CASAL DI PRINCIPE (Caserta) – Dal 26 al 28 settembre si è svolta la Summer School 2025 di Giornalismo Investigativo organizzata dall’UCSI, tre giornate intense tra aule bunker, beni confiscati e luoghi simbolo del riscatto civile. Un percorso fatto di memoria, testimonianze e impegno che ha unito magistrati, giornalisti, studiosi e cittadini. Per i partecipanti, un’occasione preziosa per comprendere meglio la storia recente e riflettere su legalità, informazione e futuro delle comunità.
Santa Maria Capua Vetere
Venerdì 26 settembre – La sentenza Spartacus, vent’anni dopo
L’apertura è avvenuta nell’aula bunker di Santa Maria Capua Vetere, luogo che porta ancora impressa la memoria dei grandi processi di mafia. Dopo i saluti istituzionali di Gabriella Maria Casella, presidente del Tribunale, e Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, si è subito entrati nel cuore del tema: la sentenza Spartacus, vent’anni dopo.
A ricordare quanto la scuola sia presidio di resistenza civile sono stati Giovanni Allucci, Vincenzo Varagona e Luigi Ferraiuolo, che hanno intrecciato memoria e impegno educativo. Poi la parola è passata a figure che hanno scritto quella storia giudiziaria: l’ex Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho e il magistrato Raffaello Magi, estensore della sentenza, che insieme a Raffaele Sardo hanno ricostruito la complessità di quegli anni e il coraggio delle scelte compiute.
Momento toccante l’intervento di Fabrizio Feo, vincitore della targa Summer School dedicata a Giancarlo Siani, che ha contestualizzato il peso storico e sociale del maxi-processo. Giuseppe Iatomasi, maresciallo protagonista delle indagini poi promosso tenente per meriti sul campo, ha raccontato episodi e curiosità del lavoro quotidiano dei carabinieri, sottolineando quanto la determinazione personale fosse decisiva. Con lui, il giornalista Antonello Velardi, che ha affiancato le cronache di allora a un’analisi del presente.
In chiusura, la voce di Giovanni Paparcuri, autista di Falcone e Chinnici scampato a un attentato, ha portato i presenti indietro nel tempo con ricordi intensi, fatti di pericolo e fedeltà al dovere.

Casal di Principe
Sabato 27 settembre – Le mafie, tra memoria e attualità
La seconda giornata si è svolta a Casal di Principe, presso Villa Liberazione (nota in passato come “Villa Scarface”, confiscata alla camorra e oggi sede di un centro di salute mentale).
La mattinata è stata dedicata al ricordo di Falcone, Chinnici e Borsellino: i racconti di Paparcuri, “memoria vivente” di quella stagione, hanno emozionato e insegnato più di qualsiasi manuale. Poi il magistrato Alfonso Sabella ha raccontato la “caccia ai mafiosi” con il sorriso di chi sa di aver contribuito a scrivere una pagina di vittoria dello Stato. A seguire, il giornalista Antonio Castaldo ha illustrato le “diavolerie dell’Averno”, tra inchieste, libri e cronache che hanno svelato i meccanismi della criminalità.
Il pomeriggio ha aperto uno spazio di dibattito sul tema delle carceri, con Alessandro Trocino, Irma Conti e Marilù Musto che hanno discusso di criticità e prospettive del sistema penitenziario. Subito dopo, il focus si è spostato sulla cultura alimentare: la nutrizionista Stefania Ruggeri e Riccardo Fargione hanno denunciato l’avanzata dei cibi ultraprocessati e la perdita di una vera dieta mediterranea, simbolo di salute e identità.
La riflessione si è poi estesa alla pandemia da Covid-19, con Gianni Molinari e Ornella Mincione che hanno presentato dati e studi, ricordando come la memoria collettiva non debba dimenticare quella prova globale.
