MADDALONI (Caserta) – Colpo duro dello Stato verso la malavita dell’agro maddalonese/ sanfeliciano. Nel corso della mattina odierna, infatti, i carabinieri della Compagnia di Maddaloni, con l’ausilio di militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Benevento, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa il 5 aprile 2018 dal gip presso il Tribunale di Napoli nei confronti di cinque persone, indagate per associazione per delinquere di tipo mafioso ed estorsione aggravata.
Vincenzo Carfora, detto “o’cantante”, 49enne di Forchia (Bn); Barbato Vincenzo Iannucci, detto “enzuccio”, 42enne di Castelvenere (Bn); Michele Lettieri, detto “o’napulitan”, 54enne di Pignataro Maggiore; Enzo Ruotolo, 43enne di San Felice a Cancello; Giovannina Sgambato, detta “a sparatora”, “a vecchiarella, “a signora”, 68enne di San Felice a Cancello. Questi i nomi delle persone finite in manette, ma, pare esserci anche altri cinqu eindagati che a vario titolo avrebbero compartecipato con i primi alla realizzazione delle attività illecite a centro dell’inchiesta.
Questa prese il via nel settembre 2015 grazie all’opera investigativa del sostituto procuratore Luigi Landolfi e dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Maddaloni. Le indagini hanno consentito di individuare un’organizzazione camorristica che pare essere attiva sul territorio casertano, nei comuni di San Felice a Cancello e Santa Maria a Vico in particolare, e in alcuni comuni della Valle Caudina, quale Forchia (Bn), Arpaia (Bn) e Paolisi (Bn).
Diversi i capi di imputazione. Tra questi anche diverse attività estorsive che si sarebebro portate avanti a danno di imprenditori e operatori commerciali, poste in essere dagli indagati avvalendosi della forza intimidatrice e della condizione di assoggettamento e omertà derivante dalla partecipazione, per l’appunto, alla compagine camorristica in trattazione, promossa e diretta da Michele Lettieri e Giovannina Sgambato.
In concreto costoro, grazie all’organica e stabile partecipazione al sodalizio degli altri indagati, hanno rivitalizzato l’egemonia e il controllo camorristico nella Valle di Suessola, oltre ad aver a tal fine intrattenuto legami con il clan “Pagnozzi” attivo nella confinante Valle Caudina, perfettamente in linea a quanto succedeva in passato sotto la reggenza Massaro, con particolare riferimento alla definizione dei rispettivi ambiti territoriali di competenza.
