MADDALONI (Caserta) – Nell’arco della Settimana Santa prende il via oggi, 2 aprile 2015, il Triduo Pasquale anche nella Chiesa di San Francesco d’Assisi di Maddaloni dove alle ore 18.30 ci sarà la Santa Messa “Cena Domini”, Messa nella Cena del Signore.
In essa Sacra Celebrazione si ricorda l’Ultima Cena del Signore con i suoi discepoli, consumata prima della sua Passione nella quale consegnò ai discepoli il Comandamento dell’amore (“Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”, Gv 13,34), dopo aver lavato loro i piedi. In essa Gesù istituì i sacramenti dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro (Servizio). La liturgia prevede il rito della Lavanda dei piedi ripetendo quello che Gesù stesso fece dopo l’Ultima Cena.

Dopo la Santa Messa, a cui prenderà parte la componente del Centro Studi Francescani per il Dialogo interreligioso e le Culture di Maddaloni con i loro familiari, seguirà l’Adorazione Eucaristica del Giovedì Santo, all’incirca alle ore 22.
Tema dell’Adorazione Eucaristica è «Il Padre mio vi dà il pane dal cielo» (Gv 6,32).
Prima del Canto “Adoro te, fonte della Vita”, la Guida dirà:
« Ci troviamo alla presenza di Gesù, il pane della vita, che è morto e risorto per noi.
Il Giovedì santo ci introduce nel mistero della Pasqua di Gesù: con lui facciamo memoria della sua morte e della sua risurrezione. Con lui celebriamo la nostra Pasqua. Restiamo in silenzio e adoriamo il Signore vivo e presente realmente nell’Eucaristia. Il suo corpo è dono del Padre per mezzo della potenza dello Spirito Santo».

Si seguirà con la recita a cori alterni del Salmo 18 (vv. 3-7.14.15.19) e quindi una preghiera di San Giovanni Paolo II. Un’altra preghiera del Santo Papa chiuderà l’Adorazione.
In particolare il tema di riferimento della meditazione della Adorazione verterà principalmente su un passo del Vangelo di Giovanni, capitolo 6 dai versetti 27 a 48, di cui segue un piccolo estratto.
«Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo”.
[28] Gli dissero allora: “Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”.
[29] Gesù rispose: “Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato”.
[30] Allora gli dissero: “Quale segno dunque tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?
[31] I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.
[32] Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero;
[33] il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.
[34] Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”».

A seguire sei meditazioni su testi pontificie e di San Francesco. Seguono estratti.
PRIMA MEDITAZIONE
Dalle omelie di papa Francesco
Questa sera, anche noi siamo attorno alla mensa del Signore, alla mensa del Sacrificio eucaristico, in cui Egli ci dona ancora una volta il suo Corpo, rende presente l’unico sacrificio della Croce. E’ nell’ascoltare la sua Parola, nel nutrirci del suo Corpo e del suo Sangue, che Egli ci fa passare dall’essere moltitudine all’essere comunità, dall’anonimato alla comunione. L’Eucaristia è il Sacramento della comunione, che ci fa uscire dall’individualismo per vivere insieme la sequela, la fede in Lui. Allora dovremmo chiederci tutti davanti al Signore: come vivo io l’Eucaristia? La vivo in modo anonimo o come momento di vera comunione con il Signore, ma anche con tutti i fratelli e le sorelle che condividono questa stessa mensa? Come sono le nostre celebrazioni eucaristiche?
SECONDA MEDITAZIONE
Dalle omelie di papa Francesco
Oltre alla fame fisica l’uomo porta in sé un’altra fame, una fame che non può essere saziata con il cibo ordinario. E’ fame di vita, fame di amore, fame di eternità. E il segno della manna – come tutta l’esperienza dell’esodo – conteneva in sé anche questa dimensione: era figura di un cibo che soddisfa questa fame profonda che c’è nell’uomo. Gesù ci dona questo cibo, anzi, è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo (cfr Gv 6,51). Il suo Corpo è il vero cibo sotto la specie del pane; il suo Sangue è la vera bevanda sotto la specie del vino. Non è un semplice alimento con cui saziare i nostri corpi, come la manna; il Corpo di Cristo è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita, e vita eterna, perché la sostanza di questo pane è l’Amore.


