Napoli, “Non fate uscire mio figlio dalla cella”: e il “BABYRAS” festeggiò con champagne

NAPOLI – Un bacio alla pistola ancora fumante, champagne e cornetti in un bar notturno, l’adrenalina a mille. La notte brava di Michele Marzio, 20 anni, si era conclusa all’alba del 7 gennaio con la sicurezza di farla franca. Aveva usato i guanti di lattice per sparare e sapeva di non aver lasciato impronte. Ma non poteva immaginare che i complici della sparatoria contro i poliziotti crollassero subito e confessassero cosa avevano combinato in via Murialdo. Lui, abituato alle bocche chiuse degli affiliati al clan Mazzarella di Poggioreale, pensava di potersi fidare di Salvatore Di Candido, ultimo ad aggregarsi all’affiatata coppia di rapinatori e primo a cedere nell’interrogatorio in questura.

L’altro, Ivan Zinzi, ha scelto di non aggravare la sua posizione. Cosicché al momento le responsabilità maggiori ricadono sul 20enne di via Cannolo al Trivio. È questa la cronaca saliente delle 24 ore di Michele Marzio, Ivan Zinzi e Salvatore Di Candido prima di essere fermati dai poliziotti della sezione Antirapina della squadra mobile della questura e dai colleghi del commissariato Poggioreale diretti dal questore Guido Marino. Ma, fermo restando la presunzione d’innocenza degli indagati fino all’eventuale condanna definitiva, le posizioni dei tre sono diverse: Zinzi e Di Candido hanno confessato e gli investigatori sembrano credere al loro racconto. Non pensavano che il 20enne ritenuto vicino ai Mazzarella potesse arrivare a tanto. Quando Michelino ha estratto la pistola per fare fuoco, era troppo tardi per impedirglielo. Una ricostruzione che, se confermata dalla magistratura inquirente e dai giudici, aprirebbe la strada a condanne meno pensanti per loro. A raccontare del bacio alla pistola e del brindisi con champagne, quasi imposto agli altri due da Marzio, è stato uno dei due rei confessi.

Guardando l’arma, Michelino avrebbe detto: quanto sei bella. «Ragazzi, ora andiamo a festeggiare a spese mie». La fuga dall’ arresto è in realtà una corsa al brindisi. Il ventenne Michele Marzio è gasato al massimo per la sua bravata. Entra in un bar e ordina cornetti e champagne, costringe i complici, a loro dire poco convinti che ci sia qualcosa da festeggiare, ad alzare i calici per celebrare il ferimento di due divise. Aneddoto raccapricciante che conclude il racconto-confessione dei due giovani arrestati, dopo una caccia durata ventiquattro ore per risalire ai responsabili della sparatoria contro la pattuglia che aveva loro imposto l’alt in via Gianturco. Ma ci sono anche altri i dettagli che emergono dagli interrogatori e dalle indagini della squadra mobile e del commissariato Poggioreale, che si sono concluse con il fermo del Marzio il quale. È considerato dagli investigatori il capobanda insieme a Ivan Zinzi e Salvatore Di Candido, questi ultimi rei confessi a differenza dello stesso Marzio. Per tutti l’ interrogatorio di convalida davanti al gip, accusati di tentato omicidio, rapina e, per Mazio e Zinzi (che avrebbero dovuto essere l’uno in carcere e l’altro agli arresti domiciliari) anche l’ evasione.

Particolari registrati dagli uomini della Mobile coordinati dal vice questore Lucio Vasaturo e dal suo collega Gianluca Aurilia, raccolti dalla squadra investigativa dell’antirapina. Che riguardano sia la dinamica della rapina e della sparatoria sia la personalità del “capobanda” Marzio, considerato vicino a Luciano Barattolo, luogotenente del boss Vincenzo Mazzarella a Poggioreale, clan in guerra con i Giuliano di Forcella. Marzio in carcere per una condanna a cinque anni per aver commesso una rapina e aver sparato contro un poliziotto, pur senza ferirlo. Eppure ottiene un permesso premio per trascorrere il Natale a casa.