MILANO – Oggi diamo per scontato tutto, persino il nostro diritto all’istruzione o all’insegnamento. Eppure non si tratta affatto di possibilità scontate, perché soltanto nel Settecento i sovrani si posero il problema dell’istruzione e di un’educazione di qualità, come strumento di miglioramento delle condizioni culturali e sociali del popolo e garanzia della sua felicità.
Nel 1774 Maria Teresa d’Austria, la mamma di Maria Carolina regina di Napoli, emana un Regolamento generale per le scuole normali e da popolo e affida il compito di strutturare una buona istruzione pubblica a Carlo Firmian (1716 – 1782), già ambasciatore a Napoli durante il Regno di Carlo di Borbone (1753 -1758), inviato a Milano come ministro plenipotenziario della Lombardia.
Un uomo che ammiro, Firmian, anche perché è un appassionato collezionista d’arte e di libri e committente del pittore Carlo Bonavia. La sua collezione di volumi si divide oggi tra la Biblioteca Braidense – progettata dall’allievo di Luigi Vanvitelli, Giuseppe Piermarini, e aperta al pubblico nel 1786 – e la Biblioteca Universitaria di Pavia, dotata di un orto botanico e di diversi laboratori, forse sugli esempi del medico napoletano Francesco Serao.
L’ impegno di Firmian per l’ Educazione Pubblica si attua attraverso un Editto diffuso a Milano il 18 aprile 1780, intitolato: “Troppo importando al bene della pubblica educazione”. Nell’Editto si stabilisce che chiunque voglia continuare ad insegnare nella Scuola primaria pubblica debba:
1) sostenere un esame di idoneità presso il Reale Giannasio di Brera;
2) ottenere un’ Abilitazione all’esercizio dell’insegnamento e una Patente, rilasciata dal Regio Segretario del Magistrato Generale degli Studi.
La prova tiene conto del carattere dell’insegnante, che deve dimostrare buoni costumi e buona condotta, e delle abilità ortografiche e contabili. In mancanza di questi requisiti non è possibile aprire “Scuola di Leggere e Scrivere, di Aritmetica e di Lingua latina”, perché l’italiano non è ancora una lingua Comune.
Firmian opera in qualità di Consigliere intimo di Stato degli Imperatori, Soprintendente Generale e Giudice Supremo delle Regie Poste d’Italia, Rappresentante di Ferdinando d’Asburgo Lorena, fratello di Maria Carolina regina di Napoli.
Mi colpisce la parola “Italia”, che compare molte volte nei testi del Settecento, evidentemente più chiara agli austriaci di quanto non lo sia oggi a noi.
Nel 1797 il governo asburgico approva il Piano delle scuole primarie per ottenere il più bel diritto dell’uomo «che è quello di esser liberi» attraverso un’educazione pubblica e laica, che miri ad una “Repubblica delle Arti e delle Scienze”.
Il governo borbonico raccoglie lentamente questa eredità. Alla pubblicazione dell’Editto di Firmian, solo i principi sembrano avere un Sistema Educativo, basato su un insieme di attività che spaziano dalla pittura, alla musica, alla biblioteca, al teatro, al gioco, al museo, come dimostra il complesso di stanze a servizio di questa funzione, presente nella Reggia di Caserta. L’attività educativa a corte è affidata a un precettore, chiamato aio o aia, alla spagnola.
Se i figli di Carlo di Borbone – ritratti nelle quattro tele di Giuseppe Bonito della Reggia di Caserta – vengono educati dal napoletano Domenico Cattaneo della Volta, le principesse figlie di Ferdinando di Borbone e Maria Carolina sono affidate a Cristina Spinelli Barrile, principessa di Cariati e sorella di Clara Spinelli, principessa di Belmonte e pittrice alla corte dei Borbone.
Ai principi viene concesso anche il gioco e la vita all’aria aperta, che garantisce la salute! Altro che le ansie dei tempi moderni… Alle principesse viene persino consentito di giocare a Biliardo, posto alle spalle della Regia Biblioteca. Il gioco poi resta una costante anche nella vita degli adulti, come dimostra il fatto che già nel 1770 venga allestita una Sala per il Biliardo a Palazzo Vecchio per l’arrivo di Ferdinando IV di Borbone e della corte a Caserta…
Tale padre, tali figli quindi!
I principi della Scuola Pubblica, passando per i Ministero della Pubblica Istruzione, giungono agli articoli 33 e 34 della Costituzione italiana, che specificano che:
- la scuola è aperta a tutti;
- l’istruzione inferiore è obbligatoria e gratuita per almeno 10 anni;
- I capaci e i meritevoli, indipendentemente dalle loro possibilità economiche, devono avere garanzie di accesso ai gradi più alti degli studi.
Ai genitori spetta il gravoso compito di istruire ed educare i figli, perché l’istruzione è un DOVERE SOCIALE e uno strumento fondamentale per garantire l’uguaglianza sostanziale (reale) e la crescita democratica.
Non si sente l’eco dell’Emilio di Rousseau (1762)?

