Caserta, Il Santo Padre e la visita alla Diocesi di Caserta 23 maggio 1992

Di Michele Schioppa

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CASERTA – Oggi 23 maggio 2015 ricorre un doppio anniversario, da un lato il sacrificio del Giudice Falcone dall’altro la Visita a Caserta, in segno di benedizione di quelli che poi saranno anni di forte umanesimo cittadino, di San Giovanni Paolo II. Il tutto il 23 maggio 1992, giorno in cui vivevo a pieno la mia esperienza di seminarista e che con queste brevi note voglio rivivere e condividere, “a mò di testimonianza di un giovane…” quella che è stata la Visita del Santo Padre. Visita che segna indubbiamente una Data storica del secondo Millennio in Terra di Lavoro.

 

Le note che seguono furono scritte a distanza diversi anni fa ovvero a metà dell’anno 2000 e quindi vanno contestualizzate a riflessioni maturate quindi anni fa. Eccole:

 

La visita del santo Padre alla Chiesa di Caserta ha, in un certo senso, coronato quest’ultimo decennio della Chiesa casertana.

Inizialmente ero tentato di scrivere che è stato l’Evento dello stesso periodo anche se, poi, mi sono reso conto che ‘il rinnovo’, ‘la profonda crescita della stessa Chiesa’, vada ad essere considerata almeno al pari. Infatti, tanto la Chiesa di concerto con le istituzioni civili, o viceversa (a seconda se si intende il discendente di Pietro, o il capo di uno Stato) possono invitare il Santo Padre nella nostra Terra più volte anche in brevi lassi di tempo; quanto è raro che ci si trovi innanzi ad un ‘rinnovamento’ ed ad un’apertura di una Comunità.

Io stesso nel settembre 1991 (data d’ingresso in seminario), se pur piccolo e nuovo dell’ambiente, sentivo nell’aria il processo di crescita avviato da poco più di un anno.

Veniamo ora alla motivazione che mi ha portato alla redazione di questa nota-testimonianza su un momento storico della nostra Diocesi.

Qualche mese fa mi sono finalmente adoperato nel riordinare materiale cartaceo di diversa natura raccolto da quello stesso settembre a tutt’oggi. Scatole piene zeppe e presenti in diversi angoli della casa hanno trovato una sistemazione in una scaffalatura grazie ad una cernita ‘ragionata’.

Nel mentre mi adoperavo in tal senso ho trovato diverso materiale relativo a quel famoso 23 e 24 maggio 1992.

Diversi appunti che (destinati ad una pubblicazione che doveva curare uno studioso ‘vicino’ alla Curia Diocesana, della quale non ho dopo un primo accenno più saputo niente) erano in una cartellina, ed alla loro vista ho pensato subito di risistemarli.

A questo punto inizia la vera e propria testimonianza della visita con un’opportuna premessa circa il significato, a mio parare, della venuta del Sommo Pontefice.

Dopo più di un secolo dall’ultima venuta di un Papa a Caserta nel maggio 1992 Giovanni Paolo II  è stato nella Diocesi di Caserta.

Infatti, l’ultimo pontefice a venire a Caserta è stato Pio IX che recandosi dai Borbone celebrò la santa messa di Natale nella reggia vanvitelliana, nell’anno 1849. Un mese prima lo stesso pontefice recandosi sempre da Borbone, accompagnato da Ferdinando II ha modo di fare un tratto con il treno che lo porterà a Maddaloni, da quì, probabilmente dopo una breve visita, si porterà nella  casa reale casertana.

Naturalmente diversi pontefici, due per tutti Benedetto XIII e Giovanni XXIII, si sono portati nella nostra terra, nella fattispecie prima dell’elezione a Capo della Chiesa Cattolica. Nulla toglie che pur non avendo testimonianze altri pontefici, oltre quelli detti, predecessori o successori, abbiamo solcato i nostri confini.

Quel 23 e 24  maggio Giovanni Paolo II, proveniente da Nola, poi diretto a Capua, ha visitato la nostra città come capo della Chiesa Cattolica e capo di uno Stato. In verità il motivo per il quale il Papa è venuto  nella nostra Terra è stato offerto dalla celebrazione della ricorrenza di un centenario di un Concilio tenuto a Capua, durante il quale si discusse della Verginità della Madonna.

