Da Ferentino a Caserta: Tutto torna!

Caserta – Il 21 ottobre è stato presentato alla Reggia di Caserta il progetto «Tutto Torna!Nuove acquisizioni alle collezioni della Reggia di Caserta», curato da Valeria di Fratta e da Raffaele Orlando che il direttore della Reggia di Caserta Tiziana Maffei definisce come il frutto di «un principio di metodo e una dichiarazione di intenti» dell’istituto museale che deve ribadire «la propria funzione conoscitiva e la sua responsabilità pubblica». Una responsabilità che è soprattutto anche di rispetto professionale e istituzionale che spesso manca al museo neonato, in quanto è stato saccheggiato – a mia insaputa e senza che sia stata riconosciuta la mia proprietà morale – gran parte del materiale prodotto in amministrazione, pubblicato poi nel catalogo che ho acquistato al costo di 28 euro.

Mancano anche riferimenti importanti all’attività svolta e pubblicata dalla dottoressa Graziana Iadicicco, che in passato ha collaborato spesso con la Reggia di Caserta (cito qui almeno: Sugli inventari della Reggia di Caserta: nuovi nuclei collezionistici in «Per la conoscenza dei beni culturali. Ricerche di dottorato in Metodologie conoscitive per la conservazione e la valorizzazione dei beni culturali 2004 – 2009», Santa Maria Capua Vetere 2009, pp. 211 – 224).  

Ma desidero soffermarmi qui sulle due Allegorie della Sapienza e della Storia, attribuite dalla dottoressa Marianna Merolle rispettivamente a Carlo Brunelli e a Desiderio de Angelis (ma forse entrambe di Brunelli in quanto i pittori usavano firmare solo una delle tele che facevano parte di una serie o di una coppia), oggetto di diverse concessioni di rappresentanza istituzionale.

Dal 1962 in sottoconsegna presso la Questura di Caserta, le Allegorie vengono restaurate nel 1985 e inserite nel 2010 in un programma di valorizzazione del patrimonio artistico nazionale in contesti di alta visibilità internazionale. Per questa ragione sono scelte per abbellire gli uffici di Delegazione italiana delle Nazioni Unite e l’Ambasciata italiana a New York, dove restano fino al 2023, anno del loro rientro alla Reggia di Caserta.

Mi occupai io stessa a suo tempo di redigere il report che riportava i soggetti e la relativa sequenza inventariale storica (dal 1874 al 1978) per la ricollocazione nel contesto di provenienza, che individuai nella seconda sala della Biblioteca di Maria Carolina d’Asburgo a Caserta, dove in origine figurano due quadri a chiaroscuro su pareti tinte di verde.

Ho potuto ammirare solo ieri la cifra di Carlo Brunelli (CB) e la data interpretata come “1796” (ma che io leggo 1790). Nato ad Impruneta, a Firenze, e morto a Caserta nel 1806, Carlo Brunelli fa parte di quegli artisti che lavorarono alla corte dei Borbone, mai adeguatamente valorizzati in questi anni.

Di Carlo Brunelli e Desiderio De Angelis si parla a mio parere troppo poco.

Ho sottolineato più volte la necessità di approfondire l’attività di questi artisti non solo con il Direttore della Reggia di Caserta ma anche in alcuni convegni, che hanno avuto il risultato di riportare ad esempio alla Chiesa di Sant’Elena o della Croce a Caserta l’originale pala d’altare di Desiderio de Angelis (1743 – 1811), nato a Ferentino e probabilmente allievo di Francesco Quierolo, che lavorò alla corte dei Borbone dal 1776 al 1811.

Nel tentativo di favorire una rivalutazione della sua figura e costituire per la città nuovi attrattori turistici ho scritto alla Diocesi di Caserta, che ha finanziato il restauro della Chiesa di Sant’Elena, anche perché il 4 febbraio scorso è stata celebrata a Ferentino la Festa di Santa Maria de Mattias, nata nel 1805 a Vallecorsa (paese d’origine del padre) ma figlia di Ottavia de Angelis, originaria di Ferentino, e nipote del pittore Desiderio e di don Fedele, parroco della Chiesa di Sant’Ippolito a Ferentino, quest’ultimo fucilato nel 1799 a Piazza del Popolo a Roma per aver difeso i valori della cristianità quando la Capitale fu assediata dai giacobini durante la rivoluzione napoletana.

Camminando per le strade di Ferentino si può incontrare una targa a memoria dell’evento.

La famiglia dei De Angelis di Ferentino merita più attenzione, anche perché il pittore lavorò anche a Roma e suo fratello don Fedele fu maestro di retorica alla Scuola Umanistica della città.

Nell’Abbazia Cistercense alle Tre Fontane a Roma, dove si dice che sia stato decapitato San Paolo, si trova una Visione di San Bernardo firmata da Desiderio De Angelis, copia dell’originale di Giovanni de’ Vecchi (1592-1593) dipinta su committenza del cardinale Pietro Aldobrandini per la Chiesa del santi Attanasio e Vincenzo alle tre fontane (XII secolo). 

