Caserta, fine settimana di solidarietà alla Parrocchia di Sant Antonio a corso Giannone

CASERTA – Proseguono intensissime e senza sosta le attività della Caritas della Parrocchia di Sant’Antonio di Caserta. I volontari della associazione parrocchiale, guidati dal Parroco don Claudio Nutrito, per il mese di Dicembre hanno programmato molteplici attività di solidarietà a favore dei bisognosi.

Purtroppo, come solo ora ai più gli scenari di crisi internazionale stanno svelando, le povertà ed i bisogni ad esse legate sono profonde e devastanti: sempre più famiglie sono risucchiate nel vortice della povertà ed i volontari devono combattere quotidianamente con la scarsità delle risorse per far fronte alle problematiche che assediano sempre più la vita dei meno fortunati. Sul versante dei bisogni sociali il 20% degli italiani è a rischio povertà a fronte di una media europea del 16%.

I cittadini e le famiglie italiane sono oggi più vulnerabili e più esposti di altre popolazioni europee a rischi di emarginazione, esclusione sociale e povertà: a fronte di ciò il nostro Welfare è “distratto” e specificamente le nostre politiche sociali risultano essere inadeguate, inefficaci, inappropriate.

Per questo motivo i volontari, soprattutto con l’avvicinarsi delle festività natalizie, dove maggiormente si avverte il disagio e l’emarginazione dei più bisognosi, hanno pensato di organizzare alcuni eventi con l’obiettivo di raccogliere quanti più fondi per alleviare le sofferenze delle famiglie meno abbienti e, per la prima volta, donare un sorriso ai bambini meno fortunati, organizzando una festa per loro: per l’intera giornata di Domenica 14 Dicembre, all’interno della Parrocchia di S. Antonio, verrà allestito il primo Mercatino Natalizio di Beneficenza, dove gli operatori della Caritas organizzeranno, esclusivamente attraverso loro manufatti, una raccolta di fondi da destinare alla beneficenza.

Successivamente, sempre nella Parrocchia di S. Antonio, per il giorno 15 di Dicembre, avrà luogo la Festa della Caritas Parrocchiale per il Bambino, che vedrà la fattiva partecipazione oltre che della stessa Caritas, anche di tutti i Gruppi Parrocchiali.

Ho avuto il piacere di conversare e confrontarmi a lungo di queste iniziative con Don Claudio ed i suoi volontari: sono consapevoli che il cammino che hanno intrapreso è lungo ed allo stesso tempo difficile. Non cercano né la gloria, né tantomeno la visibilità; quello che realmente desiderano(e credetemi, tutto ciò traspare dai volti e dagli occhi di queste persone che tanto tempo e tanti sforzi dedicano a queste attività caritatevoli senza mai chiedere nulla in cambio) è riuscire, insieme a tutti i fedeli della comunità parrocchiale, a riscoprire il vero valore della carità di Cristo: “…dare dà gioia e quando la generosità entra in un cuore essa restituisce significato e speranza di vita”.

Avere la partecipazione e la solidarietà della comunità tutta deve essere, io credo, non un obiettivo della Parrocchia e della Caritas ma di noi tutti: ogni volta che un uomo si china a guardare le necessità di un altro uomo e si ricorda di essere nato non per chiudersi nell’egoismo e nell’indifferenza ma per fare la propria parte di bene, il mondo cambia.

In proposito mi tornano alla mente le significative parole, ritrovate in un opuscolo qualche tempo fa, dense di carità cristiana, pronunciate nel lontano 1972 (così lontano, così vicino) da Paolo VI agli esponenti delle Caritas Diocesane in visita a Roma, parole dalle quali noi tutti dovremmo trarre insegnamento:“…Evidentemente la vostra azione non può esaurire i suoi compiti nella pura distribuzione di aiuto ai fratelli bisognosi. Al di sopra di questo aspetto puramente materiale della vostra attività, deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica, il suo aspetto spirituale che non si misura con cifre e bilanci ma con la capacità che essa ha di sensibilizzare le Chiese locali e i singoli fedeli al senso e al dovere della carità in forme consone ai bisogni e ai tempi” (Paolo VI)

La Caritas Parrocchiale così come illustrato in una recente pubblicazione di Giorgio Grazioli, autorevole notista cattolico bresciano, è quindi un gruppo “dentro” la comunità cristiana e il gruppo Caritas dovrebbe essere la presenza che anima la comunità perché, di fronte ad alcuni progetti o a situazioni particolari, tutta si muova e realizzi il comandamento della carità a livello di comunità e non solo personale: “…la Caritas Parrocchiale, quindi, nasce dentro la parrocchia con la funzione di cercare delle modalità di attuazione all’impegno della carità. Il suo compito è coinvolgere; essa non deve raccogliere la delega da parte dei fedeli, perché il messaggio che deve trasmettere è che la carità non è delegabile, così come, nella vita di un cristiano in autentica ricerca, non sono delegabili la partecipazione alla liturgia o alla catechesi”.

Se occorre la Caritas Parrocchiale può e deve sostenere il volontariato ma, nel suo guardare alla comunità, essa ha una finalità in più: prima di ogni fare, il compito di questo organismo è suscitare le sensibilità della comunità cristiana.