CASERTA – Ho incontrato Maria Amalia nel 2005, nel corso della mia tesi di laurea riguardante “Monarchia e corte nel Regno di Carlo di Borbone”, discussa presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Della regina si parla infatti molto nelle “Lettere di Carlo di Borbone ai Sovrani di Spagna” (1734 – 1744), pubblicate nel 2001 – 2002 da Imma Ascione, che sono state la base di gran parte del mio lavoro di questi anni presso la Reggia di Caserta. Dalle Lettere emerge la personalità della regina, il suo legame con il territorio e una singolare fedeltà di coppia, inusuale per quei tempi.
Nel 2003 la Reggia di Caserta inaugurava un ciclo di mostre, curate da Anna Maria Romano e dallo staff degli assistenti tecnici museali, del quale facevo parte, dedicato alle coppie reali. Fu un lavoro di valorizzazione significativo, condotto sulle lettere di Luigi Vanvitelli, su quelle di Bernardo Tanucci, sui racconti di Harold Acton (H. Acton, Gli ultimi Borboni di Napoli (1825 – 1861), Firenze 1997) e sui documenti d’archivio, secondo i materiali disponibili al tempo, di cui sfortunatamente resta poco o nulla, anche a causa della esiguità dei fondi disponibili e della precocità dei tempi.
Rincontro Maria Amalia nel 2009, nel corso della mostra “Alla Corte di Vanvitelli. I Borbone e le arti alla Reggia di Caserta”, di cui curo l’organizzazione nell’ambito dell’ Ufficio Mostre del museo e la scheda della medaglia per la costruzione della Reggia di Caserta. L’11 dicembre 1751, infatti, Luigi Vanvitelli ottiene dai sovrani l’incarico di preparare il disegno per la medaglia commemorativa per la posa della prima pietra del Palazzo Reale di Caserta, pubblicata nel 1756 sulla Dichiarazione dei disegni del Reale Palazzo di Caserta. La medaglia è oggi un gadget, acquistabile ad un prezzo accessibile, tratto dal conio originale del Museo di San Martino a Napoli.
Le iscrizioni apposte sono riportate su consiglio all’abate Porzio Lionardi.
SUL RECTO si vedono i mezzi busti dei sovrani Carlo e Maria Amalia con la scritta CAROLUS.UTRIUSQUE.SICILIAE.REX.ET.MARIA.AMALIA.REGINA; sul VERSO il prospetto del palazzo e del parco e la scritta DELICIAE.PRINCIPIS.FELICITAS.POPULI; nell’ESERGO la scritta DOMUS.AUGUSTAE.FUNDAMEN/LOCATA.NATALI.OP.PR./MDCCLII (Fondamenta dell’augusta dimora collocate nel compleanno dell’ottimo principe 1752).
Trovo elemento importante della Storia che sulla medaglia di fondazione della Reggia di Caserta Carlo e Maria Amalia siano definiti SOVRANI DELLE DUE SICILIE, impegnati nella FELICITAS POPULI. Da qui ripartirei per una corretta riscrittura del racconto di questi novelli imperatori, amanti della classicità, dell’equilibrio, della cultura e della pace, modello per i sovrani dell’intera Europa. Nel discorso si iscrive, degno di ulteriori sviluppi, il progetto storico – artistico di Giuseppe De Nitto e Claudia Mazzitelli – La Regina e l’architetto – che scandaglia in parole e immagini tutti gli aspetti più significativi di una regina a cui la città di Caserta deve di fatto la sua origine.
Suscita stupore anche che nel 1748 la Descrizione delle prime scoperte dell’antica città di Ercolano sia stata dedicata da Marcello Venuti al fratello della Regina, Federico Cristiano di Sassonia (Dresda, 1722 – 1763), re di Polonia ed elettore di Sassonia, che l’aveva accompagnata nel viaggio per Napoli.
Federico Cristiano è mecenate del pittore Mengs e dell’archeologo Winckelmann, che nel 1758 visita Caserta, Napoli e le antichità di Ercolano e Paestum, da poco scoperta. È un valente illuminista, appassionato di cultura come di musica, come la sorella, e in particolare di Johann Sebastian Bach. Nel suo diario si legge la frase: «I principi esistono per i loro sudditi e non i sudditi per i loro principi. La salute dei loro sudditi, il credito pubblico e un esercito bene armato sono la felicità di un principe».
