SAN MARCO EVANGELISTA (Caserta) – Maurizio de Giovanni è un noto scrittore, soggettista di fumetti e sceneggiatore napoletano divenuto famoso per numerosi lavori editoriali tra cui i celebri romanzi e racconti del Commissario Ricciardi, de “I bastardi di Pizzofalcone” e di “Mina Settembre”.
Nei romanzi dal sapore poliziesco noir che raccontano dell’introverso Luigi Alfredo Ricciardi, ambientati nella Napoli degli anni trenta, troviamo una narrativa squisitamente coinvolgente che accompagna il lettore verso l’interiorità dei personaggi. Amore, rispetto, gratitudine, lealtà, serietà, spirito di sacrificio e senso del dovere sono solo alcune delle virtù che caratterizzano i tanti protagonisti delle bellissime storie. Il carattere riservato del commissario è la qualità che più lo allontana dal superuomo ma allo stesso tempo lo rende autorevole e decisamente capace nel suo lavoro. A rendere speciale il suo personaggio vi è poi l’eccezionale umanità che saggiamente lo aiuta nelle indagini. Ma la caratteristica che rende unico il commissario Ricciardi è quella di avvertire i fantasmi delle vittime di morte violenta nel luogo in cui è avvenuto il decesso: ascoltare le parole che continuamente ripetono lo aiuta a risolvere i tanti delitti su cui lui indaga per la Regia Questura di Napoli.
Molte delle opere di de Giovanni sono divenute delle seguitissime serie televisive. Dopo la fortunata “I bastardi di Pizzofalcone”, è appena terminata la messa in onda della fiction “Il Commissario Ricciardi”, del registra Alessandro d’Alatri, che vanta un cast composto da brillanti artisti come Lino Guanciale, Antonio Milo, Serena Iansiti, Peppe Servillo e Nunzia Schiano.
Tra gli attori della serie appare anche Fernando Lo Pio, tarantino di adozione ma dal DNA tutto casertano. Nando crede fermamente nella forza del teatro come mezzo educativo per contrastare la delinquenza giovanile attraverso l’espressione delle proprie emozioni parlando di sé come dei problemi sociali. Una forma di riflessione personale e collettiva insomma. Con questo spirito ha collaborato con successo al progetto di denuncia contro l’inquinamento a Taranto con il regista Armando Punzo. Negli anni ha coltivato la sua passione partecipando a numerosi laboratori teatrali e portando in scena opere di ogni genere, dal teatro classico, a quello introspettivo, a quello sperimentale.
Ci racconti quando e dove nasce la tua passione per la recitazione?
«Dobbiamo tornare indietro di parecchi anni per ricordare quando e dove nasce il mio amore per la recitazione. Avevo otto anni e vivevo a San Marco Evangelista, quando grazie ad un amico di famiglia sono andato in scena per la prima volta e provando quel particolare battito del cuore che solo il palcoscenico riesce a darmi ancora oggi».
Quale il tuo film preferito?
«In realtà ce ne sono tanti e mi risulta difficile indicare “il” mio film preferito. Ogni produzione cinematografica porta in sé un messaggio che arriva al cuore di ognuno in maniera diversa. Amo particolarmente i film italiani ma non disdegno le produzioni internazionali. Adoro tutto ciò che è recitazione».
Ognuno ha il suo idolo. Tu ti ispiri a qualche attore in particolare per le tue performances?
«Il mio attore preferito è il grande maestro Massimo Troisi. Il suo modo di “essere” uomo attore ha sicuramente contribuito alla mia crescita artistica. In ogni mia parte, però, preferisco non avere riferimenti. Mi piace poter determinare in prima persona le emozioni e le sensazioni dando sempre un’interpretazione personale ed autentica al ruolo».
Riesci a conciliare la tua passione con famiglia e lavoro?
«Recitare è una smisurata passione che mi consente di esprimere in maniera sana ogni emozione negativa e positiva. Svolta seriamente, senza mai tralasciare le mie responsabilità lavorative, richiede però molto tempo ed impegno e ciò purtroppo non sempre è compreso da chi ha hobbies diversi».
Parlaci della tua esperienza ne “Il Commissario Ricciardi”. Come ti sei ritrovato a recitare per la RAI?
«L’approdo al cinema e al mondo della fiction è arrivato per caso, contattato da chi ha visto il mio cuore camminare sul palcoscenico e mi ha offerto la possibilità di fare quello che amo. Nel caso de “Il Commissario Ricciardi” tutto è nato da un provino in cui il regista, Alessandro D’Alatri, cercava a Taranto un attore che sapesse parlare bene il dialetto campano. Il provino consisteva nell’interpretare alcune battute del personaggio di Ciruzzo, il fruttivendolo che poi ho impersonato nella serie. La mia prova è piaciuta al regista che ha cominciato da subito a donarmi tutta la sua arte e la sua competenza.
Un’esperienza unica. Le riprese si sono svolte per più mesi su vari fronti. Oltre a Napoli, le riprese si sono svolte anche a Taranto dove c’è stata l’occasione per far conoscere e valorizzare la bellissima città vecchia. Il set in cui ho lavorato era magnificamente organizzato in ogni particolare.
Credo che molto del valore e del successo che la fiction sta riscontrando sia dovuto alla cura meticolosa della fotografia, dei costume, del trucco, dei paesaggi, dell’arredamento e di ogni particolare che ci ha trasportati come in un sogno negli anni Trenta».
Come ci si sente a stare tra le stelle della televisione?
«Personalmente ho incontrato da parte di tutti una grandissima umiltà e collaborazione. Ciò mi ha permesso di sentirmi sempre a mio agio come in una grande famiglia. Devo essere sincero, non ho mai avvertito alcuna differenza tra me e i grandi attori presenti sul set».
Conoscevi già le storie scritte da Maurizio de Giovanni?
«Appassionato di recitazione, lo sono anche di lettura. Avevo già letto alcuni dei suoi romanzi e racconti. Adoro il suo stile di scrittura che ti trasporta a piè pari all’interno della narrazione».
Toglici una curiosità: ma alla fine nell’episodio “Il posto di ognuno”, dove sei comparso, a Ciruzzo piaceva o no Donna Lucia, la moglie del Brigadiere Maione?
«Il romanzo “Il posto di ognuno”, dice de Giovanni stesso, vuole rappresentare la stagione dell’estate in cui il sentimento predominante è la gelosia. Il mio personaggio non è altro che un simpatico fruttivendolo donnaiolo a cui non interessa solo Donna Lucia ma tutte le sue clienti. Ciruzzo è la causa scatenante del sentimento di gelosia che attraversa l’intero romanzo ma che poi si risolve con la vittoria dell’amore».
Hai progetti per il futuro? Altre fiction, film?
«Al momento sono impegnato con alcuni progetti. Purtroppo la pandemia ha limitato molto le attività in presenza ma sono sicuro che il futuro sarà più favorevole. Altre serie televisive, film? chissà… la mia vita artistica è sempre in divenire. È una passione che non si spegne mai, sempre alla continua ricerca di nuove prospettive».
