CASERTA – Quanti anni sono passati dall’ultimo vero pienone del Palamaggiò? Tanti, troppi; uno spettacolo simile si era visto forse lo scorso anno contro la Scavolini, ma gli oltre settemila visti oggi (ieri ndr) nel forno dell’impianto dei cento giorni sono qualcosa che lascia senza fiato; tra loro anche un centinaio di tifosi jesini, più un paio di casertani “pentiti†notati dietro la panchina di coach Capobianco. Finalmente la lunga attesa per questa finale è finita; la parola passa al campo, e le due squadre si presentano sul parquet con i quintetti previsti. Per Capobianco la parola d’ordine è controllare Childress, mentre Frates monta Diaz di guardia allo spauracchio Hoover, e chiede a Frosini una gara tutta sacrificio su Maggioli.
LE PRIME MOSSE
Le prime azioni sembrano dar ragione al coach di Venafro, che mischia le carte con una difesa uomo che si trasforma in zona dopo il primo passaggio; la Pepsi sembra confusa e pasticcia sui primi giochi, mentre Jesi scappa subito avanti sul 2-7 grazie ad una bomba di Maestranzi. Ma l’euforia marchigiana dura poco; la difesa di Frates funziona, con Hoover e Maggioli anticipati sistematicamente. E’ il momento di Ale Frosini, che segna i primi quattro punti casertani, ma soprattutto rende la vita difficile, anzi impossibile, ad un Maggioli quasi incredulo di fronte ad un nonnetto terribile capace di rubargli palla 3 volte nel primo tempo. Una difesa così efficace è preludio all’immediato sorpasso Pepsi, che arriva grazie ad una transizione finalizzata da Ghiacci.
JESI OUT
Per qualche minuto Jesi ci capisce ben poco, ed in attacco perde palloni su palloni, mentre i bianconeri provano a scappare raggiungendo il 17-9 tra il boato di un pubblico indimenticabile. Ma le continue rotazioni di Capobianco portano qualche risultato in difesa, e la Fileni rientra grazie soprattutto ad un Moss ispiratissimo, capace di mettere in difficoltà un Ghiacci troppo carico. La prima sirena suggella il 19-15 per una buona Juve, ma è presto, troppo presto.
I RAGAZZI DI FRATES
Nonostante qualche errore dall’arco, i ragazzi di Frates, mantengono anche nel secondo quarto l’inerzia del match, e quando Larranaga, Diaz e Brkic cominciano a colpire da tre, i problemi per Capobianco diventano ancora più seri. Le prova tutte, il tecnico ospite; prova a giocare con due lunghi (Maggioli e Cantarello), ruota tutti i giocatori, compresi Bonessio e Stijepovic, ma un po’ alla volta la Juva vola via inesorabilmente, e quando arriva il primo canestro di Tutt per il +13, il Palamaggiò supera i record di decibel degli ultimi anni.
MAGGIOLI SI SCUOTE
Maggioli intanto prova a scuotersi, ma è stranamente intimorito da un Frosini strepitoso, capace di stopparlo due volte, ma anche quando arriva il turno di Brkic, per l’mvp della stagione sono guai. Brkic lo porta ad uscire dietro l’arco in marcatura, e così la Juve può approfittare per conquistare diversi rimbalzi d’attacco, con un Gatto in versione guerriero. Si chiude sul 44-29, e la sensazione che Frates abbia indovinato in pieno la chiave del match, con difesa aggressiva e d’anticipo su Maggioli ed Hoover, e con la cambiale Diaz da presentare alla cassa della Fileni. Capobianco rientra negli spogliatoi con la consapevolezza che dovrà inventarsi qualcosa per invertire il trend del primo tempo. Se il 44-29 è un punteggio severo, dicono ancor più gli altri numeri del primo tempo, con la Juve capace di 15 rimbalzi contro 10, di 13 palle recuperate e di un 57 a 21 in valutazione che dà idea di una superiorità schiacciante.
