MADDALONI (Caserta) – Dal marzo 2025 il Maestro Antonio Barchetta ha preso in carico la cura e il ripristino della chiesa di Santa Maria del Carmine di Maddaloni.
La gestione del bene è formalmente affidata all’Associazione “A. Barchetta” Odv diretta e fondata dal Maestro Antonio Barchetta.
SANTA MARIA DEL CARMINE
La chiesa S. Maria del Carmine è sita in Via Roma 187 a Maddaloni anche se nella documentazione archivistica e diocesana come chiesa laicale della Beatissima Vergine del Monte Carmelo, oppure come chiesa di Maria SS. del Monte Carmelo, o ancora “Santa Maria del Carmelo” come riportato nel testamento di morte del fondatore.
GIACINTO TENNERELLI O TENNERELLO
Il fondatore della chiesa è Giacinto Tennerelli (talvolta riportato come “Tennerello”) e la nascita della stessa chiesa laicale è del 1679.
16 LUGLIO 2026
L’inaugurazione della riapertura dopo un cinquantennio è avvenuta lo scorso 16 luglio 2025.
Il 16 luglio 2026 vi è stata una tappa importante per la chiesa con la riesposizione del quadro originale della Madonna del Carmine come pala d’altare.
La moderazione e la presentazione del 16 luglio 2026 è stata affidata alla Voce Recitante e storica di Luca Ugo Tramontano.
ORIGINE DELLA CHIESA E PUBBLICAZIONI
Il nome “Santa Maria del Carmine” è quello consolidato ed è quello che riporta anche Giacinto de Sivo nella sua “Storia di Galazia Campana e di Maddaloni” (Napoli 1865) – Libro IV, Capitolo V pagina 300.
Va detto che nel tempo alcuni richiami alla chiesa sono stati fatti dallo storico maddalonese Pietro Vuolo.
Gli storici de Sivo e Vuolo, principalmente, hanno fatto riferimento alla chiesa nei loro studi ma non in modo esclusivo.
PRIMO STUDIO SULLA CHIESA DEL 2016
La prima pubblicazione dedicata esclusivamente alla chiesa è quella denominata “Santa Maria del Carmelo” di Dora Barletta del 2016 – Leonardo Stampe Napoli 2017.
RISCOPERTA E VALORIZZAZIONE DEI LUOGHI E DELLE IDENTITÀ
Dora Barletta non è nuova a questo tipo di iniziative su Maddaloni e non solo attraverso il tramite delle sue pubblicazioni divulgative.
Gli studi pur favorendo una narrativa discorsiva coinvolgente hanno richiami alle fonti, da rendere l’opera scientificamente fondata.
Le pubblicazioni di Dora Barletta hanno valorizzato e valorizzano centri d’interesse artistico, architettonico e non solo in parte assopiti come ad esempio nel caso della chiesa di Sant’Aniello o della Congrega della Concezione.
PUBBLICAZIONI SULLA CHIESA DI ASSUNTA DE SANTIS
In occasione dell’evento convegno e concerto del 16 luglio 2026 la dott.ssa Assunta De Santis, dell’Archivio Storico Diocesano di Caserta, ha presentato uno studio e un libro che tratta in particolare per l’approfondimento delle visite pastorali dell’archivio diocesano e i legami famigliari del fondatore.
EDIZIONI BARCHETTA
La pubblicazione, a cui faccio principalmente riferimento in questo articolo per tutta la documentazione d’archivio diocesano, a firma di Assunta De Santis ha per titolo “Frammenti d’archivio: La cappella della Vergine del Monte Carmelo e la famiglia Tennerelli”, edizione “A. Barchetta ODV” – luglio 2026 – Pubblicazione dell’Associazione n. 12.
ORIGINE DELLA CHIESA E VISITA PASTORALE 1679
È curioso notare che nella visita pastorale di quello stesso anno in cui viene citata la fondazione, anno 1679, non se ne trova alcun cenno della chiesa.
La motivazione dell’assenza di cenno potrebbe emergere dalla tesi secondo cui nel 1679 sia partito il cantiere ma solo nel 1688 sia avvenuta l’erezione a chiesa completata e nel 1695 risulterebbe perfettamente funzionante.
Bisogna attendere la visita pastorale del 18 novembre del 1700 per cenni.
