Santa Maria Capua Vetere, parte il processo per la Strage del Giovedi Santo

CASERTA – Prima udienza del processo per la cosiddetta ’strage del giovedi’ santo’ del 1998 nel casertano, nella quale morirono tre esponenti della criminalita’
organizzata nell’ambito della lotta per la supremazia mafiosa sul territorio di Marcianise tra il clan Piccolo e i Belforte, all’epoca fazioni del clan dei Casalesi. Dopo tredici anni e le
dichiarazioni di quattro collaborati di giustizia rese in vari procedimenti, questa mattina si sono costituite le parti.

L’associazione antiracket “Mo’ basta! Associazioni e sindacati insieme per la legalita’” si e’ costituita parte civile davanti ai giudici della prima sezione della corte di Assise di
Santa Maria Capua Vetere, presidente Elvi Capecelatro. I fatti riguardano l’agguato teso ad Achille Piccolo, capo del clan avverso a quello guidato dal boss Salvatore Belforte, la sera del 9 aprile del 1998, quattro giorni prima di Pasqua; agguato che si tramuto’ in un conflitto a fuoco nel quale persero la vita Elpidio Gravante e Giuseppe De Crescenzo della fazione Piccolo e Aniello Cirella dei Belforte.

Per colpire il clan Piccolo, che da quel momento in poi vide ridimensionate le proprie aspettative di controllo dei traffici illeciti nell’area, si allearono, stando alle indagini, tre cosche del Casertano e del Napoletano, e cioe’ Belforte, Egizio-Cirella e De Sena. Cinque gli imputati nel processo: il capoclan Salvatore Belforte, Michele Cirella, Giovanni Messina (ora collaboratore di giustizia), Achille Piccolo e Roberto Vicale.

Tutti accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso e omicidio plurimo. Il pm della Dda di Napoli Raffaello Falcone, rappresenta l’accusa. Tra i testimoni, quattro
pentiti, Paolo e Riccardo Di Grazia, l’imputato Giovanni Messina e Michele Froncillo. Stando alla ricostruzione dei fatti, i killer del gruppo Belforte di Marcianise si finsero
ingegneri e bussarono alla porta del boss Piccolo che, scoperto il trucco, reagi’ Uccidendo uno di loro.