prossime a 30°,
dissecato da impluvi di basso ordine gerarchico che danno vita ad aste
torrentizie susseguenti; quindi il reticolo drenante superficiale presenta uno
spiccato controllo strutturale con un pattern di tipo parallelo poco
gerarchizzato.
L’analisi condotta evidenzia che il versante è sormontato da materiale
sciolto di copertura, come depositi piroclastici e detritici, con spessore
variabile da luogo a luogo.
Le acque di ruscellamento provenienti dal versante settentrionale e
orientale della dorsale carbonatica, attraverso il Torrente Linara, il Vallone
di Monte Maino, nonché fossi e rivoli minori, raggiungono le aree più
depresse, laddove vengono intercettate dal Torrente Biferchia. Il recapito
successivo è rappresentato dal Fiume Volturno nel territorio comunale di
Limatola (Benevento).
Per quanto concerne la circolazione idrica sotterranea, nei terreni
granulari dell’area in studio si rinviene una falda idrica discontinua nella
coltre superficiale più allentata e alterata, che si alimenta nella fascia
pedemontana, in prossimità dei rilievi carbonatici, e defluisce verso il
Fiume Volturno. Infatti, in zona esistono diversi pozzi di grande diametro
e ridotte profondità , con livello idrico generalmente compreso tra 4.0 e 6.0
m dal piano campagna, utilizzati per l’approvvigionamento idrico al fine
irriguo. La falda di base dell’acquifero carbonatico si trasferisce, nell’ambito
del territorio in studio, a profondità elevate (dell’ordine di centinaia di
metri).
4. Elementi di sensibilità e criticità geologica, geomorfologica e idrogeologica
Dall’indagine svolta si desume che nell’area in studio esistono diversi
elementi di sensibilità e criticità ambientali. Innanzitutto, è da evidenziare la
presenza di depositi sciolti in appoggio sui versanti carbonatici a forte
pendenza, che identificano, in generale, gli ambiti morfologici
potenzialmente suscettibili a frane da colata rapida di fango. Tali fenomeni
catastrofici asportano e mobilitano ingenti volumi di materiali sciolti che,
fluidificati dall’acqua, possono raggiungere velocità elevate ed invadere le
aree sottostanti, inglobando abitazioni, strade, servizi, coperture vegetali,
arbustive ed arboree. In altre parole, ci troviamo di fronte ad un’area a
rischio idrogeologico elevato.
D’altro canto, l’alto livello di rischio è rappresentato nel Piano Stralcio
per l’Assetto Idrogeologico – Rischio Frana, strumento di pianificazione e
gestione del territorio. Tale Piano, realizzato attraverso apporti
multidisciplinari, si pone come obiettivo primario quello di giungere ad una
qualificata conoscenza degli aspetti geologico-ambientali, ai quali
relazionare l’uso del suolo, riconoscendo preventivamente pericolosità e
vulnerabilità di un dato contesto territoriale.
Orbene, nel Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico – Rischio
Frana, adottato dall’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri, Garigliano e
Volturno nella seduta del 6 aprile 2006 e pubblicato sul B.U.R.C. n. 37 del
14/08/2006, una vasta porzione del versante settentrionale e orientale di
Monte Maino è classificata come AREA DI ALTA ATTENZIONE –
A4 (Area non urbanizzata, potenzialmente interessata da fenomeni di innesco, transito
ed invasione di frana a massima intensità attesa alta). Inoltre, la zona ubicata in
prossimità della “Cava Rossa†viene classificata come AREA A RISCHIO
MOLTO ELEVATO – R4 (Nella quale per il livello di rischio presente, sono
possibili la perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle
infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socio-economiche). Le
aree circostanti vengono classificate C1 (aree di possibile ampliamento dei
fenomeni franosi cartografati all’interno, ovvero di fenomeni di primo distacco).
Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico – Rischio Frana è stato
redatto ai sensi del comma 6 ter, art. 17 della L. 18 maggio 1989, n. 183
come modificato dall’art.12 della Legge 493/93, quale stralcio del Piano di
bacino e contiene la individuazione e perimetrazione delle aree a rischio
idrogeologico, le norme di attuazione, le aree da sottoporre a misure di
salvaguardia e le relative misure. Ai sensi dell’art. 3 e 4 delle norme di
attuazione, nelle aree classificate R4 e A4 “……è vietata qualunque
trasformazione dello stato dei luoghi, sotto l’aspetto morfologico, infrastrutturale ed
edilizio…….â€.
