Caserta, workshop industriali. La ricerca: Al Sud funzionano solo banche e telecomunicazioni

CASERTA – Cultura, governance e innovazione nelle imprese familiari. E’ il titolo del Forum che si svolgerà, promosso dal centro Studi di Confindustria Caserta guidato da Andrea Funari, domani, giovedì 25 settembre, nella Cappella Palatina del Palazzo Reale di Caserta.

Focalizzati sul tema della continuità generazionale nella gestione delle imprese di famiglia, vale a dire, della quasi totalità del patrimonio aziendale casertano e non solo, i lavori saranno chiusi dall’intervento della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.

LO STUDIO

Per la circostanza, Confindustria Caserta ha commissionato a The European House-Ambrosetti una ricerca, realizzata con SWG, sulle imprese italiane segmentate tra Mezzogiorno e resto dell’Italia. La ricerca è stata condotta su un campione composto da 300 imprese con oltre 10 dipendenti e parametrato con il Censimento Intermedio Industria e Servizi dell’ISTAT (questionario strutturato, metodologia CATI).

“La ricerca – spiegano all’Unione industriali di Caserta – delinea un quadro di riferimento che vede le imprese del territorio in via di maggior orientamento al sistema competitivo e alla cultura del lavoro come professionalità e competenza. In altri termini, possiamo sicuramente affermare che la cultura imprenditoriale del Sud propone segni di una svolta significativa. Certo, la strada è ancora lunga”.

La ricerca imposta la sua analisi su nove aree tematiche. Tale segmentazione consente un approccio articolato alla realtà delle attività imprenditoriali e un confronto tra diverse parti del Paese.

I MOMENTI DELL’INDAGINE

I punti di indagine sono costituiti da:

  • una serie di indicatori di scenario;
  • una serie di indicatori di crescita;
  • la formazione;
  • l’innovazione;
  • l’innovazione di processo;
  • le nuove tecnologie digitali;
  • le nuove tecnologie industriali;
  • la programmazione degli investimenti;
  • la cultura d’azienda.

IL CONFRONTO TRA NORD E SUD

La ricerca propone, inoltre, due raffronti: uno in chiave territoriale tra l’area meridionale e l’area centro-settentrionale e l’altro in chiave diacronica con il 2001. In tale modo si possono verificare le caratteristiche e le differenze che segnano i due grandi comparti territoriali italiani nonché seguire un andamento del settore e i cambiamenti intervenuti in un significativo arco di tempo. La valutazione che emerge invita ad osservare una situazione che, in primo luogo, non è statica, in secondo luogo, presenta dei punti positivi anche nella realtà meridionale.

Gli indicatori di scenario segnalano che:

  • i sistemi infrastrutturali del Meridione raggiungono appena la sufficienza: 3,8 in una scala da 1 a 6; e restano inferiori alla valutazione di quelli del resto del Paese.
  • Anche i servizi della Pubblica Amministrazione appaiono appena sufficienti: 3,7 quelli al cittadino e solo 3,2 quelli alle imprese.
  • Il sistema bancario e delle telecomunicazioni invece ottiene un apprezzamento più che sufficiente: rispettivamente 4,2 e 4,9. La valutazione supera anche quella data dalle imprese del Centro-Nord; probabilmente si tratta di un segnale di positività relativa alle altre aree prese in esame.

Nell’insieme si osserva che viene segnalata una minor adeguatezza di elementi di fondo che rendono subito meno competitivo per le imprese meridionali lo scenario. Va sottolineato, però, che il sistema delle infrastrutture e la Pubblica Amministrazione, ad esempio, vengono visti in via di miglioramento nel Sud rispetto al 2001.Nel contempo non va sottovalutato che è severo anche il giudizio delle imprese centro-settentrionali trattandosi degli assi portanti dello sviluppo.

VELOCITA’ DIVERSE

Gli indicatori di crescita e sviluppo mostrano che:

  • Le prospettive di crescita in termini di fatturato sono del 5,9% nel Centro-Nord e del 3,4% nel Sud
  • Nel Sud le prospettive decrescono all’aumentare della dimensione aziendale. Sono, pertanto, le PMI a segnare la maggior vivacità anche se sempre inferiore alle omologhe imprese centro-settentrionali.