Tra le opere giovanili del pittore sono conservate a Capodimonte due sovrapporte con il Giorno e la Notte, mentre del 1776 è una copia della Scuola di Atene di Raffaello dei Musei Vaticani (soggetto poi ripreso dal pittore Füger nell’ultima sala della Biblioteca della Reggia di Caserta), che si trovava nella Galleria di Capodimonte con grande piacere del re (Archivio di Stato di Napoli, Casa Reale Amministrativa, Maggiordomia Maggiore, f. 2738, f. 12): tra i lavori noti più antichi del pittore.

Nel 1786 Desiderio De Angelis viene chiamato a dipingere la pala d’altare della Chiesa di Sant’Elena o della Croce a Caserta, nella zona detta della Santella, oggi ripristinata nella chiesa restaurata dopo essere stata a lungo conservata nei magazzini del Convento di Sant’Agostino a Caserta. 

(https://casertaweb.com/notizie/la-storia-della-pala-daltare-della-chiesa-santelena-caserta/)

Il quadro, che tradisce la conoscenza di grandi maestri, raffigura Sant’Elena e il ritrovamento della Vera Croce, tema diffuso nel corso del Rinascimento da Piero della Francesca e ritornato in voga presumibilmente grazie al Giubileo del 1750, quando Benedetto XIV fece restaurare la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, che fu residenza di Sant’Elena, madre di Costantino.

Nel 1787 Desiderio De Angelis affianca Carlo Brunelli nella decorazione degli appartamenti di Maria Carolina d’Asburgo alla Reggia di Caserta.

Dipinge le sovrapporte con puttini che giocano tra reperti di antichità nella Stanza delle Cameriste (1787); forse una delle due tele a monocromo della seconda sala della Biblioteca della Reggia di Caserta; il primo dei due Gabinetti angolari (1787) di Maria Carolina d’Asburgo, descritti anche da Sigismondo nel 1789, decorato con Episodi della Leggenda di Griselda, la pastorella andata in sposa al Marchese di Saluzzo, che per provare la sua virtù la sottopone a prove crudeli: un chiaro riferimento allo stato d’animo della Regina, probabilmente innamorata dell’ammiraglio Acton (come si deduce dalle cifre della Marina borbonica descritte su alcuni suoi arredi). Infine, due sovrapporte che riproducono le prime scoperte ercolanesi, dislocate lungo gli appartamenti, che tradiscono la formazione di Desiderio De Angelis nei cantieri di scavo dei Borbone e la conoscenza della cultura massonica della Regina.

Maria Carolina, inoltre, era molto devota a Sant’Elena, fondatrice del Monastero di San Gregorio Armeno, molto frequentato dalla regina di Napoli e dalle sue figlie.

Nel 1790, durante la direzione del tedesco Johann Heinrich Tischbein e del pittore di Capodrise Domenico Mondo, Desiderio de Angelis, probabilmente limitato dalla presenza a corte di Francesco de Mura e Giuseppe Bonito, viene nominato docente della Reale Accademia di Pittura di Napoli, riformata secondo il metodo di studio dall’antico.

Del 1794 è un arazzo conservato a Capodimonte che raffigura l’Apoteosi di Ferdinando IV e Maria Carolina d’Austria, tessuto dalla Fabbrica Duranti, che produce anche i tre arazzi disegnati dal pittore oggi al Palazzo Reale di Napoli, che rappresentano SoloneErmete Trismegisto e Licurgo, con chiaro riferimento al programma riformistico dei Borbone. Sempre alla Reggia di Caserta gli è attribuito il dipinto con Androclo e il leone. Nella Chiesa di San Paolo Maggiore a Napoli, nella seconda cappella a sinistra, gli è riferita un’Immacolata Concezione e San Michele Arcangelo che appaiono al Beato Tommasi.

Del 1799 è la pala d’altare con la Conversione di Sant’Ippolito della Chiesa di Sant’Ippolito a Ferentino, dove officiava il fratello don Fedele, e forse la pala con San Francesco di Paola, noto santo venerato dai Borbone.

La sua qualità di pittore e disegnatore è testimoniata da numerose stampe firmate di opere di Andrea Sacchi, che oggi si trovano a Capodimonte, all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma e in Lombardia, che lasciano intuire il legame tra Desiderio De Angelis e il Füger, che nel cantiere della Biblioteca della Regina Maria Carolina alla Reggia di Caserta (1782) pure cita spesso Sacchi.

Tra gli ultimi lavori noti di Desiderio De Angelis si segnala l’Assunzione (1801) in foto, conservata nell’Abbazia cistercense di Santa Maria Maggiore a Ferentino (crediti fotografici di Margherita Capponi), dipinta dopo l’uccisione del fratello Fedele. 

Infine a Ferentino lavorano gli architetti Tommaso de Marchis (Roma, 1693 – 1759) – che opera anche a Mandela nella Chiesa di San Vincenzo Ferrer dei Marchesi di Roccagiovine, e Giovan Battista Nolli (Como, 1701 – 1756), autore della Nuova Topografia di Roma (1748): entrambe figure molto vicine a Luigi Vanvitelli.

Quale occasione migliore del Giubileo per rivalutare con racconti e restauri il pittore e la sua famiglia, ricostruendo i collegamenti tra Ferentino e Caserta?

Si legga ancora:

Caserta e il Giubileo, un legame tra arte e storia | CasertaToday