Caserta & la Sun, il preside Melone: Siamo cresciuti senza l aiuto della politica e delle istituzioni, da soli

CASERTA – Dopo aver ascoltato la voce dei responsabili del Movimento per l’Università a Caserta, l’Eco ha intervistato il professore della Facoltà di Scienze Ambientali della Sun a Caserta, Nicola Melone, affinché da interno potesse fornire ai nostri lettori un quadro più ampio della situazione.

 

Professore Melone, da “interno” cosa ne pensa dell’Università di Caserta?

 

Provengo dall’Università Federico II di Napoli, nella quale ho fatto tutta la mia carriera accademica (da borsista a professore ordinario), avendo la fortuna di avere maestri esemplari per sapere ed etica. So, quindi, come funziona un’antica e prestigiosa università.

 

I numeri della Sun.

 

L’università alla quale appartengo ora, la Seconda Università degli Studi di Napoli, ha circa quindici anni di vita ed è nata con due terribili patologie: scarse risorse ed un territorio ostile. Eppure in così poco tempo (soltanto quindici anni!) questo Ateneo è riuscito a realizzare quanto segue: 28.000 studenti, 10 Facoltà, oltre 60 Corsi di Laurea tra triennali e magistrali, oltre 30 Dipartimenti scientifici e 40 Dottorati di ricerca, circa 1000 tra professori e ricercatori, oltre 2000 non docenti, oltre 14 Biblioteche (di cui 3 al Polo scientifico di Via Vivaldi). Per valutare la qualità della didattica e della ricerca scientifica l’Ateneo si è dotato di un Nucleo di valutazione interna e da anni effettua la rilevazione delle opinioni degli studenti su didattica e servizi.

 

Le sedi occupate dall’Università sono adeguate?

 

La situazione di partenza era disastrosa, esclusa forse la sede napoletana (di antichissima storia) della Facoltà di Medicina e Chirurgia, ma nei suoi primi 15 anni di vita, a proprie spese e con molte difficoltà burocratiche, la situazione strutturale si è normalizzata, raggiungendo in alcuni casi l’eccellenza (Economia a Capua, Giurisprudenza a S. Maria Capua Vetere, Architettura ad Aversa). In particolare la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali ha potuto iniziare le sue attività nel 1993 soltanto grazie alla sensibilità del Vescovo Nogaro e all’ospitalità della Curia Vescovile.

 

Chi vi ha aiutato?

 

Silenzio indifferente (o parole inutili) da parte dei vari amministratori della città di Caserta di tutti i colori politici. Attualmente la Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali è ubicata nel Polo Scientifico di Via Vivaldi, una struttura acquistata con fondi dell’Ateneo, compreso l’ultimo ampliamento (vecchia sede di un Istituto industriale) di proprietà della Provincia di Caserta.

 

Quanto è stato fatto e quanto si potrebbe fare ancora per migliorare l’Università?

 

Dal punto di vista interno all’Ateneo lo sforzo maggiore è stato indirizzato nell’ultimo biennio al processo di internazionalizzazione ed al potenziamento dell’organico docente e all’inserimento di giovani ricercatori. Purtroppo la recente legge finanziaria bloccherà questo indispensabile processo che, per un Ateneo giovane e sottodimensionato, è un colpo gravissimo.

 

Come crescere allora?

 

Anche in questa circostanza la classe politica del territorio si è distinta per il silenzio colpevole. Dal punto di vista del territorio, i cittadini dovrebbero percepire l’Ateneo come risorsa indispensabile e giudicarlo sui fatti e gli amministratori dovrebbero migliorare la mobilità con servizi efficienti (in particolare la mobilità), collaborare fattivamente con l’Adisu alla realizzazione delle residenze universitarie ed, infine, coinvolgere l’Ateneo nella progettazione delle politiche di sviluppo.