VISITA PASTORALE DEL 18 NOVEMBRE DEL 1700
In questa visita pastorale del 1700, infatti, vi è anche la descrizione e la presenza dell’altare maggiore con la pala d’altare (cona) dedicata alla protettrice ovvero la Vergine del Monte Carmelo con le anime del purgatorio è attribuita alla mano di Luca Giordano.
LUCA GIORDANO E GIACOMO DEL PO’
Sull’attribuzione dell’opera la recente pulitura del quadro ha svelato il vero autore: Giacomo del Pò che in parte si rifà allo stile di Luca Giordano ma non solo.
LE DIVERSE VISITE PASTORALI DEL 1700
Le visite pastorali del 1703, 1704, 1706, 1719 e 1720 sono riportate nello studio edito dall’Associazione Barchetta ODV nel luglio 2026 e realizzato dalla dott.ssa Assunta De Santis che, nel corso della manifestazione del 16 luglio 2026, ha reso noto un particolare emerso dalle visite del 1725.
LA VISITA PASTORALE DEL 1725
La consultazione di questa visita del 1725 non è stata possibile prima della redazione del libro in quanto erano in restauro documentale. Da questa visita emerge la presenza degli altari laterali con il martirio di San Gennaro e la tela di San Nicola di Bari che risuscita i tre fanciulli.
INAUGURAZIONE DEL 2025
In occasione dell’inaugurazione del 16 luglio 2025 fu esposta una copia della tela della Pala d’Altare la cui copia originale sarà ricollocata ed esposta il 16 luglio 2026.
EREDI CERRETO
Per l’occasione presenziavano anche gli eredi Cerreto che avevano hanno donato la chiesa all’Associazione “Barchetta Odv”.
SVELATURA DELLA TELA
Quasi a inizio manifestazione è stato svelato il telo che nascondeva la pala d’altare e da tutta la comunità è partito un partecipato e lungo applauso.
INTERVENTI
La serata ha visto il susseguire degli interventi del Maestro Antonio Barchetta, del parroco don Edoardo Santo e del Sindaco Andrea De Filippo ed ancora della dott.ssa De Santi che ha fatto emergere come dalla visita pastorale citata del 1700 la tela della Pala d’Altare sia stata attribuita dagli amministratori pro tempore alla mano di Luca Giordano.
LA FIRMA DI GIACOMO DEL PO’
La dottoressa ha riferito che nel corso della pulizia del quadro, avvenuta nel corso dell’ultimo anno a cura dell’artista restauratore Gino Rispoli, è emersa un’altra firma quella di Giacomo del Pò da qui ha riferito dell’esigenza di coinvolgere esperti dei due artisti per le indagini del caso.
Qui finisce l’intervento della dottoressa De Santis.
RIFLESSIONI A LATERE SULLA SCOPERTA DELLA FIRMA DI DEL PO’
Vorrei fare qualche riflessione su quest’ultima informazione circa la titolarità del quadro della Vergine del Monte Carmelo con le anime del purgatorio.
PRIMA SULL’ATTRIBUZIONE DELL’OPERA
Dalla visita pastorale del 1700 emerge che l’autore della pala d’altare dovrebbe essere Luca Giordano.
Verosimilmente il quadro dovrebbe essere collocato non più di un quindicennio prima.
Se tanto mi dà tanto vuol dire che dovrebbe essere presente nella memoria collettiva degli amministratori e sacerdoti della chiesa l’autore.
SECONDA RIFLESSIONE
Al tempo della visita pastorale Giacomo del Po’ (Palermo, 1654 – Napoli, 15 novembre 1726) era già noto come seguace dello stile di Luca Giordano (Napoli, 18 ottobre 1634 – Napoli, 12 gennaio 1705), potremmo dire appartenente alla sua cerchia artistica o scuola artistica.
TERZA RIFLESSIONE
Oggi possiamo dire che Luca Giordano e Giacomo del Po’ costituiscono due fasi consecutive e interconnesse della storia della pittura napoletana.
Il primo, Luca Giordano, è noto per essere stato il maestro del Barocco, ed è noto per la rapidità esecutiva e il colorismo.
Il secondo, Giacomo del Pò, rielabora lo stile di Giordano unendolo a suggestioni classiciste, traghettando l’arte verso lo stile Rococò.
QUARTA RIFLESSIONE
Giacomo del Pò ha una pennellata caratterizzata da toni cromatici più chiari, luminosi e da un decorativismo leggero che riprende il periodo finale di Giordano inizialmente incentrato uno stile più scuro.
