Caserta, la scienza al tempo di Carlo

CASERTA – Si è tenuto ieri, nella monumentale cornice della Cappella Palatina della Reggia di Caserta, il secondo di una serie di incontri dedicati alla figura di Carlo III, di cui si ricordano i 300 anni dalla nascita, ed al contesto culturale del suo periodo di regno. L’appuntamento di ieri si è contraddistinto per la tematica suggestiva del panorama scientifico ed astronomico che circondò l’età di Carlo. A guidare i presenti in questa fantastica visita è stato il Prof. Massimo Capaccioli, astronomo e docente del Dipartimento di Scienze fisiche della Università Federico II di Napoli.

Ad introdurlo è stato l’instancabile Direttore della Reggia di Caserta Dott. Mauro Felicori. Il Direttore, nel suo intervento, ha sottolineato come “la scienza rappresenti, per certi aspetti, la cenerentola delle politiche culturali”. Felicori ha poi presentato l’illustre ospite ricordando, tra i suoi titoli, la direzione dell’Osservatorio di Capodimonte.

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Nella prima parte del suo intervento, il Prof. Capaccioli ha spiegato quali furono i sintomi e le esperienze necessarie per lo sviluppo della rivoluzione scientifica ed astronomica: un percorso che ha analizzato, in maniera sommaria, attraverso Keplero, Giordano Bruno, Galilei, Newton, le più importanti esperienze che portarono alle scoperte più sensazionali dell’epoca.

Nella seconda parte il docente ha analizzato gli aspetti e gli effetti che la rivoluzione scientifica ebbe su Napoli, sia antecedenti che posteriori a Carlo III. Nonostante il dominio spagnolo, Napoli nel ‘600 annoverò molte personalità di rilievo del mondo scientifico ed astronomico, cominciando proprio dal nolano Giordano Bruno, arso vivo sul rogo il 17 febbraio 1600, proseguendo con Tommaso Campanella che scrisse “La città del sole”, e con Francesco Fontana che fu un ottimo costruttore di lenti per cannocchiale, considerato “il più bravo d’Europa”.

Una volta seduto sul trono di Napoli, Carlo “mette mano a molte cose”, anche se, come ha detto il professore, “dal punto di vista scientifico non fa un gran che, anche perché il re è impegnato in tutt’altro genere di impegni amministrativi”.

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Qualcosa in campo scientifico si muove con l’erede di Carlo, il figlio Ferdinando, che dà grande sviluppo a molteplici attività scientifiche: cartografia, cantieristica, il complesso di S. Leucio rappresentano indizi si uno sviluppo tecnico e parzialmente scientifico, anche se non si ritrova traccia di uno sviluppo anche astronomico. In questo periodo, tra il regno di Carlo e quello di Ferdinando, vanno sicuramente ricordati alcuni personaggi come, l’abate Celestino Galiani, che studiò anche i testi di Newton e creò un’accademia, Antonio Genovesi e Raimondo di Sangro Principe di San Severo.

Fu con la Rivoluzione del 1799 e poi con l’occupazione napoleonica che Napoli conobbe una fioritura dell’interesse astronomico. Fu Gioacchino Murat, infatti, che ebbe l’idea di edificare un osservatorio nella zona di Capodimonte, e ne iniziò la costruzione. Contemporaneamente a questi fatti, in Sicilia, dove si era rifugiato, Ferdinando dà man forte all’osservatorio di Palermo grazie anche ad una delle personalità più eminenti e astronomicamente preparate dell’epoca, il presbitero Giuseppe Piazzi, che, proprio all’osservatorio di Palermo, scoprì per caso Cerere.

Con il ritorno dei Borbone a Napoli, Ferdinando modifica l’edificio dell’osservatorio e lo porta a termine. Fu con il nipote di Ferdinando I, Ferdinando II, che l’osservatorio conobbe una stagione di grande stagione sotto la guida dell’astronomo Giuseppe Capocci che lo guidò fino al 1848, anno in cui lascia Napoli e diventa deputato del regno sabaudo.

Concludendo il Prof. Capaccioli ha ricordato come la storia di Napoli, ma anche del Meridione, sia un’alternanza di alti e bassi dove “gli alti coprono periodi brevi ed i bassi periodi purtroppo lunghi”.

I prossimi appuntamenti per questa serie di conferenze sulla figura di Carlo saranno: “Gli artisti di Carlo” il 5 maggio con il Prof. Riccardo Lattuada, “L’architettura ai tempi di Carlo” il 12 maggio con il Prof. Paolo Giordano, e “I Musei di Carlo: da Parma a Napoli” il 26 maggio con la Prof.ssa De Castris.