Pubblichiamo un testo scritto originariamente sulla Rivista trimestrale della Diocesi di Caserta “A servizio dell’uomo†nel 1991 sulle prime azioni per l’insediamento dell’Università a Caserta.
STORIA DEL MOVIMENTO PER L’UNIVERSITA’ A CASERTA
Bisogna risalire a quell’incontro, nella sede del gruppo Meic, verso il finire del mese di Gennaio 91, con S. E. Mons. Nogaro, che, nel suo approccio con la realtà ecclesiale e sociale casertana volle incontrare anche questo gruppo. Venne, ci scrutò con occhio attento e perspicace, com’è solito fare, e poi attaccò a parlare. Sentirlo e percepirne lo spessore religioso e culturale, la sensibilità umana e la finezza squisitamente cristiana del tratto fu tutt’uno.
Ma in quella sede e in quella sera egli non si limitò a un generico, seppur sentito discorso di impostazione filosofico-teologica; passò invece subito, con l’abituale concretezza, a indicarci nel nostro cammino di testimonianza cristiana un preciso obiettivo a cui mirare e per cui darsi da fare subito: l’istituzione dell’Università a Caserta, come sicuro e legittimo canale di svariate possibilità concrete per la città capoluogo, di risollevarsi dalla sua posizione di ultima o quasi ultima in classifica in quanto a livello di civiltà e perciò di benessere e progresso.
In quei mesi i mass-media si diffondevano ogni giorno sulla progettata area metropolitana di Napoli, accennando, ogni tanto allo sdoppiamento dell’Università federiciana nella direzione dell’area casertana, secondo il progetto del Ministro dell’Università e della Ricerca, A. Ruberti.
IL GRUPPO MEIC
Il gruppo Meic recepì immediatamente l’appello del suo Vescovo e, in quanto movimento ecclesiale di impegno culturale, ritenne giusto e doveroso seguirne le direttive così chiaramente in sintonia con lo spirito di evangelizzazione e promozione umana della pastorale postconciliare. Sicché, quando il 25-2 fu tenuto a Napoli, a cura della Regione Campania, la seconda conferenza regionale sull’Università e sulla localizzazione degli insediamenti universitari in Campania, alcuni di noi vi parteciparono – unica voce e presenza di Caserta in quella sede – apprendendo direttamente dal Ministro Ruberti, che il decreto per l’istituzione della seconda Università sarebbe stato , di lì a poco, firmato e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale.
LA QUESTIONE UNIVERSITA’
Da quel momento la questione “università †divenne oggetto di studio per il gruppo Meic e la tesi di università monocentrica per Caserta, proposta e caldeggiata da Mons. Nogaro, diventava sempre più l’unica tesi accettabile e legittima per Caserta capoluogo. Il policentrismo, infatti, suggerito dal decreto Ruberti, appariva chiaramente mortificante per la dignità e le aspettative di una città capoluogo che da circa trent’anni aspettava la sua Università . Il 25 marzo 91 il decreto Ruberti veniva firmato e nell’attesa della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, che l’avrebbe reso esecutivo, obbligando la Regione Campania a proporre entro quattro mesi le sedi delle facoltà universitarie con i relativi contenitori, pena la decadenza di ogni diritto ad avere l’Università stessa, il gruppo organizzò, in aprile, un dibattito aperto sulla “questione Università †nel centro sociale S. Antonio: vi parteciparono, discutendo con passione e cognizione di causa, autorità , professionisti, semplici cittadini.
IL DECRETO
Il 4 giugno, il giorno stesso della pubblicazione del decreto sulla Gazzetta, nell’ambito del gruppo Meic, si costituì, su suggerimento di S.E. il Vescovo, un comitato operativo che avviò subito una serie di attività per conseguire due obiettivi paralleli: un’azione prettamente morale di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul problema dell’università a Caserta, imprescindibile mezzo di promozione umana e civile per la città capoluogo e un’assidua e attenta collaborazione con le autorità competenti per la realizzazione dell’obiettivo entro i termini fissati dalla legge. Però, in giro, anche dalle TV locali, si sentiva parlare di possibilità , per la città , relative al semplice rettorato e agli uffici amministrativi. Da allora, quanto cammino, quanto lavoro: documenti inviati alle varie sedi competenti, volantinaggi, comunicati stampa, incontri con le autorità , manifesti, discussioni, non c’è stato giorno che abbia trovato inoperoso il comitato o silenziosa la voce del Vescovo. Egli, infatti, ha sempre costituito il sicuro punto di riferimento, ricaricando nei momenti più incerti, di speranza e vigore il nostro agire con la sicurezza della sua fede e l’energia delle sue azioni.