 

I membri del movimento per l’Università hanno sottolineato più di una volta la sua collaborazione nelle loro battaglie … Cosa ricorda di quegli anni, delle manifestazioni in piazza, della raccolta firme?

 

Il Movimento per l’Università a Caserta, voluto e sostenuto dal Vescovo Nogaro, ha avuto due meriti fondamentali: risvegliare le coscienze addormentate dei cittadini e sollecitare l’ostile indifferenza degli amministratori, cercando di far capire ai cittadini l’importanza di un insediamento universitario per il riscatto civile ed economico di questa disgraziata terra. Prima della costituzione del Movimento, gli unici a mostrare un certo interesse sono stati coloro che hanno visto l’insediamento dell’università come occasione di affari finanziari.

 

I suoi colleghi docenti quale posto occupavano in queste “battaglie”?

 

Non conosco la situazione generale, posso dire soltanto che i colleghi della Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali (prevalentemente residenti nella provincia di Caserta) spesso sono stati in piazza insieme al Movimento.

 

E’ d’accordo sul fatto che bisognerebbe cambiare il nome dell’Università di Caserta, rendendola così meno dipendente da Napoli?

 

Come cittadino casertano, nato e residente a Caserta, preferirei ovviamente che il nome dell’Ateneo fosse Università degli Studi di Caserta.

 

Ma l’ateneo è indipendente…

 

Voglio precisare, però, spero una volta per tutte, che la Seconda Università di Napoli non ha nessuna dipendenza dalla Federico II, essa è una diversa università, ha un diverso Rettore, propri Senato accademico e Consiglio di Amministrazione, sede giuridica a Caserta e nove Facoltà su dieci hanno sede nella Provincia di Caserta (e di queste ben quattro in Caserta città, senza alcun contributo della classe politico-amministrativa). Le attività didattiche e scientifiche si svolgono prevalentemente nel territorio casertano e le aule, i laboratori e le biblioteche sono ubicate prevalentemente nella Provincia di Caserta.

 

Come giudica la faccenda “Policlinico”?

 

Non conosco a fondo la problematica, posso soltanto dire che la questione Policlinico (meglio sarebbe dire Azienda ospedaliera universitaria) è molto complessa. Il progetto e la sua realizzazione sono stati aggiudicati mediante gare internazionali e la direzione dei lavori è stata affidata al Provveditorato alle opere pubbliche. Il tutto è partito, quindi, nella massima trasparenza e qualità. Le difficoltà non sono mancate e non mancano e francamente (ma questa è una mia opinione) non sembrano interne all’Ateneo.

 

Perché i lavori non vengono mai terminati?

 

Ogni mattina per recarmi all’università costeggio il cantiere e, devo dire, che nell’ultimo anno sono stati fatti notevoli progressi. Non sono un tecnico, ma ho sentito dire che i lavori hanno un ritardo di un paio di anni.

 

E la nuova sede per il Rettorato?

 

Anche questa è una vicenda tipicamente casertana. Si trovano spesso facilmente locali di un certo prestigio per destinazioni discutibili, ma il Rettorato di Caserta (ripeto, sede legale dell’Ateneo) è stato ubicato in un piccolo edificio (ex ONMI) in Viale Beneduce. Ho notizia che, finalmente, la soluzione sarebbe stata trovata nella Palazzina Pollio, la cui ristrutturazione avverrebbe mediante fondi regionali.

 

Si è mai pensato di creare a Caserta un campus universitario sullo stile di Salerno e se sì, perché non è stato mai realizzato?

 

La domanda potrebbe sembrare retorica, dopo quanto ho affermato sulla collaborazione del territorio. Un Campus nelle immediate adiacenze della città capoluogo sarebbe stata la soluzione più ovvia e naturale, anche per risparmiare risorse creando strutture didattico – scientifiche centralizzate e condivise. Ma la classe politica del tempo ha preferito una soluzione policentrica (che sta avendo un certo successo in altre parti d’Italia) e, ripeto, gli amministratori si sono mostrati indifferenti.