IL PUBBLICO
L’intervallo è vitale per il pubblico che si riversa fuori al Palamaggiò a respirare; c’è un misto di prudenza ed incredulità nei commenti della gente, che ha ancora un gran timore della bestia nera Jesi, e che stenta a credere che una Juve così bella e concreta possa durare fino in fondo.
JESI CI RIPROVA
Ed infatti Jesi prova subito a rientrare, mostrandosi aggressiva ad inizio ripresa, con un 4-0 firmato Moss per il 44-33. Ma l’illusione dei tifosi marchigiani dura poco, perché la Pepsi è rientrata in campo con la stess determinazione del primo tempo, e con un Childress in più. Il professore, dopo aver giocato al gatto col topo nel primo tempo, illudendo gli avversari di essere sotto pressione, ma gestendo totalmente i ritmi di gioco, nella ripresa prende l’iniziativa, e dopo un tentativo sfortunato da tre, offre uno dei più begli assist mai visti a Larranaga per la bomba del nuovo allungo. E’ ancora Moss a provare a ricucire, con giocate da fuoriclasse, mentre Hoover spara a salve per la gioia liberatoria del pubblico casertano. Maggioli riceve qualche scarico in più, complice l’assenza di Frosini dal parquet.
MAESTRANZI PRECISISSIMO
Ma quando ancora Maestranzi, precisissimo dall’arco (7 su 9 alla fine per lui), sembra ridare speranze ai suoi, ci pensa Childress, con due bombe devastanti per il morale degli avversari. E’ un Childress sontuoso, capace di 10 punti nel quarto, ma soprattutto di orchestrare ritmi e gioco come meglio non potrebbe. Mai in affanno contro una difesa sempre aggressiva nei suoi confronti, ed aiutato da un Diaz ancora una volta impeccabile, contribuisce a dilatare il vantaggio Juve fino al 68-51 dell’ultimo intervallo. La notizia migliore per Frates è vedere come nel corso della partita i suoi giocatori si alternino come protagonisti del match; prima Frosini, poi Diaz, quindi Childress e Larranaga. Nessun punto di riferimento per Capobianco, che sembra impotente di fronte ad una squadra che tira con percentuali altissime e difende alla grande.
APOTEOSI JUVE
E l’ultimo periodo è l’apoteosi per giocatori e pubblico, con la Juve in controllo, nonostante un buon Eliantonio e l’ottimo Moss fino alla sua uscita per falli. Diaz non segna più dal campo, ma si procura falli in continuazione, ed il suo 12 su 12 dalla lunetta la dice lunga sulla forza mentale di questo caraibico atipico, freddo come uno scandinavo, ma con la dinamite nelle gambe. Mentre Hoover resta mestamente a secco (0 su 5 da tre), ci pensa Maestranzi con una serie paurosa di bombe, ad accorciare il divario tra le due squadre, quando però i titoli di coda stanno già scorrendo da un pezzo.
IL VENTELLO
Dopo aver toccato il “ventello†di vantaggio, la Juve chiude con un 95-81 strameritato, frutto di una prestazione di collettivo impeccabile, e di una preparazione del match da parte di Frates assolutamente perfetta. Una parola ci piace spenderla proprio per il coach milanese, che ha vinto per manifesta superiorità la gara a scacchi col suo collega Capobianco, e questo a margine di una settimana per lui tristissima. Tanto di cappello a Frates, con la speranza che le voci di mercato sul suo conto, assolutamente inutili e superflue a questo punto della stagione, lo lascino lavorare serenamente per una serie finale che resta comunque difficile e durissima.
HA VINTO IL PUBBLICO, PURE
E’ infine una gara in cui ha vinto anche il pubblico, commovente muro umano di passione nonostante il caldo insopportabile, ed un plauso anche ai tifosi arancioni, che hanno incitato fino in fondo i loro beniamini, in una atmosfera di correttezza che fa onore al basket.
Fa bene Frates a gettare acqua sul fuoco, perché il cammino è ancora lungo, e martedì ci aspetta un’altra gara delicatissima. Ma non possiamo che goderci una Juve ancora una volta cinica e convinta, e tirare il fiato fino a martedì sera.
