CASERTA – Dopo l’intervista all’ex sindaco Aldo Bulzoni, l’Eco di Caserta torna a trattare il tema dell’Università con un primo cittadino, chiedendo all’ex sindaco Luigi Falco, che è anche medico e primario ospedaliero, come ha affrontato la questione nei dieci anni di Amministrazione comunale a Caserta.
Prof. Falco, cosa ne pensa dell’università di Caserta? Le sedi occupate dall’Università secondo lei sono adeguate?
No, secondo me non sono stati fatti gli investimenti giusti. La sede attuale in via Vivaldi è una sede modesta. E’ funzionale, ma non si può certo definirla di prestigio. Per l’Università , la sua direzione, preferirei una sede di rappresentanza istituzionale, magari a Palazzo Reale, mentre gli uffici potrebbero rimanere a via Vivaldi.
Quanto è stato fatto e quanto si potrebbe fare ancora per migliorare l’Università ? Ovvero, quando Lei è stato sindaco si è occupato di questo problema? E se sì in che modo?
Da quando sono stato eletto sindaco, ovvero nel novembre del ’97 mi sono sempre occupato del problema, perché mi stava particolarmente a cuore. Facevo parte della commissione paritetica Università -Ospedale e ritenevo e ritengo che l’Università possa valorizzare il valore della casertanità . Mi sono impegnato personalmente per la Facoltà di Medicina, anche in virtù del mio rapporto con la sede napoletana dove mi sono laureato e specializzato, organizzando incontri settimanali con altri colleghi per migliorare la Facoltà casertana.
Ha aiutato anche la nascita della Jean Monnet?
Inoltre, in prima linea, mi sono impegnato per la realizzazione dell’Università Jean Monnet al Belvedere di San Leucio, che è di proprietà del Comune ed è stata ceduta all’Università , testimoniando così la nostra buona volontà , infatti essa ha dato molto lustro a questa città . E ancora, ho collaborato dando tutte le autorizzazioni richieste dal caso per la nuova sede di via Vivaldi, sebbene come ho già detto, la consideri un errore e forse ci vedo anche degli interessi privati.
Cosa altro ha fatto?
Con la mia amministrazione ho creato parcheggi in città , preparato convenzioni per gli studenti con le ditte di trasporto urbano, cambiato il piano traffico in vista della nascita del Policlinico, ho incontrato spesso i membri del Senato Accademico, con cui avevo un buon rapporto e ho cercato di portare altre facoltà a Caserta, oltre a quelle che le erano state assegnate, come ad esempio Farmacia.
Lei ha parlato del Policlinico, la cui prima pietra è stata posta sotto la sua amministrazione. Ripercorriamo un attimo quanto è stato fatto e alla fine mi dia un suo giudizio su come stanno procedendo i lavori e perché non vengono mai terminati.
Francamente, mi dispiace dirlo, ma ho registrato da subito una cattiva volontà della Regione Campania di istituire il Policlinico a Caserta (Meglio dire della stessa Università che gestisce il tutto: dalla progettazione ai cantieri, Ndr). I problemi “ad arteâ€, diciamo così, sono stati creati fin dall’inizio, come ad esempio quando ci fu la richiesta del VIA (Visto d’impatto ambientale) che era già stato concesso in precedenza. In realtà , si preferiva che il Policlinico nascesse a Salerno che ne aveva già fatto richiesta.
Ci sono stati errori di scelta del luogo dove è allocato il Policlinico?
Quando vidi il progetto, mi resi conto che l’area identificata non era certo delle più salubri: a pochi passi dal Policlinico si trovavano infatti le cave, i cementifici e la discarica Lo Uttaro. Al fine di bonificare l’area mi attivai per la chiusura delle cave e la delocalizzazione dei cementifici, proposi anche un bando internazionale per la costruzione di un termovalorizzatore, ma la mia richiesta non fu accolta, mentre oggi se ne torna a parlare.