La presenza del pontefice, all’invito di Mons. Diligenza, vista la profonda devozione mariana, ha ulteriormente sancito l’attaccamento, in termini devozionali, alla Madonna. In questo contesto, rallegrando la nostra Chiesa, il pontefice ha accolto l’invito a fermarsi nella città casertana.

Tutto ciò in un momento in cui le difficoltà spirituali, forse, ma certamente quelle materiali, avevano bisogno di una voce di speranza per risorgere per permetterci di diventare una grande comunità. In un’atmosfera in cui la provincia di Terra di Lavoro spicca quale ultima di quelle italiane in diverse realtà.

In questi termini va vista la venuta del Santo Padre, quale voce di speranza per trovare la forza della ricostruzione non solo della città, in senso lato, ma di tutta la provincia, nel vero e proprio senso del termine. Il Papa ha portato un messaggio di speranza ma soprattutto di rinvigorimento nell’avere Fede a Gesù Cristo ed alla sua Chiesa. Come Pietro volle confermare la fede dei discepoli così il Papa ha voluto aiutarci a credere, a sperare ad amare. Il suo messaggio è stato importante perché indicava la strada per vincere la violenza nella storia della nostra terra e costruire la Civiltà dell’Amore. La Sua Presenza ci ha offerto la forza e la possibilità di dire basta alla cultura della morte perché solo attraverso l’Amore gli Uomini possiamo Cambiare la Vita.

Concludendo, la venuta del Santo Padre si è preposta di farci diventare buoni ascoltatori di un annuncio al fine di essere realizzatori della ‘Verità’ che lo stesso ha messo in pratica: ‘l’Evangelizzazione e la Testimonianza della Carità’.

Definire quando effettivamente siano iniziati i preparativi per la venuta del Santo Padre non è possibile. Possiamo in ogni caso partire dalla redazione dell’atto deliberativo del consiglio comunale casertano con il quale si chiede la partecipazione dello stesso pontefice.

La stessa è datata 14 giugno del 1991, ed ha riscontro con una comunicazione della Segreteria dello Stato Vaticano, a firma di Mons.  Crescenzo Pepe, solo del 27 marzo 1992. Percui cercherò di seguito di ricordare gli eventi che direttamente o indirettamente, da seminarista, mi hanno coinvolto. In certi casi, per motivi diversi, seppur marginalmente.

Va ricordato che l’apparato organizzativo che ha permesso la buona riuscita dell’appuntamento era sistemato nel sala che attualmente ospita la biblioteca del seminario vescovile, da poco al tempo ristrutturato1 .

Il 30 aprile di quell’anno l’Acli-Cisl, e l’Azione Cattolica presso la Cattedrale hanno organizzato una veglia di preghiera, “Il Lavoro, Testimonianza di Carità”, in attesa del 23 maggio. A distanza di una settimana circa, il 5 maggio, ci fu l’incontro presso il salone S. Augusto di tutto il clero diocesano per definire gli ultimi preparativi. L’indomani presso lo stesso luogo,e per lo stesso motivo, sia i diaconi sia i ministri straordinari dell’Eucarestia della Diocesi ebbero modo di essere convocati.  Motivazione e luogo che si avrà nuovamente il 7 maggio con la partecipazione delle religiose della Diocesi. L’8 maggio il movimento di volontariato vincenziano e l’associazione Maria Cristina di Savoia presso lo stesso salone si sono riuniti per la finalità di cui sopra.

Nella stessa serata nel duomo casertano Mons. Nogaro incontra i giovani missionari in attesa della venuta del santo padre, trattando il tema “Io sarò con Te… il mio Amore è Fedele”.

Il gruppo dei giovani missionari nasce come necessità della diffusione della parola del Salvatore nella Comunità, ed è in un certo senso collegato alla venuta del pontefice.  Altri due incontri preparatori si avranno l’11 maggio: l’uno dei medici, infermieri e volontari; l’altro degli educatori Acr.

Il 14 maggio è la data, per ciò che riguardava noi seminaristi, più entusiasmante dei preparativi. Infatti, alle 16.30 di quello stesso giorno Mons. Piero Marini, Maestro delle cerimonie liturgiche pontificie, con don Enrico, suo assistente, si sono portati presso il seminario al fine di prepararci alla celebrazione del 23 maggio in piazza Carlo III.

