Caserta, Comitato Acqua Pubblica: no alla vendita della Napoletana Gas al Gruppo Caltagirone

CASERTA – Nei giorni scorsi i sindacati Filcem – CGIL, Femca – CISL e Uilcem – UIL hanno incontrato il vicesindaco del Comune di Caserta, Gianfranco Alois, a proposito della gestione del servizio idrico cittadino.

L’incontro si proponeva di condividere con l’ente la preoccupazione per la prospettiva ventilata della vendita del ramo di azienda “idrico” da parte della concessionaria Napoletanagas, del Gruppo Eni, a favore di Acqua Campania.

Avendo l’Eni già da tempo deciso ed in gran parte attuato l’uscita definitiva dal settore idrico, l’abbandono della gestione a Caserta e la concomitante vendita della sua partecipazione del 50,5 % in Acqua Campania ai soci privati, sostanzialmente SIBA e VIANINI Lavori del Gruppo Caltagirone aventi il diritto di prelazione all’acquisto, condurrebbe la gestione del servizio idrico a Caserta e dell’acquedotto della Campania occidentale in mano a privati, tutto ciò contro gli orientamenti espressi sia dall’amministrazione comunale di Caserta e della stessa Regione Campania.

L’assessore Alois ha convenuto nell’incontro che bisogna evitare questa possibilità e che non si possono aggirare gli impegni assunti in convenzione nonché il preventivo assenso del Comune di Caserta al trasferimento del servizio a terzi.

Il Comitato Acqua Pubblica ribadisce il suo impegno nell’impedire queste dissennate manovre di privatizzazione selvaggia e invia ancora una volta un appello deciso a tutta la sfera politica e istituzionale perché non rimanga indietro sulla strada del riconoscimento di una volontà inequivocabile della collettività: la difesa di un governo pubblico di qualità dell’acqua.

La modifica dello Statuto comunale che andrà a dichiarare il servizio idrico non gestibile da privati, modifica a cui lavorerà con solerzia la prima commissione consiliare permanente come ha recentemente assicurato il vicepresidente avvocato Nicola Gentile, esprime nel concreto la determinazione di una comunità di opporsi alla voracità di cordate imprenditoriali che lavorano a tutto campo per una mercificazione dell’acqua, figlia di interessi trasversali e di una politica troppo spesso subalterna e prostituita all’economia.