CASERTA – I piccoli partiti del centrosinistra regionale e alcuni consiglieri del Pd hanno chiesto l’annullamento della legge regionale n. 14 del 2008 sulle cave entrata in vigore il 6 novembre scorso. La legge Regionale “norma urgente in materia di prosecuzione dell’attività estrattiva†approvata lo scorso 22 ottobre è infatti all’esame della Consulta per la verifica di legittimità costituzionale sollevata da alcuni gruppi di maggioranza che governano la regione Campania.
Se venisse approvata rappresenterebbe il blocco dell’attività estrattiva per le cave i cui permessi erano scaduti, come Moccia, Cementir e Franca a Caserta. Anche se è difficile, perché siccome non si sono ancora trasferite in altre località , non si può interrompere una attività del genere con le conseguenze sul mercato occupazionale conseguenti.
La richiesta dei consiglieri potrebbe inficiare la legge e annullare le proroghe nel resto della regione. Nel luglio scorso una delibera di giunta regionale approvata da tutti gli assessori regionali, compresi socialisti, verdi e comunisti, prorogava le vecchie autorizzazioni all’attività estrattiva, consentendo a tutti i cavaioli di estrarre senza alcuna distinzione. La nostra città con il subentrato dissequestro degli impianti estrattivi rischiava di ritrovarsi nelle stesse condizioni di cinque anni fa e cioè di quando genio civile e Arpac hanno permesso gli abusi che sono sotto gli occhi di tutti.
Per due mesi si è cercato di far modificare la delibera di giunta puntando soprattutto alla salvaguardia delle zone altamente critiche e aree di crisi. Si è risuciti grazie anche a diversi consiglieri regionali come Polverino, Stellato, Oliviero, di Maggioranza e minoranza, a inserire il quarto comma che tutelava le aree critiche di tutta la regione Campania e di Caserta.
La richiesta alla Consulta prosegue l’attività meritoria dei comitati anticave di Centurano, parco Cerasola e San Clemente a Caserta.
Al male peggiore abbiamo preferito quello minore per non rischiare che la stessa maggioranza che ha approvato la legge di proroga migliorata per le aree critiche con esclusivi interventi di ricomposizione ambientale, potesse riprovarci in un secondo momento condannando i colli Tifatini alla distruzione totale.
Salvando una parte del territorio regionale dalla scellerata attività estrattiva abbiamo salvaguardato le aree già devastate. Ora se la corte Costituzionale dovesse dichiarare l’incostituzionalità della legge regionale n. 14 significa che la Regione non potrà prorogare le autorizzazioni scadute il 31 marzo 2007 neanche con una legge, significa aver raggiunto un risultato pieno in tempi più lunghi senza rischiare che nell’attesa del pronunciamento si consentisse a tutti i cavaioli compresi quelli casertani, di poter riprendere l’attività .
Il ricorso alla Corte Costituzionale sollevando l’eccezione di legittimità della legge era un ipotesi anche del Comitato contro le cave di Parco Cerasola San Clemente, nel caso in cui non si sarebbe esclusa Caserta dalla proroga alla prosecuzione dell’attività estrattiva. Ma a nostro avviso l’ipotesi di illegittimità si basava soprattutto nell’aver approvato una legge che riattivava autorizzazioni scadute già da un anno, oltre che dalla mancata valutazione di impatto ambientale.
Se la Consulta dovesse annullare la legge regionale n. 14 si rafforzano le nostre denunce alla procura sammaritana contro l’operato del genio civile di Caserta che ha illegittimamente prorogato prima della giunta regionale le autorizzazioni scadute.
Non ci resta altro che sperare che la consulta possa pronunciarsi con l’annullamento, garantendoci in questo modo contro la riapertura cave.
