ROMA – ”L’invio dei militari sara’ coordinato dalle prefetture, cioe’ dal ministero dell’Interno”. E’ di nuovo scontro tra Roberto Maroni e Ignazio La Russa, neanche 24 ore dopo l’ultima ‘incomprensione’ tra i due, con il ministro della Difesa che prima annuncia due check point a Castel Volturno a partire da oggi e poi fa marcia indietro quando trapela l’irritazione del Viminale, visto che il decreto sull’utilizzo dei militari in Campania non e’ ancora stato firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
E proprio il capo dello Stato si e’ tenuto ben lontano dalla polemica ritenendo pero’ utile ed opportuno, prima di firmare il decreto, acquisire il parere del Consiglio supremo di Difesa (che si riunira’ domani), un organo altamente rappresentativo previsto dall’art.87 della Costituzione con il compito di fornire pareri nella determinazione dell’indirizzo politico nazionale in materia di difesa.
E’ il titolare del Viminale a sferrare nel pomeriggio l’attacco, nonostante La Russa da Caserta – dove in mattinata ha incontrato i para’ della Folgore che da sabato presidieranno le strade della provincia di Caserta – avesse ringraziato il titolare del Viminale ribadendo che ”con Maroni c’e’ grande solidarieta”’ e ”non c’e’ nessuna corsa a chi arriva primo”.
A ‘Matrix’ infatti Maroni prima ribadisce che quella contro la camorra e’ una guerra civile e non una guerra tra bande. Cose, scandisce, ”dette al Senato. E quando un ministro dell’Interno lo dice nella solennita’ dell’aula del Senato, lo dice a ragion veduta”. E poi, quando Mentana sottolinea che quello dei militari e’ terreno del ministro La Russa, affonda: ”No, no. E’ terreno mio. L’ordine pubblico e la lotta alla criminalita’ sono terreni del ministro dell’Interno, che utilizza Polizia, Guardia di Finanza, Carabinieri, e anche militari. E infatti l’invio dei militari sara’ coordinato dalle prefetture, cioe’ dal Viminale”.
Passa un’ora e arriva la replica di La Russa, che tende si’ a smorzare la polemica ma anche a puntualizzare alcuni aspetti. ”Questa telenovela deve finire – dice – Mi sono veramente stancato di continuare a ripetere che da parte mia vi e’ la piena condivisione di tutte le misure adottate dal governo in materia di ordine pubblico e che non c’e’ nessuna volonta’ di competizione con il ministro dell’Interno”, dal quale ”mi separa solo ed esclusivamente l’uso lessicale del termine ‘guerra civile’. Pero’ subito dopo aggiunge: ”affinche’ sia chiaro che il mio comportamento risponde esattamente agli obblighi di legge, bastera’ leggere quanto prevede lo stesso citato decreto che recita:’il piano di impiego del personale delle forze armate e’ adottato con decreto del ministro dell’Interno, di concerto, con il ministro della Difesa, sentito il Comitato dell’ordine e della sicurezza, integrato dal Capo di Stato Maggiore.
E’ quindi la legge che impone al ministro della Difesa di concertare con il ministro dell’Interno i modi di impiego dei militari in ausilio alle Forze dell’Ordine. Il primo a saperlo e’ proprio Maroni”. L’ennesimo botta e risposta e’, in realta’, l’ultima di una serie di incomprensioni tra i due ministri. Come quella esplosa quando La Russa ha voluto inserire nel pacchetto sicurezza approntato dal Maroni l’impiego dei 3.000 militari nelle citta’: una ”invasione di campo”, che non e’ mai stata vista di buon occhio dagli apparati del ministero dell’Interno. Dal canto suo La Russa ha frenato sull’utilizzo di quel contingente per l’emergenza criminalita’ perche’ non consultato e ha ottenuto dal Cdm il via libera ad un altro contingente di 500 soldati. E che tra i due ministri i rapporti non fossero idilliaci se ne e’ avuta la prova quando Maroni, al Senato, ha definito ”guerra civile” quella dichiarata dalla camorra allo Stato.
”Non parlerei di guerra civile – disse La Russa – credo che il termine di guerra tra bande sia adatto anche a questa fase”. Parole che Maroni non ha gradito tanto da far trapelare la propria irritazione e chiamare Berlusconi per sottolineare che se si fossero ripetuti simili episodi si sarebbe posto un problema politico. Ma non sono e’ solo la sicurezza a dividere i ministri: al primo consiglio dei ministri, quello a Napoli, il titolare della Difesa commento’ con soddisfazione l’introduzione nel pacchetto sicurezza del reato di immigrazione clandestina, dicendosi pero’ ”molto stupito” dal fatto che il Viminale non avesse avanzato ”alcuna proposta concreta” per attenuare gli effetti del provvedimento sulle badanti. Maroni non rispose subito ma alla prima occasione affondo’ il colpo: ”Perche’ una badante si’ e un muratore no? – rispose a chi gli chiedeva se vi stesse pensando ad una sanatoria per le badanti – chi e’ entrato in Italia da clandestino e’ clandestino. Punto e basta”