I due, scortati da diverse volanti, sono venuti accompagnati da sei giovani sacerdoti. Al loro arrivo, rammento che sono stati ospitati da mons. Nogaro e solo successivamente ci siamo portati tutti nella cappella del seminario, in un primo momento destinata ad ospitare le prove.

Lì giunti però alla perplessità circa la poca adeguatezza logistica per le prove è subentrata la possibilità, poi perseguita, di portarci nel presbiterio dell’adiacente cattedrale. Prima di portarci nella cattedrale mons. Domenico Vozza ci presentò, uno per volta, allo stesso cerimoniere.

Dopo aver fatto le prove, tutti gli undici seminaristi impegnati per il servizio si decise di rinnovare le stesse prove alle 16.00 del venerdì 22 maggio sul palco destinato alla celebrazione.

All’interno del seminario nei momenti di preghiera e non solo si è portata la nostra attenzione sull’evento che si stava per vivere. La presenza di don Silvio Verdoliva e don Valentino Picazio, l’uno padre spirituale e l’altro rettore, è stata molto incisiva.

Due, se non di più, settimane prima dell’evento la nostra cappella, “Seminari Sacellum”, è stata tappezzata di panelli di legno destinati ad essere usati per la mostra di don Battista Marello, la cui opera centrale, l’Angelo portaPapa, tanto per la base quanto per la sistemazione ha causato non pochi problemi2.

Tra le altre cose ricordo che, essendo allergico a qualche sostanza di quel legno, essendo anche il responsabile della stessa, ebbi non pochi problemi. In questa atmosfera si arriverà al 23 maggio.

La notte tra il 22 e 23 con dei fari la struttura del seminario fu tutta illuminata e diversi agenti delle forze dell’ordine restarono a vigilare tanto all’interno quanto all’esterno.

Era divertente essere, in un certo senso, in una roccaforte e già si pensava all’indomani quando si sarebbe dormiti un piano sotto quello che ospitava il Santo Padre, anche se poi all’ultimo momento ci fu detto di doverci allontanare dopo la celebrazione. Qualche giorno prima quello dell’evento fumo muniti di ‘pass’ per la celebrazione di piazza Carlo III e per l’incontro del Santo Padre con i Giovani Missionari del 24 maggio.

Il Santo Padre arriverà in piazza Dante alle ore 16.00, e dalla stessa si allontanerà dopo quaranta minuti circa, infatti, alle 16.46 si troverà davanti la reggia vanvitelliana a benedire la statua della Madonna del Redentore che dopo la celebrazione sarà trasportata con processione nella chiesa degli O.M.I. di Maddaloni, da dove sarà poi prelevata per essere posta sul monte San Michele.

Alle ore 17.00 Sua Santità entra nel circolo ufficiali  dove lungo il corridoio incontra i seminaristi servienti omaggiandoli di una coroncina e benedendoli. Alle 17.20 esce dalla sala predisposta per la sua vestizione, dove era entrato dieci minuti prima, e si porta nel corridoio dove i seminaristi ed i sacerdoti sono pronti ed in attesa.

Per le 17.30 è sul palco e dopo tre minuti è già alla benedizione dell’altare. La santa messa ha termine alle 18.45 circa, e dopo un paio di minuti lungo la scala del palco tutto il clero con il santo padre si pone per la foto di gruppo ricordo. Alle 19.03 entra nuovamente nel corridoi per svestirsi.

Noi seminaristi ci intratteniamo qualche minuto per consumare le delizie preparate dalle religiose nella sala predisposta per la nostra vestizione e subito dopo ci portiamo nuovamente in seminario, riuscendo a passare le transenne mostrando continuamente il nostro ‘pass’.

Alle 19.15 circa, nel frattempo, il Santo Padre si affaccia dalla balconata del palazzo reale per il saluto alla comunità dei fedeli. Alle 20.30 la ‘papamobile’ entra nel portone del seminario tra l’esultanza e gli applausi dei fedeli presenti lungo le transenne.

Dopo cinque minuti di saluti ai presenti sotto il portone del seminario è la volta dei seminaristi, tutti vestiti di talare.

Nel mentre gli altri seminaristi si fermano all’ingresso mi preoccupo di precedere don Battista che accompagna il Santo Padre ed altre autorità religiose ad ammirare la sua mostra nella cappella.