Ma non sarebbe necessario un raddoppio della Variante Anas?
Era previsto anche un raddoppio, per sostenere l’aumento di traffico che si verificherà , ma i fondi di quel progetto sono andati perduti dall’attuale amministrazione. Avevamo inoltre cominciato ad espropriare la strada che da Caserta porta al Policlinico e fatto bonificare l’area dell’ex Saint-Gobain. In meno di dieci anni quella zona sarebbe diventata il nuovo centro di Caserta e ci avevamo visto giusto. Dopo molte lotte le autorizzazioni per il Policlinico cominciarono a venire fuori e la vittoria più grande è stata quella di aver messo la prima pietra insieme a Bassolino e al rettore Grella.
Un ruolo lo ha avuto anche l’ospedale?
E’ vero. Mi si permetta di dire che se non ci fosse stata l’abnegazione dei medici ospedalieri, che hanno ceduto degli spazi ottenendo in cambio soltanto il riconoscimento di tutor, l’università di Medicina non sarebbe mai partita. Ritornando al perché i lavori non vengono mai terminati, io credo che alla base ci sia un’incompleta capacità gestionale; se infatti i ritardi dipendessero dalla ditta che ha vinto l’appalto le sarebbe già stato revocato l’incarico, il problema invece è alla base di chi gestisce i lavori e che evidentemente non è capace.
Secondo Lei l’Università è integrata con il resto della città ?
L’Università funziona se funziona il sistema città . E’ per questo motivo che era stato preparato un disegno globale che comprendeva l’inserimento di attività culturali come il Proust, il Leuciana Festival, per citarne alcuni. Quando io ero ragazzo a Caserta non c’erano né cinema, né teatri, mentre adesso c’è l’imbarazzo della scelta.
E’ d’accordo sul fatto che bisognerebbe cambiare il nome dell’Università di Caserta, rendendola così meno dipendente da Napoli?
In una seduta tenutasi al Belvedere, sempre quando ero sindaco, affermai che l’Università si sarebbe chiamata Università di Caserta, almeno per quanto mi riguardava(ed è stato sempre così da allora nei documenti ufficiali) e per dar maggiore forza a questa petizione incontrai gli altri sindaci della Provincia , con i quali fu firmata una delibera affinché l’Università si chiamasse “Università di Caserta – Terra di Lavoroâ€.
Perché non accade?
Ritengo che sia una vergogna che ancora oggi l’Università di Caserta si chiami Sun, ma è colpa del mondo accademico: la volontà di cambiarne il nome da parte dei Rettori che si sono susseguiti non c’è mai stata, anzi ognuno ha lasciato il problema in eredità al suo successore e ricordo che il Rettore Grella ha glissato con me sull’argomento per anni. Comunque vedrei bene anche un nome come Università Carlo III di Borbone o Università Vanvitelliana.
Che mi dice invece della nuova sede per il Rettorato?
Ricordo che nel 1998 furono stanziati 2 miliardi di lire per aggiustare i locali della Reggia di Caserta destinati al Rettorato. In una lettera al Rettore napoletano si faceva inoltre riferimento al problema della cabina elettrica che non poteva supportare l’energia necessaria al funzionamento di tutti i computer, ma pur avendo appreso quali fossero le difficoltà oggettive, si è sempre preferito accusare l’amministrazione comunale di negligenza piuttosto che trovare un accordo, perché anche in questo caso si preferiva rimanere a Napoli, piuttosto che trasferirsi a Caserta.
Un ultima domanda: si è mai pensato di creare a Caserta un campus universitario sullo stile di Salerno e se sì, perché non è stato mai realizzato?
Sì, l’idea c’era venuta in mente, ma non è stato possibile metterla in pratica dal momento che l’Università di Caserta nasce frammentata e policentrica sul territorio e lei capirà quindi la difficoltà oggettiva di dove collocare questo campus universitario che invece è stato possibile a Salerno per una diversa natura delle sedi accademiche.
