CASERTA – La notiza ha fatto in breve in giro del Paese e ha lasciato non poco interdetti, ma, come sempre, in questi casi val la pena ascoltare la controparte. “Sono stato ingannato, mi avevano dato un confanetto con del tabacco e, invece, la polizia ha trovato sette telefoni all’interno”, lo sfogo di don Pierpaolo, trovato in possesso di sette telefoni cellulari consegnati a lui da un amico di un detenuto nel carcere di Carinola.
Certo che qualcuno ha approfittato della buona fede del prelato, ma il sacerdote ammette anche la sua colpa “Ammetto la leggerezza, ma non c’è stato dolo, non volevo assolutamente infrangere la legge”.
Sull’episodio è intervenuto il capo dei cappellani delle carceri d’Italia, don Raffaele Grimaldi.
“Questo deve far riflettere le autorità giudiziarie in favore della tutela degli operatori negli istituti penitenziari compresi quelli del mondo del volontariato, ma deve anche tutelare la figura del Cappellano del carcere che svolge la sua funzione con spirito di abnegazione e di solidarietà nel pieno rispetto dell’ordinamento penitenziario», dice. «Questo caso isolato – afferma l’ispettore don Grimaldi – non deve suscitare dubbi né minare la credibilità dei Cappellani incaricati, uomini di grande fiducia, persone di riferimento per le direzioni e la polizia penitenziaria, le quali riconoscono apprezzamento e stima per l’opera quotidiana di portare il Vangelo della speranza a tutti coloro che si sono smarriti».