La situazione italiana appare ancora caratterizzata da due velocità ma la realtà del Sud non è del tutto omogenea. Si notano, infatti, delle situazioni differenziate.

Le voci relative alla formazione mettono in luce che:

  • cresce significativamente il livello di istruzione dei dipendenti avvicinandosi ai livelli del Centro-Nord. Mediamente il 54% ha un diploma di scuola superiore, il 13% la laurea. Ragguardevole anche la quota di quanti sono in possesso di master o diplomi post universitari.
  • aumentando il livello di istruzione diminuisce la necessità di formazione interna di base, mentre aumenta significativamente quella manageriale passando dal 19% del 2001 al 32% del 2008 rivolta soprattutto a dirigenti e quadri e meno ad impiegati.

Si conferma, dunque, che non è il terreno dell’istruzione a fare la differenza tra le principali aree del Paese.

Il tema dell’innovazione fa emergere che:

  • vi è una spinta alla ricerca che proviene dalle aziende del Sud; aumenta, infatti, di 4 punti la quota di aziende che svolgono attività di ricerca sviluppo ( dal 37,2% al 40%) rispetto al 2001.
  • è considerevole (+ 50%) l’ aumento della quota di dipendenti dedicati alla ricerca rispetto al 2001.

Anche in questo caso si nota che vi è un terreno largamente comune tra le imprese italiane. La ricerca non divide come altri settori.

IL RITARDO INFRASTRUTTURALE E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Analizzando il comparto dell’innovazione di processo si coglie che:

  • le imprese del Sud hanno apportato, negli ultimi 5 anni, delle innovazioni di processo nella misura del 75% contro il 68% di quelle del Centro-Nord.
  • invece nella gestione delle risorse umane vi è una minor attività.

Ad un recupero di dinamismo sul piano dell’organizzazione fa da contraltare una minor attenzione al tema delle risorse umane. Vi sono, probabilmente, delle sfumature di approccio da verificare.

L’utilizzo delle nuove tecnologie digitali segnala che:

  • viene colta in modo superiore al Centro-Nord la potenzialità di Internet attraverso la definizione di una strategia; 52% contro 38%.
  • anche il coinvolgimento del vertice aziendale è leggermente superiore: 77% contro 71%.

Il dato è coerente con quelli della ricerca e dell’innovazione. Si può dire che l’opportunità data da Internet viene afferrata come elemento in grado di far superare altri limiti e difficoltà che le aziende hanno davanti.

L’impiego di nuove tecnologie industriali indica che:

  • vi è un ritardo nell’ammodernamento sia per quanto riguarda gli impianti che i sistemi logistici. L’attività è inferiore da metà a un terzo rispetto a quella del Centro-Nord. Ma, comunque, la situazione migliora nei confronti del 2001.

Quando si ritorna a terreni, per così dire, più tradizionali e legati ad un’ organizzazione più generale riappare la distanza tra i territori.

La programmazione degli investimenti mostra che:

  • solo nel campo della ricerca e sviluppo, delle tecnologie industriali e delle strutture il Sud si impegna negli investimenti come il Centro-Nord.

Anche in questo caso vi è una conferma del terreno dove matura il divario nel Paese. Però la crescita rispetto al 2001 avviene anche in questo settore.

LA CULTURA AZIENDALE

L’aspetto della cultura aziendale indica che:

  • su 14 voci che descrivono le caratteristiche della cultura aziendale non si notano significative differenze tra le imprese del Paese.

Non appaiono che minime differenze tra Sud e Centro-Nord in ordine all’approccio al fare aziendale e al rapporto con i valori di fondo del sistema imprenditoriale. Si rivela, così, una comprensione diffusa su tutto il territorio nazionale dei cardini che sostengono l’intraprendere.

Si tratta di un elemento di grande rilievo che mette in luce l’uniformità di approccio al tema e oggettivizza le parziali e articolate differenze che si riscontrano nell’agire e nei risultati delle imprese italiane.