L’esposizione dell’opera coincide con l’ultimo periodo di Luca Giordano e quindi i colori chiari, emersi dopo la pulitura e presenti all’atto della vista del 1700 avrebbero potuto confondere la lettura dell’attribuzione dell’opera.
QUINTA RIFLESSIONE
Luca Giordano era noto per il legame con i Carafa e alcuni suoi discepoli operavano in Maddaloni da qui era facile attribuire allo stesso, ovvero a un suo discepolo la cona d’altare della chiesa di Santa Maria del Carmine.
Ciò alla luce del fatto che Luca Giordano si era specializzato in enormi cicli di affreschi (e quindi potrebbe esserci un collegamento con la parete affrescata dietro l’altare maggiore), pale o cone d’altare e altri dipinti dai soggetti mitologici e religiosi.
SESTA RIFLESSIONE
Giacomo del Pò, seppur aveva contatti e collaborava con altre maestranze impegnane nel tempo a Maddaloni come Domenico Antonio Vaccaro e Paolo De Matteis, tutte come lui avente come mecenati i Carafa di Maddaloni, era noto per la produzione della decorazione di interni, affrescando numerose gallerie e sale di palazzi nobiliari pur sviluppando parallelamente la produzione di piccoli dipinti dal tema letterario e alcune e pale d’altare.
SETTIMA RIFLESSIONE
Lo studioso e biografo di Giacomo del Pò, Achille Della Ragione, nella sua pubblicazione “Giacomo del Po’ – opera completa” delle Edizioni Napoli Arte del 2011, e in altre pubblicazioni dello stesso autore emerge che in diverse occasioni opere attribuite alla mano di Luca Giordano sono state successivamente associate all’autore effettivo ovvero Giacomo del Pò.
OTTAVA RIFLESSIONE
Dalla lettura degli articoli e della pubblicazione di Achille Della Ragione ho notato la presenza di opere dedicate ai principali titoli della Madonna in modo più o meno esclusivo e quindi non seriale dello stesso tipo di quadro e manca quello della Madonna del Carmine o Beata Vergine o Santa Maria del Carmine.
Questo porta a pensare che la scoperta e l’attribuzione dell’opera di Maddaloni vada a colmare una lacuna nell’opera magna dell’artista in modo doppio sia per l’opera in sé sia per la tipologia di dedicazione.
NONA RIFLESSIONE
Alla luce di quanto espresso nelle precedenti riflessioni emerge che gli amministratori e il curato della chiesa laicale o per ignoranza dell’autore vero o per magnificare la cona d’altare, sapendo magari che l’opera era di un seguace della scuola di Luca Giordano hanno preferito attribuire al Maestro capo della Scuola Artistica l’opera.
Da qui la versione emersa dalla visita pastorale del 1700.
DECIMA RIFLESSIONE
L’attribuzione dell’opera a Giacomo del Pò offre la possibilità di verificare le condizioni in base alle quale anche l’affresco della parete retrostante l’altare maggiore possa essere attribuito a Giacomo del Pò.
L’attribuzione da un lato richiede un’attenta opera di pulizia dell’affresco e dall’altro uno studio d’indagine specifico che il prof. Domenico Iovane dell’Università “Vanvitelli” ha già anticipato, nel corso della manifestazione del 16 luglio 2026, di voler intraprendere in collaborazione con una collega dell’Università di Urbino.
UNDICESIMA RIFLESSIONE
Al momento non ci sono tempistiche e soluzioni per il ripristino della tela che sovrastava il soffitto della sala liturgica che è stata fortemente danneggiata nel corso dei furti e dei danni al tetto dell’ultimo quindicennio.
Va detto però che lo stile dell’opera, da come si vede dalle foto in possesso dell’ultimo trentennio almeno, richiama quello di Giacomo del Pò, nonché la cornice dell’opera, che si è salvata, è identica a quella usata da Giacomo del Pò in altre opere.
Sappiamo, come riporta anche la documentazione, che Giacomo del Pò era solito fare oltre la tela anche la cornice delle medesime tele, e talvolta nel firmare l’opera specificarlo, come nel caso delle opere conservate presso la chiesa di S. Teresa agli Studi detta degli Scalzi di Napoli.
La cornice della tela del soffitto, tutt’ora esistente in chiesa e quasi integra, è identica nelle fattezze a quella dell’Assunta della chiesa di San Pietro a Maiella che è a sua firma.