Va da sé che, in questo contesto territoriale, le poche zone non
perimetrate vanno considerate in condizioni geologiche precarie, poiché
una situazione alterativa, come può essere una determinata azione
antropica, può innescare fenomeni di squilibrio in aree contigue. Al lume
di tale considerazione, anche la zona sub-pianeggiante, tra il Torrente
Linara è la S.S. 265, va salvaguardata e tutelata, in quanto sede di un
importante reticolo idrografico, costituito da rivoli, canali e fossi, che
permette alle acque di ruscellamento provenienti dai rilievi di raggiungere il
loro vettore verso il mare rappresentato dal corso del Fiume Volturno.
Passando in rassegna i principali impatti potenziali comuni per i vari
tipi di impianti e quelli specifici per gli impianti di digestione anaerobica
(emissione di polveri, ecc.), un altro elemento di sensibilità idrogeologica è
rappresentato dall’elevata vulnerabilità all’inquinamento della falda idrica
che s’instaura nella coltre superficiale, unica fonte di approvvigionamento
idrico ai fini irrigui.
Inoltre, tenuto conto dello schema idrologico e idrogeologico locale,
eventuali inquinamenti derivanti da scarichi accidentali sul suolo o nel
sottosuolo raggiungerebbero subito il Fiume Volturno.
5. Conclusioni
In base ai risultati forniti dall’indagine svolta, si ritiene che l’area
individuata in loc. Pozzovetere – Monte Maino per la realizzazione di un
impianto di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti urbani
non è idonea, poiché già in via preliminare, si sono rilevati diversi
elementi di sensibilità e criticità geologica, geomorfologica e idrogeologica.
In particolare:
1) il sito rientra in un’area a rischio idrogeologico elevato. Tanto è
vero che nel Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico – Rischio Frana,
adottato dall’Autorità di Bacino dei Fiumi Liri, Garigliano e Volturno,
buona parte del versante settentrionale e orientale di Monte Maino è
classificata come AREA DI ALTA ATTENZIONE – A4 (Area non
urbanizzata, potenzialmente interessata da fenomeni di innesco, transito ed invasione di
frana a massima intensità attesa alta) e AREA A RISCHIO MOLTO
ELEVATO – R4 (Nella quale per il livello di rischio presente, sono possibili la
perdita di vite umane e lesioni gravi alle persone, danni gravi agli edifici, alle
infrastrutture e al patrimonio ambientale, la distruzione di attività socio-economiche).
Le aree circostanti vengono classificate C1 (aree di possibile ampliamento
dei fenomeni franosi cartografati all’interno, ovvero di fenomeni di primo distacco).
2) Il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico – Rischio Frana è
stato redatto ai sensi del comma 6 ter, art. 17 della L. 18 maggio 1989, n. 183 come modificato dall’art.12 della Legge 493/93, quale stralcio del
Piano di bacino e contiene la individuazione e perimetrazione delle aree a
rischio idrogeologico, le norme di attuazione, le aree da sottoporre a misure
di salvaguardia e le relative misure. Ai sensi dell’art. 3 e 4 delle norme di
attuazione, nelle aree classificate R4 e A4 “……è vietata qualunque
trasformazione dello stato dei luoghi, sotto l’aspetto morfologico, infrastrutturale ed
edilizio…….â€.
3) In questo contesto territoriale, anche le poche zone non
perimetrate dalla competente Autorità di Bacino vanno considerate in
condizioni geologiche precarie, poiché una situazione alterativa, come può
essere una determinata azione antropica, può innescare fenomeni di
squilibrio in aree contigue.
4) La falda idrica che s’instaura nella coltre superficiale, unica fonte di
approvvigionamento idrico ai fini irrigui, presenta un’elevata vulnerabilitÃ
all’inquinamento.
5) Infine, tenuto conto dello schema idrologico e idrogeologico locale,
eventuali inquinamenti derivanti da scarichi accidentali sul suolo o nel
sottosuolo raggiungerebbero subito il Fiume Volturno, con gravi
conseguenze per la flora e la fauna.
Tanto in adempimento dell’incarico ricevuto.
Il geologo
Dott. Giovanni Aurilio
Comitato “Contrada Saiano – No impianto di digestioneâ€
c.da Saiano – Sant’Agata de’ Goti (Bn)
e-mail: comitatosaiano@libero.it.
