L’esposizione di Paolo de Santi a Ischia

NAPOLI – C’è una mostra molto particolare quest’estate al Gran Hotel Re Ferdinando di Ischia, l’esposizione di quadri di Paolo de Santi, il pittore dei sogni. Conosciamolo meglio: se l’incontri capisci subito di esserti imbattuto in una persona particolare. Ti scruta e parrebbe esaminarti da capo a piedi, poi di abbraccia e t’invita a chiacchierare. Ti fa sentire accolto e a tuo agio. E’ un simpaticone, quando racconta aneddoti familiari. E pensi “è un artista nato!”. Nato a Napoli, nell’agosto del 1951, Paolo de Santi agli inizi degli anni Sessanta si traferisce con i genitori e i fratelli a Milano. Qui frequenta il liceo artistico e l’Accademia d’Arte, le prime mostre, i primi consensi. La sua pittura s’ispira all’artista dei fratini, quel Norberto di Spello amato tanto anche da Cesare Zavattini, e che alla fine degli anni sessanta ebbe un grande successo alla galleria Vitruvio di Milano. Lì Paolo de Santi, lo conosce e si presenta, gli presenta le sue opere e Norberto lo incoraggia a proseguire.

 

De Santi si trasferisce da Milano a Bruxelles. Un’esperienza importante e formativa. Ma attratto dai colori e dal profumo del mare della sua terra, torna a Napoli. La magia dei colori e dei paesaggi assolati è nei suoi quadri che sembrano finestre aperte su squarci di mare e di città costiere, luminosissime e ridenti. Un po’ Napoli, un po’ Rodhi o Mikonos.  L’azzurro del mare e del cielo e il bianco delle case. Il paesaggio reale piano  piano si trasforma e diventa il mondo dei sogni, quasi quell’ “isola che non c’è”, dove la vita si popola di gioco e di gaiezza. Sì, perché questo signore con la barba rossa, ben piantato e sornione, ha scelto un soggetto ricorrente, i protagonisti dei suoi dipinti: soldatini, barchette di carta, aquiloni, pupazzi…

Così, confusi fra le case, dietro un ritratto di Dante Alighieri; tanti giocattoli spuntano sorridenti o sorpresi dietro un muretto, oppure sbucano in primo piano, come fossero lì per un selfie sullo sfondo incantato di un azzurro rarefatto. Sembrano disegnati con i pastelli colorati che si usano a scuola e sono dipinti a olio, miscelati direttamente sulla tela, perché è come se dalla tela prendesse vita il paesaggio: “Il sabato del villaggio”, “Golfo magico”, “La strada gialla”, “I tre naufraghi”. Insomma un tappa che consigliamo a chi ama l’arte e la spensieratezza, per qui il connubio è davvero riuscito bene.

Stefania De Bonis