E’ stato emozionante quando ho aiutato con la mano il Santo  Padre a scendere le scale per accedere alla cappella. Da quel momento, con don Battista, ricordo di aver preceduto, fino all’ingresso nella cappella e durante il momento della visita della mostra, il Papa.

Lì nella cappella alle 20.47 don Marello spiega al Santo Padre la statua dell’Angelo portaPapa e dopo due minuti allo stesso ospite fa disegnare la croce e fa firmare la forma di creta precedentemente preparata, e presente sulla mensa della stessa cappella.

 

Nella Foto don Battista spiega al Santo Padre il file di quella che oggi è una “reliquia”.

Nella Foto il Santo Padre fà il segno della Croce e firma quella che oggi è una “reliquia”

Ecco la “reliquia” fotografata subito dopo, della stessa furono realizzate anche delle cartoline numerate.

 

Riprendiamo la cronaca.

Alle 20.45 il Santo Padre, con tutto il suo seguito, esce dalla cappella e si porta nell’appartamento del vescovo.

Dallo stesso scenderà alle 21.03 per portarsi a cenare nel refettorio del seminario3 .

Per il 24 maggio va ricordato che il Santo Padre alle ore 7.55 si è portato a pregare nella cappella dell’Addolorata  nella cattedrale, e dopo sei minuti, con l’esultanza dei presenti si è portato nel presbiterio, per il saluto  ed il suo discorso. Alle 8.24 è iniziata la recita del Padre Nostro, con relativa benedizione.

Alle 8.28 il Papa si è diretto verso l’uscita passando tra una folla sterminata di giovani, ove ognuno a sua modo cercava di salutarlo o comunque di toccargli la mano. Alle 8.40 la macchina per Capua con il Santo Padre parte alla volta della sede della celebrazione conciliare. In questo modo, per un discorso di cronaca, finisce la visita.

La visita concettualmente segnerà l’inizio di una fase più intensa e il continuo di una già avviata di rinnovamento della Chiesa casertana, come riferivo all’inizio.

Da seminarista probabilmente ho vissuto di più questo momento rispetto ad altri miei coetanei ma certo è che è stato “un momento di forte crescita”. Altre volte ho incontrato il Santo Padre, anche nel Seminario Gregoriano di San Giovanni in Laterano a Roma, o in piazza San Pietro in Vaticano, ma l’appuntamento casertano resta unico.

Ho preferito ridurre a poche note questa testimonianza, pur avendo la possibilità di incrementarla notevolmente, perché ritengo che in occasione del decimo anniversario ci sia bisogno di rivivere, con tante testimonianze, quest’evento, da qui il mio testo che si pone quale sprono.

Spero di non aver annoiato chi legge, dopo tutto ho raccontato solo due giorni dell’esperienza di seminarista, se dovessi presentarla tutta, considerando che è totalmente segnata da eventi positivi e di forte crescita ci sarebbe bisogno di qualche centinaio di fogli in più.

 

Nella foto lo staff che ha reso possibile la buona riuscita della Visita Pontificia, in un momento di pausa con Mons. Francesco  Cuccarese, già Vescovo di Caserta. Manca nella foto Angela Saulle.

 

Questa foto è stata scattata nella Cattedrale di Caserta, 7 dicembre 1994. I seminaristi con il Rettore al centro, don Valentino Picazio, rappresentano il gruppo che ha preso parte alla celebrazione del Santo Pontefice il 23 maggio 1992.


1 Per ciò che riguarda il corridoio sopraelevato bisognerà attendere il giovedì santo dell’anno successivo, allorquando per renderlo disponibile nella detta data si dovette lavorare giorno e notte per un intera settimana.

2 La statua in un primo momento dopo la mostra fu posta nel piazzale del seminario e solo successivamente all’esterno della porta laterale dello stesso edificio.

3 Il menù è stato preparato dall’ “antica locanda Massa… dal 1848” e prevedeva: prosciutto d’irpinia – mozzarella dei Mazzoni, sformato di tagliolini alla “Franceschiello”, spigola in “Bellavista”, patate lesse, affettato di frutta e pastiera casertana. Per bere, invece, prevedeva: vino Falanghina di “Villa Caracci” (Villa Matilde) ed acqua minerale “Santagata”.