TERZA MEDITAZIONE
Dalle omelie di papa Benedetto XVI
Il Giovedì Santo non è solo il giorno dell’istituzione della Santissima Eucaristia, il cui splendore certamente s’irradia su tutto il resto e lo attira, per così dire, dentro di sé. Fa parte del Giovedì Santo anche la notte oscura del Monte degli Ulivi, verso la quale Gesù esce con i suoi discepoli; fa parte di esso la solitudine e l’essere abbandonato di Gesù, che pregando va incontro al buio della morte; fanno parte di esso il tradimento di Giuda e l’arresto di Gesù, come anche il rinnegamento di Pietro, l’accusa davanti al Sinedrio e la consegna ai pagani, a Pilato. Cerchiamo in quest’ora di capire più profondamente qualcosa di questi eventi, perché in essi si svolge il mistero della nostra Redenzione.
QUARTA MEDITAZIONE
Dalle omelie di san Giovanni Paolo II
Se oggi ricordiamo in modo particolare l’ora dell’Ultima Cena, ciò facciamo anche perché quest’ora dura incessantemente e riempie tutte le ore della storia della Chiesa e del mondo.
Da quando è giunta, una volta per tutte, l’ora di Cristo, Agnello di Dio, l’ora del suo passare da questo mondo al Padre, quell’ora dura e riempie tutte le ore fino alla fine del mondo, poiché Cristo “dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1). Quindi, in ogni ora della storia si rinnova e si realizza di nuovo il suo passare da questo mondo al Padre, nei suoi membri che passano in Lui, con Lui e per Lui, da questo mondo al Padre.
L’Eucaristia è il sacramento del nostro passare da questo mondo al Padre.
Mediante l’Eucaristia l’uomo – l’uomo che porta in sé, in un certo senso, tutto il mondo visibile, – passa al Padre, che ha svelato se stesso all’uomo in Gesù Cristo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,9). Quell’uomo porta in sé il mondo e lo restituisce, in Cristo, a Dio.
QUINTA MEDITAZIONE
Dalle omelie di Paolo VI
Quale sia il prodigio dell’ultima Cena noi lo sappiamo. Il ricordo sarà realtà. Bisogna ripensare al momento e al modo con cui Cristo ha istituito l’Eucaristia. Essa è scaturita dal suo cuore nell’imminenza e nella chiaroveggenza della sua passione. Essa rappresenta tale passione e contiene Colui che l’ha sofferta. Gesù ha sigillato la sua presenza paziente e morente nei simboli – ormai non più altro che simboli e segni – del pane e del vino. Ha voluto essere ricordato così. Ha voluto, si può dire, sopravvivere e rimanere fra noi nel supremo suo atto d’amore, il suo sacrificio, la sua morte. Ha voluto rendersi presente, lungo il corso del tempo, fra noi nello stato simultaneo di sacerdote e di vittima, sostituendo alla sua presenza storica e sensibile quella non meno reale della presenza sacramentale, perché solo i credenti, solo i volontari della fede e dell’amore, potessero venire in comunione vitale con Lui. Gesù, sapendo di essere alla fine della sua presenza naturale sulla terra, ha fatto in modo che gli uomini non si dimenticassero di Lui. L’Eucaristia è appunto il memoriale perenne di Gesù Cristo. Celebrare l’Eucaristia vuol dire celebrare la sua memoria. Ed Egli ha voluto che questa forma singolarissima di ricordarlo, anzi di riaverlo presente, diventasse cibo, cioè alimento, cioè principio interiore d’energia e di vita, per le anime dei suoi veri seguaci.
SESTA MEDITAZIONE
L’Eucaristia secondo san Francesco
«E se io avessi tanta sapienza, quanta ne ebbe Salomone, e mi incontrassi in sacerdoti poverelli di questo mondo, nelle parrocchie dove abitano, non voglio predicare contro la loro volontà. E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori, e non voglio in loro considerare il peccato, poiché in essi io vedo il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dell’altissimo Figlio di Dio nient’altro io vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il sangue suo che essi soli consacrano ed essi solo amministrano agli altri. E questi santissimi misteri sopra ogni cosa voglio che siano onorati, venerati e collocati in luoghi preziosi. E dovunque troverò i nomi santissimi e le sue parole scritte in luoghi indecenti, voglio raccoglierle, e prego che siano raccolte e collocate in un luogo decoroso» (Testamento 9-14: FF 112-114).
Nell’Eucaristia Francesco adora il Verbo di Dio venuto nella carne, il Figlio eterno che si è fatto uomo, la gloria di Dio che si è resa visibile per noi. Ardeva di amore in tutte le fibre del suo essere verso il sacramento del corpo del Signore, preso da stupore oltre ogni misura per tanta benevola degnazione e generosissima carità (ivi 201: FF 789).
Per maggiori informazioni è possibile contattare la Comunità francescana di Maddaloni presso la Chiesa S. Francesco d’Assisi, in Via San Francesco d’Assisi, civico 117 a Maddaloni (Ce), oppure servendosi dei recapiti Telefax 0823434779; Cell 3472968637 e-mail: edosc@libero.it o consultando il portale www.centrostudifrancescani.it.
