Il dono di un semplice Sì. La testimonianza di Hicham Ben’ Mbarek al Premio Le Buone Notizie

CASERTA – Alessandro Barbano, direttore de Il Mattino; Lucio Brunelli, direttore di Tg2000; Renata Maderna, vicedirettrice di Famiglia Cristiana; e Paolo Ruffini, direttore di Tv2000 sono stati i vincitori dell’edizione 2015 del Premio «Le Buone Notizie». Il riconoscimento è l’unico in Italia a premiare le «buone notizie», cioè non solo l’informazione corretta e completa, ma anche quella pronta a fare un passo in più raccontando la normalità positiva della società. Grazie alla collaborazione del blog “Buone Notizie” del Corriere della Sera, quest’anno il Premio «Buone Notizie», giunto alla settima edizione, oltre a scegliere i «buoni» giornalisti, ha premiato anche per la prima volta la «Buona notizia» del 2014 grazie alla collaborazione con il blog e la rubrica «Buone notizie» del Corriere della Sera, con l’idea di diffondere sempre di più il racconto delle storie positive che spesso si perdono nel marasma dell’eccezionalità e della cronaca, perdendo la loro carica positiva, eleggendone idealmente una a icona per un intero anno.


La novità di questa edizione è stata la premiazione non solo dei giornalisti, ma anche della notizia e la «Buona Notizia» che ha avuto il riconoscimento della giuria ha riguardato la storia di un ragazzo marocchino, Hicham Ben’Mbarek, il quale, dopo aver avuto sette attacchi di cuore in mezz’ora su un campo di calcio per dilettanti, è riuscito a raggiungere l’ospedale dove è rimasto vari mesi e a trovare un cuore “nuovo”, quello di un italiano.


“Sono un musulmano con il cuore di un cristiano”, questo ha affermato con orgoglio Hicham ed questa è la buona notizia premiata. In un periodo in profondo affanno di solidarietà, distensione ed integrazione, l’esperienza raccontata in quelle parole è il messaggio più eloquente di tante parole. Hicham Ben’Mbarek è stato presente alla premiazione affiancato da Gianluca Testa, il giornalista che ha messo in evidenza la sua storia: la storia di un ragazzo semplice arrivato in Italia su un gommone, testimonial dell’AIDO e che vuoi per il destino vuoi per il fiuto magistrale di Gianluca Testa, si è trovato alla ribalta dopo i tragici eventi successi a Parigi a condannare gli eventi successi e a parlare di pace, integrazione, rispetto e tolleranza prima a Porta a Porta, e poi a dare testimonianza della sua vita a Caserta davanti a una platea attenta e visibilmente commossa.


Hicham è stato la ciliegina sulla torta della serata condotta e moderata magistralmente dal giornalista Luigi Ferraiuolo e che si snodata sull’analisi molto esaustiva del giornalismo attuale, sull’ esigenza di diffondere più buone che cattive notizie e sulla necessità di aggiornamento continuo del’attività giornalistica per sopravvivere nel marasma delle informazioni che arrivano da tutti i lati e si diffondono velocemente  su Internet.

 


Hicham ci crede alla convivenza pacifica e a un futuro migliore. Crede ancora che sia possibile dialogare, costruire, sognare anche se non è facile perchè per costruire ci vuole tempo ma a distruggere basta poco. Crede che per fare ciò basta fare le cose insieme nel rispetto delle usanze dell’altro, superando le diversità (e le difficoltà). «Sono arrivato in Italia su un gommone e ho deciso di rispettare le regole di questo paese» ha  aggiunto. Si è integrato, ha giocato a calcio e ha costruito una famiglia e un’azienda di successo. «Ma la cosa più bella – ha precisato – è stata quel “Sì” incondizionato della madre che ha dato il consenso affinché fossero donati gli organi di suo figlio. Lo ha detto senza pensare chi li avrebbe ricevuti. Non le interessava che fossero di un ebreo, di un cristiano, di un buddista o di un musulmano. Proprio come me. Quel gesto d’amore incondizionato ha restituito molte persone alla vite.  Mi ha riportato  alla vita e ha permesso di nascere anche ai miei figli E se tra poco sarò padre per la terza volta è grazie a lei. E al cuore di suo figlio».


Tra pochi giorni nascerà il suo terzo figlio. Tre bambini, esattamente come nella «famiglia ideale» di Papa Bergoglio. Hicham Ben’ Mbarek, il trapiantato musulmano nel cui petto batte il cuore di un cristiano, chiamerà il bambino Adam Francesco. Due nomi, due religioni e una speranza nel cuore: l’integrazione.

 

«Abbiamo scelto di dargli un nome islamico e uno cristiano – ha raccontato Hicham – Sono musulmano, ma desidero poterlo battezzare. E lo vorrei portare anche dal Papa. Del resto Bergoglio mi piace, è una grande persona. Per questo darò il suo nome a mio figlio».


Hicham ha dedicato a colei che lo ha riportato alla vita e che ha permesso che la vita continuasse con i suoi figli, a lei e a sua figlia il Premio Buona Notizia dell’anno, una scultura in bronzo, un cuore stilizzato inciso  dall’artista Battista Marello. Noi osiamo sperare che un giorno Hicham possa conoscere questa persona straodinaria che con un semplice “Sì” ha permesso tutto ciò e colmare con tanto amore il vuoto lasciatole dalla perdita del suo amato figlio e insieme percorrere la strada del’amore reciproco del rispetto e della tolleranza  tra i popoli, verso un futuro migliore per Tutti.