LE TAPPE FONDAMENTALI
Diverse le tappe fondamentali del nostro cammino. La prima: l’incontro a Napoli, nella sede della Giunta Regionale, con il Presidente Clemente di S. Luca, di alcuni membri del comitato Meic accompagnati dal vescovo. In quella sede si discusse del diritto e della necessità , per Caserta – capoluogo, di ottenere la seconda Università e non il semplice Rettorato nel palazzo reale; si apprese, inoltre, che ancora nessuna richiesta era partita dalla civica amministrazione circa un insediamento universitario a Caserta, come, invece, avevano provveduto a fare altri comuni della provincia, segno tangibile del disinteresse degli amministratori e dei politici casertani verso una problematica decisamente così rilevante. All’incontro faceva subito seguito, nella giornata stessa, la formulazione di un documento indirizzato al sindaco della città – e spedito il 27 giugno- con la sollecitazione di un impegno concreto per la richiesta rivendicativa, da parte del comune e indirizzata alla Regione Campania, perché Caserta diventasse sede universitaria. Il documento poneva, sin da allora, il problema dei “contenitori†o locali da proporre per ospitare le facoltà universitarie e condizione indispensabile – come recitava la legge- per ottenere l’Università .
IL DOCUMENTO
Lo stesso documento, il 2 luglio, veniva spedito a tutti i consiglieri comunali del civico consesso. Contemporaneamente il Meic contattava le varie organizzazioni cittadine operanti nel sociale e le forze sindacali e il 9 luglio nasceva il Movimento per l’Università , con l’adesione, a mano a mano, di circa settanta gruppi casertani. Il Movimento si attivò instancabilmente presso le autorità cittadine, chiedendo, tra l’altro, e ottenendo un consiglio comunale aperto, il 15 luglio, durante il quale fu approvata la delibera da presentare in sede regionale, con la richiesta di Università monocentrica e largamente ispirata allo spirito della proposta del Movimento, che realizzava così, il suo primo notevole risultato.
LA LETTERA DEL VESCOVO
Nei primi giorni del mese di agosto, S. E. Nogaro, con una lettera personale ai parroci della diocesi avviava la raccolta di firme per la richiesta dell’Università a Caserta. La lettera del Vescovo, appassionata nel tono e precisa nella puntualizzazione delle problematiche sociali casertane, veniva riportata dalla stampa locale (Mattino e Giornale di Napoli) il 23 agosto. Dall’ultima domenica di agosto fino alla prima quindicina di settembre il Movimento affiancherà l’azione dei parroci nella raccolta delle firme, visitando i punti di maggiore aggregazione popolare della città e in periferia: nei negozi, nei bar, per le vie, negli uffici cittadini per continuare, con la richiesta di una firma, quell’opera di sensibilizzazione e provocazione morale e civile delle coscienze, sottolineata tanto spesso dal Vescovo Nogaro.