Il momento più intenso è arrivato al tramonto, con le voci di Sandro Ruotolo e Raffaele Sardo. Il loro racconto, I casalesi visti da vicino, ha riportato alla memoria gli anni più bui, quando il terrore dei clan soffocava intere comunità. Parole dure, rese ancor più potenti dal collegamento diretto con Oreste Spagnuolo, ex affiliato dei Casalesi poi diventato collaboratore di giustizia.
Le sue parole hanno aperto uno squarcio inedito: non la voce delle vittime, non quella dei magistrati o dei giornalisti, ma quella di chi aveva scelto il crimine come orizzonte di vita e poi, per ragioni personali e giudiziarie, ha deciso di collaborare raccontando retroscena e vicende vissute in quegli anni. Spagnuolo ha ricordato come fosse appena diciottenne quando cadde nella nube del facile denaro e come gli omicidi a cui prese parte non lo abbiano mai abbandonato nella memoria. Oggi, consapevole di aver intrapreso finalmente la strada giusta, lavora e guadagna onestamente il pane da portare a casa. La sua testimonianza ha ribadito a tutti quanto sia sottile il confine tra silenzio e ribellione, e come restare indifferenti non sia più un’opzione. A chiudere la giornata, la voce di Antonio Casaccio ( Direttore Magazine Informare) e l’intervento del comandante dei Carabinieri, che hanno spostato lo sguardo dal passato al futuro. Le loro parole hanno tracciato un percorso concreto fatto di progetti di tutela ambientale e di riqualificazione del territorio: segni tangibili di una resistenza civile che non si ferma al ricordo, ma che si traduce in azioni quotidiane per restituire dignità e speranza a una terra ferita.
Santa Maria la Fossa
Domenica 28 settembre – Testimonianze e rinascite
L’ultima giornata si è svolta a Santa Maria la Fossa, nel Centro Pio La Torre. La sessione Testimonianze – Rinascite ha dato voce a chi ha pagato sulla propria pelle il prezzo della criminalità organizzata.
La voce di chi, nonostante la paura, ha trovato la forza di reagire.
La voce di chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia e che ancora oggi continua a gridare forte, spronando gli altri a non arrendersi, perché le associazioni criminali non sono imbattibili.
C’è chi, come Elide, è stata costretta a crescere troppo in fretta per la giovane età che aveva all’epoca dei fatti e che ancora oggi porta quel peso sulle spalle ma ha saputo reagire, grazie anche al sostegno delle forze dell’ordine, costruendosi una nuova vita. Una vita non semplice, priva di una vera privacy, ma vissuta con orgoglio e con la forza trasmessa da quelle pagine lette di Falcone e Borsellino: pagine capaci di alimentare uno spirito combattivo che unisce, che resiste.
Uno spirito che si ritrova pienamente anche nella testimonianza di Augusto Di Meo, testimone oculare dell’omicidio di Don Peppe Diana. Un uomo che ancora oggi, nel ricordare a mente e a voce quelle vicende passate, sente riaffiorare rabbia, forza e forse anche i fantasmi che lo hanno tormentato.
A completare il quadro, le esperienze di Salvatore Leccia e Teresa Salzano, impegnati nel riuso sociale dei beni confiscati. Di grande impatto la visita a La Balzana, 200 ettari strappati alla camorra e oggi oggetto di una vasta bonifica: sistema fognario già ripristinato, lavori viari in corso, stabili da riqualificare. Lì, tra fatica e speranza, si costruisce il futuro di un territorio che vuole liberarsi definitivamente dalle ombre del passato.
Un’eredità che resta
La Summer School UCSI 2025 ha mostrato, ancora una volta, che il giornalismo investigativo non è soltanto racconto dei fatti, ma ricerca delle mani che muovono i fili: il “burattinaio” invisibile che guida i meccanismi nascosti della società.
Tre giorni che hanno consegnato ai partecipanti non solo nozioni ma consapevolezza. La consapevolezza che la memoria è un dovere, che la verità non si deve smettere di cercarla e che il racconto quando è fatto con coraggio e onestà può davvero cambiare una comunità.
