CASERTA – Qualche giorno fa il parroco di Sant’Antonio, don Claudio Nutrito, sacerdote molto amato dalla sua gente, la parrocchia della cosiddetta Caserta bene, ma anche di normali zone popolari e di tanti uffici, ha lanciato un appello affinché il centro sant’Antonio, un antico orfanotrofio annesso alla parrocchia, non diventi un centro commerciale. L’appello è stato riportato, in primis, dal giornalista Francesco Marino de La Nuova Gazzetta di Caserta ma poi come un fulmine si è diffuso in tutta la città . Ed è nato naturalmente un pandemonio.
Non c’è certezza di quello che si vuole fare del centro: ma le voci che circolano non sono rassicuranti e don Nutrito ha lanciato un appello ai suoi fedeli affinché insieme con lui si mobilitino per cercare di trovare una strada che permetta al vecchio centro, reso grande e importante da don Mario Vallarelli, di tornare alla parrocchia e di rinascere a nuova vita offrendo servizi e possibilità di crescita alla parrocchia e a tutta la città .
Bene ha fatto don Claudio a chiedere la collaborazione dei fedeli. Di sicuro l’unico destino possibile per sant’Antonio è essere unito alla parrocchia in una visione solidale e sociale. Se rimanesse nelle mani del Comune e della sua burocrazia – nulla abbiamo contro l’attuale Amministrazione, che non conosciamo nemmeno – ma da extracasertano vediamo che ogni cosa che ha a che fare con il settore pubblico a Caserta, se funziona, muore d’inedia; se non funziona e dovrebbe cominciare a funzionare abortisce prima ancora di partire, diventando un rudere abbandonato.
Basta guardarsi in giro a Caserta e provincia: le uniche iniziative che funzionano e si perpetuano nel tempo sono quelle che – è triste dirlo – sono nate dal mondo ecclesiale o dal mondo del volontariato cattolico sia nel settore sociale sia nel settore culturale.
Non farebbe nulla di male il Comune di Caserta se affidasse di nuovo alla parrocchia il centro Sant’Antonio, ritornato all’Amministrazione alla morte del vecchio parrocco, ovviamente con un chiaro progetto definito di funzioni sociali. Anzi il Comune farebbe bene a donarlo proprio alla parrocchia, o alla diocesi che sono l’unica garanzia che un determinato verrebbe raggiunto.
Altrimenti anche quel monumento alla solidarietà morirà completamente – attualmente è già fermo e inattivo da tempo – e l’unico a portarne sulle spalle la responsabilità sarà l’attuale Amministrazione del capoluogo.