Da qui si potrebbe iniziare a ragionare sulla possibilità che Tennerelli e, soprattutto i suoi amministratori, si siano potuti affidare a Giacomo del Pò per tutti i lavori artistici interni.
Questa è solo una mia supposizione non suffragata da altri fonti oltre quelle qui esposte o richiamate.

DODICESIMA RIFLESSIONE
Giacomo del Pò a volte firmava “Giacomo del Po”, altre “Giacomo del Pò” oppure “G.mo del Pò F.” e ancora “Giacomo del Pò f.” come nel caso dell’opera di Maddaloni.
La lettera “f.” sta per “fecit”, dunque “Giacomo del Pò fecit”.
Questa caratterizzazione della firma che avviene nella seconda parte della sua produzione, che coincide con quella della nascita della chiesa, conferma ulteriormente l’autenticità dell’opera e la sua attribuzione a Giacomo del Pò.
Qui finiscono le mie umili riflessioni sulla vicenda dell’attribuzione del nome di Giacomo del Pò all’opera e alla sua presenza a Maddaloni.

INTERVENTI A SEGUIRE
Proseguendo è intervenuto il prof. Domenico Iovane, professore dell’Università “Luigi Vanvitelli”, che ha parlato dello studio in corso sulla chiesa e della collaborazione con l’Università di Urbino per lo studio e il recupero dell’affresco dietro-stante la pala d’altare e le indagini di attribuzione dell’opera di Giacomo de Po’.
A seguire vi è stato l’intervento dell’Arch. Prof. Marco Lombardi, professore Liceale ed Architettore, proseguendo la serata, ha affrontato il tema della progettazione del restauro della chiesa Santa Maria del Carmine.
L’architetto Lombardi è attivo da mesi nello studio di progettazione di recupero, consolidamento e restauro della facciata e delle parti interne della chiesa.
Precedenti interventi nei decenni passati erano stati curati dall’Arch. Nicola Corbo (sempre disponibile con l’Associazione Barchetta anche in relazione a questo bene donato) e hanno consentito nel tempo la conservazione del bene, nonostante il suo “abbandono” a sé stesso.
FAI LUOGHI DEL CUORE
L’ultimo intervento è stato quello dell’Arch. Angela Falco, alla presenza della dottoressa Piarosa Petttolino, entrambe rappresentanti del FAI provinciale, per parlare della candidatura della Chiesa è al 13º censimento, I luoghi del cuore FAI, insieme al Convitto Nazionale di Maddaloni.
CHIESA DI SANTA MARIA DEL CARMINE
L’Associazione “A. Barchetta Odv”, già da prima dell’inaugurazione della Chiesa di Santa Maria del Carmine avvenuta il 16 luglio 2025, è impegnata nella ricerca di risorse per il ripristino del luogo.
L’impegno che ha consentito la fruizione ai cittadini maddalonese della chiesa Santa Maria del Carmine, con il vecchio splendore, non si ferma.

5×1000
In particolare, sono stati invitati i partecipanti alle manifestazioni e i lettori del presente articolo a considerare la possibilità di aiutare l’associazione con il 5×1000 (ODV /Onlus codice fiscale 93041730610) oppure con un’erogazione liberale il recupero della chiesa.
Ricordiamo che il 5×1000 attribuito nella dichiarazione dei redditi (ODV /Onlus codice fiscale 93041730610) per il contribuente non reca esborso, è gratis.
Lo Stato consente di destinare liberamente e gratuitamente il 5 per mille delle tasse da pagare all’associazione che si vuole per le sue finalità. In questo caso il restauro, già avviato, della chiesa Santa Maria del Carmine di Maddaloni.
RINGRAZIAMENTO
Il Maestro Antonio Barchetta ringrazia a nome proprio e dell’Associazione “A. Barchetta” ODV, il pubblico che interverrà alle manifestazioni del sodalizio o per ragioni varie seguono le stesse per il tramite del canale YouTube (link).
Il direttore Maestro Barchetta ringrazia gli Enti Locali Patrocinati, tutti quanti a diverso titolo rendono fattibile queste iniziative.
CONTATTI
Per aggiornamenti e adesioni si rimanda alla pagina social (link), al gruppo social con articoli di cronaca dettagliata della serata del 16 luglio (link) e al sito web (link), altrimenti è possibile scrivere a info@associazionebarchetta.org o telefonare al numero 339 1174000.