LA DECISIONE DELLA REGIONE
Il 25 settembre, in concomitanza con l’iniqua decisione della Giunta Regionale di assegnare otto facoltà ad otto comuni (a Caserta erano toccati il rettorato e la facoltà di Architettura), furono consegnate nella sede della Giunta Regionale prima ed in quella del Consiglio Regionale poi, personalmente al Presidente Giovanni Sullutrone, due pacchi contenenti le fotocopie di ben 75.000 firme accompagnati da una lettera – documento del Movimento diretta – e successivamente inviata- al Sindaco della città di Caserta, al Presidente dell’amministrazione provinciale, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro Ruberti. In data 2 ottobre un analogo pacco con le firme in fotocopia veniva consegnato alla Prefettura di Caserta per essere inoltrato a Roma alle sedi competenti. Il 4 ottobre il Consiglio Regionale si pronunciava per l’assegnazione delle facoltà universitarie ai comuni di Caserta (rettorato e uffici, facoltà di Architettura, Lettere e Filosofia, Scienze Naturali con Matematica e Fisica, Scienze Ambientali); S. Maria Capua Vetere (Giurisprudenza); Capua (Economia e Commercio); Aversa (Ingegneria). Per Medicina e il primo policlinico si parlò di un’area da individuare nel triangolo Nola- Marigliano – Acerra.
L’OTTO OTTOBRE
L’8 ottobre il Mattino, accogliendo un comunicato del Movimento riportava testualmente: “Caserta è stata umiliata e defraudata dei suoi diritti negati anche se si gioca al rialzo facendo credere, da più parti, che il rettorato e le facoltà concesse dal Consiglio Regionale siano un più che sufficiente riconoscimento quando si sa bene che nel capoluogo non verrà alcuna facoltà trainante come Ingegneria o Medicinaâ€. Da questo momento il Movimento entra in una nuova fase della sua battaglia per la rinascita civile e morale di Caserta: la richiesta della facoltà di Medicina con il supporto di 75000 firme. Il 18 ottobre viene indetta una conferenza stampa nei locali della Curia Vescovile (sala di Sant’Agostino) e attraverso la voce dei suoi rappresentanti il Movimento si dichiara insoddisfatto della delibera del Consiglio Regionale definita “mortificante e offensiva per le aspirazioni del capoluogoâ€.
LA CONFERENZA STAMPA
La conferenza stampa vede raccolti, nella sala, i rappresentanti di circa settanta gruppi cittadini pienamente solidali. Sabato 26 ottobre, altro momento forte del Movimento. Per le vie principali della città si snoda un corteo costituito da cittadini, studenti, professionisti, per una manifestazione pubblica a cui aderiscono rappresentanti dell’Ascom e della Confesercenti: al passaggio del corteo le saracinesche dei negozi si abbasseranno per mezz’ora. In piazza Vanvitelli il conforto dell’incontro col Vescovo che da “semplice cittadino†era venuto ad offrire, con la sua presenza, solidarietà , come tanti. Al termine una delegazione provvedeva a consegnare nelle mani del vice – prefetto (assente il prefetto) un documento con le motivazioni della manifestazione e le richieste, al governo, di facoltà trainanti e soprattutto di Medicina.L’indomani, dirà tra l’altro Il Mattino “Forse l’elemento più nuovo del corteo lo ha rappresentato il coraggio che ha spinto tanti “insospettabili†a farne parte. Piccole e grandi autorità nei loro settori, semplici cittadini, ragazzi, si sono ritrovati, senza imbarazzo, l’uno al fianco dell’altro per una marcia che è stato davvero difficile accostare a tante altreâ€.
LA FINE DELLA CRONACA
Qui si ferma questa cronaca ma non l’attività del Movimento: infatti sono stati chiesti e sollecitati colloqui col capo dello Stato e col Ministro Ruberti per portare avanti la voce di Caserta e i suoi giusti diritti.
Concludendo, va sottolineata l’importanza di un fatto nuovo, inedito per Caserta: una città pigra e sonnolenta nella percezione delle sue responsabilità civili e sociali e che finora si sentiva pienamente appagata e assolta solo in virtù di un anonimo e qualunquistico – e perciò degradante – commento in negativo dell’operato politico dei suoi amministratori, ha trovato, ora, il coraggio di iniziare un cammino che non si pone un traguardo di arrivo perché vuole essere una coscienza parlante sempre, la coscienza della civitas casertana che era risorta dal suo torpore e si proponeva di non riassopirsi mai più. Del resto non può essere che questo il destino di un Movimento che, nato da premesse altamente ideali, trova sostegno e linfa vitale nella parola, nella fede, nell’amore per l’inscindibile binomio Dio – uomo costantemente vissuto e testimoniato da un Pastore illuminato.
