DDA Salerno, maxi-operazione interforze: 88 misure cautelari, colpito il clan Fezza-De Vivo

Alle prime luci dell’alba, la Polizia di Stato di Salerno – Squadra Mobile e i Carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno eseguito due ordinanze – una del GIP del Tribunale di Salerno, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, l’altra del GIP presso il Tribunale dei minorenni di Salerno, su richiesta della Procura per i minorenni – che dispongono l’applicazione di misure cautelari a carico di 88 persone (79 in carcere, 9 ai domiciliari), tra cui spiccano elementi affiliati al clan Fezza-De Vivo, ma anche altri soggetti inseriti nella criminalità del comune di Pagani e delle aree contigue. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsioni, riciclaggio, detenzione e porto illegali di armi. 

Contestualmente, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo di urgenza nei confronti di beni mobili e immobili nella disponibilità degli indagati, il cui possesso non risulta giustificato dalle possidenze reddituali, per un complessivo valore stimato di circa 2 milioni di euro.

L’operazione, che ha coinvolto oltre 500 uomini e donne delle forze di polizia, si è estesa in diversi territori, con il suo fulcro nel comune di Pagani, ritenuto la base dell’organizzazione criminale, con diramazioni in altri comuni prevalentemente delle province di Salerno e Napoli (21 comuni in cinque regioni).

Il monopolio delle piazze di spaccio, con centinaia di chili di droga movimentati, ma anche furti e riciclaggio di auto. A ciò si aggiungeva il cosiddetto “cavallo di ritorno”, l’estorsione ai proprietari per restituire le auto rubate. L’organizzazione ha acquisito il dominio delle piazze di spaccio organizzate da gruppi criminali autonomi sul territorio paganese, sia attraverso la fornitura diretta della droga da commercializzare, sia attraverso il metodo delle tangenti mensili, a cui erano costretti a soggiacere anche altri gruppi criminali specializzati nel furto e nella ricettazione di autovetture e motocicli.

A spiegarlo è il Procuratore vicario di Salerno Rocco Alfano: «Si doveva pagare una sorta di tangente che il gruppo criminale imperante sul territorio imponeva anche agli altri gruppi, agli spacciatori di piccolo cabotaggio e alle altre associazioni. Così il clan si garantiva una sorta di tassa fissa di mille euro al mese sulle piazze che controllava e chi spacciava riusciva comunque a continuare la propria attività illecita senza avere problemi di sicurezza o pressione da parte del clan egemone della zona».

L’inchiesta nasce dalle indagini che nel 2023 hanno portato all’arresto di Vincenzo Confessore, l’ultimo degli elementi apicali dell’organizzazione: da lì è stata ricostruita la rete dei fiancheggiatori e sono stati individuati i responsabili di un tentato omicidio a Pagani, nell’estate del 2023, ai danni di uno spacciatore che non si era voluto piegare ai diktat del clan.

Le nuove indagini hanno fatto emergere, inoltre, la capacità di rinnovamento dell’organizzazione criminale e un’espansione dei suoi interessi verso i comuni dell’area napoletana di Sant’Antonio Abate e Santa Maria la Carità, con lo scopo di monopolizzare il mercato degli stupefacenti anche in quelle zone.

Peraltro, le indagini telematiche svolte in collaborazione con la Francia attraverso uno specifico Ordine di Indagine Europeo, hanno consentito di decriptare la messaggistica cifrata utilizzata dagli indagati per i rifornimenti dello stupefacente proveniente dal Sud America, dalla Spagna e dall’Olanda. In tale ambito, dall’esame del materiale crittografato contenuto nelle chat è emerso come la banda criminale, nell’arco di 4/5 mesi, abbia movimentato circa 600 kg di hashish, 100 kg di marijuana e 35 kg di cocaina, destinati a rifornire le piazze di spaccio dell’Agro nocerino e dell’area napoletana. Il clan, inoltre, aveva a disposizione un vero e proprio arsenale da guerra, che veniva nascosto in un covo individuato dagli investigatori.

Nel corso delle indagini si è registrato un ruolo centrale delle donne, «capaci di assicurare» – dicono gli inquirenti – «la sopravvivenza e il funzionamento dell’organizzazione, su direttive e ordini degli elementi apicali detenuti». “Direttrici” della nuova gestione, secondo il provvedimento, erano Anna Mannoni e Rita Fezza: a loro il compito di amministrare la cassa comune, dividere i guadagni e reinvestire il denaro sporco attraverso operazioni di riciclaggio. Il procuratore vicario di Salerno Rocco Alfano ha così commentato: «Se i vertici vengono arrestati, come in questo caso, l’organizzazione si adegua a quella criticità interna e passa le consegne anche alle donne, che possono avere contatti con i rispettivi coniugi, e ai figli, in alcuni casi anche minori».

Il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Salerno Angelo Frattini ha definito l’operazione «un durissimo colpo a una delle organizzazioni più radicate e violente dell’Agro nocerino-sarnese». «È amaro constatare che anche soggetti minorenni commettano reati di questa tipologia e di questa gravità», continua Frattini. «C’è, in particolare, un minore al quale sono state contestate una serie di estorsioni aggravate, un tentato omicidio e, quindi, detenzione di armi. Tant’è vero che lui ed altri sono stati colpiti dalla massima misura cautelare, quella più rigida e più grave prevista dal diritto minorile, la custodia cautelare in IPM».

Soddisfatto a metà il Prefetto di Salerno, Francesco Esposito, che lancia l’allarme: «Sulla grave piaga della droga si sta lavorando anche in chiave di prevenzione, mettendo in campo iniziative volte a contrastare sia l’offerta che il consumo. La domanda, purtroppo, è in crescita soprattutto tra giovani e giovanissimi».