I casertani scappano da Caserta, aumenta l’emigrazione dalla provincia verso il resto d Italia

CASERTA – I casertani scappano da Caserta. Essenzialmente in cerca di lavoro, ma anche perché non si sentono tutelati per il futuro nel rimanare in città e in provincia. E’ forse la prova concreta della classe politica casertana? L’Eco non lo sa ancora ma cercherà di appurarlo in queste settimane.

E’ il dato che viene fuori analizzando le cifre Istat sui movimenti demografici dei casertani e di cui si sono occupati su Il Mattino e l’Avvenire rispettivamente i giornalisti Claudio Coluzzi e Luigi Ferraiuolo. Dal loro lavoro è nata l’idea de l’Eco di approfondire l’aspetto specifico dei Casertani che scappano da Caserta.

Le cifre

Le cifre sull’aumento dell’emigrazione dei casertani sono costanti e aumentano mano mano in questi ultimi anni. In particolare sono aumentate nettamente tra 2007 e 2008.

Negli ultimi quattro anni: dal 2005 al 2008, è cresciuto il numero di persone che hanno lasciato Terra di Lavoro per le altre regioni.

Lo 0.9 per mille, quasi un punto intero percentuale della popolazione casertana ha lasciato ufficialmente la nostra provincia e si è diretta verso altre zone d’Italia e verso l’estero.

Il dato è molto pesante se si pensa che la nostra dovrebbe essere una provincia ricca del Sud o comunque con molte offerte di impiego. L’ipotesi che si può fare e che ci si sposti per ricercare lavoro.

E che a fronte dei trasferimenti formalizzati, ci siano altrettante persone, forse molte di più, che si trovano fuori provincia pur conservando la residenza nel Casertano.

Di converso il saldo generale sul nostro territorio è comuqnue attivo, ed è pari al 2.6, grazie agli afflussi di immigrati stranieri che arrivano da anni in gran numero in provincia. I flussi in entrata di immigrati infatti sono pari al 3.5 per mille, a cui si sottrae il 0.9 per mille negativo di chi va via e si ottiene il saldo positivo del 2.6.

Cambia, però, così la consistenza della nostra popolazione con sempre più casertani che si trasferiscono altrove e stranieri che vengono a risiedere in maniera più o meno stabile sul nostro territorio.

L’analisi

Fare una analisi sul perché stia rinascendo un fenomeno di emigrazione dei casertani dalla loro terra è sempre difficile e non potrà mai avere criteri di scientificità come l’elenco delle cifre effettuate dall’Istat. L’Eco prova ad abbozzare delle analisi e poi cercherà di parlare con chi va via.

E’ evidente che il primo motivo per cui i casertani più giovani, quelli migliori o comunque con più coraggio, abbandonano Caserta è perché la provincia non offre validi sbocchi lavorativi. Non tutti possono fare gli avvocati che si occupano di sinistri stradali e neppure possono attendere un “posto” nello staff del polticio di turno. Posto che poi dovrebbe finire con la fine del mandato del politico.

Certo è che negli ultimi anni il sistema provincia di Caserta, in cui si comprende sicuramente la Provincia, il Comune capoluogo, la Camera di Commercio, l’Ept e forse bisognerebbe inserire anche la Reggia (ma dipende dallo Stato) e l’Unione Industriali (ma gli imprenditori non hanno come scopo sociale l’imepgno per i cittadini), è stato clamorosamente perdente.

La Provincia non esiste più: è morta prima della fine del mandato; il Comune capoluogo si barcamena tra mille problemi (e non gli si può far colpa se ha ereditato centinaia di milioni di debiti); la Camera di Commercio serve solo a finanziare l’assunzione di consulenti di dubbia qualità e l’Ept è inesistente in quanto a promozione turistica, preferendo investire i suoi fondi in incarichi ai soliti noti.

La Reggia è un capitolo a parte: l’attuale gestione statale, con i suoi vincoli e lacciuoli è inesistente, mentre gli industriali sotto la gestione Cicala sono gli unici che superano l’esame per l’impegno fattivo dimostrato nel creare occasioni imprenditoriali mentre l’attuale presidente Della Gatta è arrivato da troppo poco.

In definitiva

In sostanza la classe poltica casertana è altamente carente, incapace di programmare e produrre risultati positivi. Si autotulea e si autoriproduce, mentre invece dovrebbe fare harakiri e lasciare ogni incarico. Basti pensare all’ultimo fallimento della partecipazione della Bit a Milano degli enti casertani.