Caserta, aperto l’Anno Accademico del Corso Comunicazione per addetti stampa con oltre 200 persone

CASERTA  – L’etica del giornalista: l’esempio di Emilio Rossi. E’ stato questo il filo conduttore della lectio inaugurale del Corso di Comunicazione per Addetti Stampa del Terzo Settore, Ecclesiali e Istituzionali dell’Istituto superiore di Scienze religiose “San Pietro” di Caserta in programma venerdì 2 dicembre nella Biblioteca del Seminario di Caserta in piazza Duomo davanti a una sala strapiena, con oltre duecento persone.

 

 

Per l’occasione sono intervenuti Emmanuele Milano, già direttore di Rai1 e vicedirettore generale Rai, tra gli inventori di Domenica In e Fantastico e tanti altri programmi; Andrea Melodia presidente nazionale dell’Unione cattolica della stampa italiana e il presidente dell’Assostampa di Caserta Michele De Simone che ha sottolineato l’importanza della presenza di alcuni documenti quali ad esempio la carta di Treviso, la carta della Pubblicità, dei doveri dell’informazione economica e sul rischio di sbattere il mostro in prima pagina.

 

Nel corso dell’incontro è stata ripercorsa la storia della Televisione attraverso l’esperienza di Emilio Rossi che è entrato in Rai nel 1956 ed è stato il primo direttore del Tg1dopo la riforma del 1975. Ad introdurre i lavori è stato don Nicola Lombardi direttore dell’Istituto Superiore di Scienze religiose mentre a fare da moderatore è stato il direttore del Corso di Comunicazione dello stesso Istituto Luigi Ferraiuolo e a presiedere i lavori il vescovo di Caserta Pietro Farina che ha sottolineato come “il grande valore è la verità. La libertà fine a se stessa non porta da nessuna parte. Occorre fare sintesi. La libertà è il grande valore. La chiesa arriva a tutti gli uomini, a tutto l’uomo. Noi cattolici ci interessiamo dei fatti ed è importante l’inserto della diocesi all’interno di un giornale. La dimensione locale con la dimensione universale. Non dobbiamo limitarci al nostro campanile. Voglio vivere, avere un progetto di vita, lo sforzo non è un semplice sforzo comunicativo. Apertura all’uomo nell’interezza”.

 

Si è parlato anche della lottizzazione di un ente radiotelevisivo e della storia della televisione e anche del fatto che se si fanno i telegiornali tenendo conto della punta dell’auditel non si va da nessuna parte. La vicenda dell’attentato che subì Rossi non fu una cosa da poco: venti colpi nelle gambe in via Teulada inferti dalle brigate rosse. Erano gli anni della guerra del terrorismo quando Emilio Rossi venne colpi.

 

C’era miopia della politica. Nel corso dell’incontro si è parlato anche dell’alluvione di Firenze del 1966 e del fatto che quell’evento colse di sorpresa non solo i cittadini ma anche gli operatori dell’informazione. Emmanuele Milano ha posto l’attenzione sul fatto che “il giornalista non lavora solo per il successo e c’è una tentazione a diventare personaggi” mentre Melodia ha evidenziato come “il giornalista ha una forte dimensione etica del lavoro di gruppo”. Il libro intitolato ieri “E’ tutto per stasera” quando la politica entra nei Tg ripercorre la storia del modo di fare informazione attraverso la lottizzazione che è il frutto di una scelta lessicale di Alberto Ronchey che nel 1968 di lottizzazione parlò in tre lettere indirizzate ad Ugo La Malfa, per motivare il rifiuto a entrare nel consiglio di amministrazione della Rai e la lottizzazione si lanciò sul Corriere della Sera.

 

Si è parlato di una visione unitaria del servizio pubblico e di una minore rigidità. Se si fanno i telegiornali tenendo conto della punta dell’auditel non si va da nessuna parte. Al termine della lectio sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli allievi che hanno frequentato il precedente Corso di comunicazione. Nel corso dell’incontro Milano ha posto l’accento sul fatto che “ci sono i problemi di gente vera che vengono spettacolarizzati in televisione”. Al termine della lectio sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli allievi che hanno frequentato il precedente Corso di comunicazione. Nel corso dell’incontro, parlando dell’importante tema legato al rispetto delle regole e dei doveri professionali a cui deve attenersi un giornalista nel suo lavoro, è stata ripercorsa la storia di Rossi, morto nel 2008 all’età di 85 anni, primo direttore del Tg1 dopo la riforma legislativa del 1975, gambizzato dalle Brigate Rosse nel 1977 mentre a piedi si recava al lavoro.

 

Bloccato dall’attentato per sei mesi in ospedale, tornò in redazione poco prima del sequestro Moro e, proprio durante quei 55 giorni, varò un modello di telegiornale quasi permanente, per alcuni versi il prototipo degli “all news” di oggi. Tra i numerosi riconoscimenti, il Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi alla carriera. E’ stato anche vicedirettore generale della Rai, presidente del Comitato tv e minori, presidente dell’Ucsi, e, sino alla sua scomparsa, ha presieduto il Comitato di amministrazione del Centro televisivo vaticano. I libri scritti e pubblicati da Rossi sono diversi, a partire da Il pensiero politico di Jacques Maritain, del 1956, a La politica come follia – Ironia e verità di Pascal, a Una pendola per lo zar. La politica, il tempo, la morte fino a L’undecima musa. Navigando con Ulisse nel mare della comunicazione di attualità. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano scrisse queste parole alla famiglia del giornalista: “Ha dato senso e vigore al servizio pubblico radiotelevisivo, con limpido impegno democratico e con uno spirito di missione”.

Tanti gli interventi del pubblico, dai colleghi dante del Vecchio, Fausto Greco e Ilaria Bencivenga a quelli di studenti e appassionati.