
CASERTA – Accolti dall’abbraccio e dal calore di volumi altisonanti egregiamente conservati nella biblioteca seminario vescovile di Caserta, abbiamo assistito all’ormai consolidata tradizione del premio “Le Buone notizie”, giunto quest’anno alla sua decima edizione.
Tra personalità illustri e nomi noti del mondo giornalistico e non, ci siamo sentiti tutti parte di un unico progetto: quello di seminare quanti più semi possibili per infoltire sempre di più il fertile campo delle buone e belle azioni dell’agire umano.
A volte si cerca la serenità o la soluzione alle proprie paure o squilibri interiori in asettici studi medici, sdraiati su un lettino nero di spalle ad un analista che ci segue col suo terapeutico silenzio, e mai penseresti che un semplice incontro di un evento, come quello del decennale di buone notizie, possa essere tanto benefico e curativo per la straordinaria ‘atmosfera che magicamente si viene a creare laddove ci si incontra non come professionisti e cattedratici professori, ma come persone dallo spessore umano così profondo che è impossibile non coglierne la bellezza.
Ecco perché un evento si trasforma in un incontro magistralmente congeniato da due grandi curatori di anime quali Lluigi Ferraiuolo e Michele De Simone che con garbo, simpatia ed arguzia ci hanno presentato i vincitori di quest’anno: Carlo de Blasio, Benedetta Rinaldi, Elisabetta Soglio e Flavia Taggiasco.
Personaggi molto noti, impegnati in attività lavorative prestigiose e famose come ad esempio la conduzione di Uno Mattina o la vice dirigenza di un tgr nazionale o come autrice di Matrix o come giornalista professionista del Corriere della Sera, ma in quel consesso nessuno rappresentava il proprio ruolo, poiché in ogni intervento c’è stata la condivisione di esperienze vitali così pregnanti e coinvolgenti che è impossibile pensare che non abbiano beneficamemte alimentato lo spirito di chi ascoltasse.
Il vicedirettore de Blasio, ad esempio, ci ha raccontato della sua esperienza a Londra quando ogni giorno, sul campo, si conquistava un nuovo contratto di un giorno e a piccoli pezzi ha costruito non solo la sua professionalità, ma innanzitutto la sua umanità; quella stessa che nel suo intervento ha riscaldato ed infervorato lo spirito combattivo, ma anche fragile, di tanti giovani giornalisti che arrancano nella quotidianità e spesso sono scoraggiati da forme contrattuali mortificanti e a scadenza.

Ci ha parlato di come la comunicazione, da verticale che era, si sia orizzontalizzata dando apertura ad una libera scrittura che spesso gode del cattivo gusto ed è più gossip che informazione. Non a caso la giornalista nonché conduttrice di Uno Mattina, Benedetta Rinaldi ci ha spiegato come la sua equipe lavori in stretta connessione col tg1 e si adoperi per approfondire e dare spazio a quelle notizie degne di un’attenzione maggiore non perché facciamo scalpore e attirino i curiosi, ma perché siano finalizzate ad una riflessione su quanto si possa fare per migliorare se stessi e gli altri.
Si mettono in mostra storie eroiche di piccoli e grandi uomini, di padri, di imprenditori, di operai, di professionisti che con i loro gesti hanno condotto a buon fine un percorso che sembrava non poter condurre a nulla di buono. Proprio di questo ci ha parlato la Soglio, responsabile Buone notizie del Corriere della Sera. Con la sua carica emotiva e il suo viso solare ci ha illuminato della sua luce, quella fatta di ottimismo e di grande speranza, nonché di spirito battagliero e tenace.
Con la sua Ammiraglia, così ha definito la propria testata giornalistica, che spiana un percorso troppe volte mortificato dalle tre S della stampa, sangue, sesso e sport, alla quale se ne aggiunge la quarta di soldi, la Soglio ci ha ricordato che le buone notizie sono la linfa vitale di un giornalismo attivo, fatto da testimonianze ineludibili per accrescere il valore ed il senso della notizia.
Come quella dello sminamento in Croazia per restituire ai campi l’antica e atavica accezione di portatori di fertilità, di vita, di rigenerazione, quella stessa che tocca faticosamente riconquistare quando si esce da un conflitto. La fine di una guerra non è mai una fine, ci fa riflettere la Taggiasco, ma al contrario è un faticoso inizio per ricostruire tutto quello che è stato distrutto, compreso il coraggio di rimettersi in piedi.
A fare da cornice a questi nobili interventi non poteva non essere il contributo del padrone di casa, il Monsignore Giovanni D’Alise, Vescovo della Diocesi di Caserta e Presidente Onorario del decennale. Le sue parole, infatti, sono state la sintesi perfetta di tutti gli interventi dell’incontro perché ha voluto sottolineare, con grande semplicità, che ogni persona è ed incarna un valore che è parte di un bagaglio dal quale non possiamo prescindere in quanto è così costitutivo di noi stessi da renderci unici e portatori di altri valori.
A chiudere l’incontro è stata La buona notizia dell’anno: il Bullone, giornale della Associazione near onlus-Milano, con la sorpresa di ricevere in sala Ada e Chiara, due giovanissime giornaliste in erba che con la loro spontaneità e freschezza ci hanno spiegato che cos’è il Bullone e come l’associazione B.Livers, un gruppo di ragazzi affetti da gravi patologie croniche, sia esempio e testimonianza di ciò che si può fare attraverso i semi del buon agire.
Ogni buona azione è un bullone che contribuisce a sostenere strutture che ci auguriamo essere sempre più alte e solide. In un clima di festa e gioiosità sono stati consegnati gli originali premi consistenti in una scultura in bronzo ritraente la Caserta antica e, nel plauso di tutti, sono stati ringraziati gli ospiti, tra i quali c’eravamo anche noi: Liceo Scientifico Nino Cortese di Maddaloni.
