Perché Mussolini abrogò la Provincia di Caserta? Di Fiore rilancia la tesi della “punizione”

CASERTA – Perché Mussolini abrogò nel 1927 la provincia più grande d’Italia: la provincia di Terra di Lavoro?

Il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore nel suo ultimo libro “L’Impero” sul clan camorristico dei casalesi, la mafia della provincia di Caserta, edito da Rizzoli, rilancia una vecchia tesi storica – ritenuta per più anni sempre molto attendibile perché era frutto di fonti dirette – sull’abolizione della provincia di Caserta durante il fascismo.

Che, cioè, la provincia di Caserta fu abrogata perché i fascisti casertani non erano in linea con Mussolini, coprivano in qualche modo la criminalità organizzata dei Mazzoni, già esistente e molto forte; e perché i dirigenti dei fasci erano vicini o rispondevano a consorterie più o meno segrete piuttosto che a lui.

LA TESTIMONIANZA DI DE SIMONE

Di Fiore riprende la dichiarazione testuale fatta da un vecchio fascista casertano, negli anni Venti del secolo scorso molto attivo, al seguito dell’allora ras campano Aurelio Padovani: Stefano de Simone da Caiazzo.

«Il partito fascista casertano – dice De Simone in una intervista rilasciata alcuni anni fa al quindicinale Il Corso diretto dal giornalista pubblicista casertano Mauro Nemesio Rossi e che vale come un testo storico – certo non godeva di una buona immagine a Roma. Dopo l’uscita dal partito di Aurelio Padovani – racconta ancora de Simone nel suo manoscritto – i fascisti più preparati o si erano ritirati a vita privata, o, pur conservando la tessera, lasciarono che altri li sostituissero alla testa dell’organizzazione.

«La Segreteria provinciale passò da Raffele Di Lauro al Mesolella e fini nelle mani di De Spagnolis, ma quello che fu più grave è che vi trovarono posti ed onori i capi della Massoneria dei due riti, che si facevano concorrenza per prevalere, e questa situazione anomala, era anche sfuggita agli ispettori inviati da Roma per saggiare il grado della coesione e compattezza del Partito, i quali disorientati si rivolgevano ai Prefetti, che per quieto vivere li orientavano verso personaggi che permettevano a loro sonni tranquilli».

IL MOTIVO VERO E BENEDUCE

Mussolini, spiega perciò Di Fiore, abrogò la provincia per punire i fascisti che non si riconoscevano nella sua guida e che tradivano gli ideali della “sua rivoluzione”. E in questo modo diede un colpo anche alla criminalità organizzata e a chi pensava solo agli affari (visione riduzionista della Massoneria casertana, questa, ma che però potrebbe essere suffragata, sempre secondo De Simone, dalla indifferenza verso l’abrogazione della provincia dell’economista Alberto Beneduce, pure lui vicino alla Massoneria e consigliere economico di Mussolini). Solo in seguito il duce giustificò l’abrogazione della provincia con l’idea di “dare più spazio a Napoli”, che è ritenuta la tesi ufficiale dalla storiografia bipartisan.

Chi avrà ragione? Sarebbe interessante un approfondimento storico sulla questione. Attendiamo commenti.