CASERTA – Agenti della Dia di Napoli e di Padova hanno eseguito sequestri di beni per 13 milioni di euro appartenenti secondo le indagini al clan camorristico dei Casalesi nel Casertano, nel basso Lazio e nel Padovano.
I beni sequestrati, consistenti in immobili, tra cui ville di lusso a Sperlonga, abitazioni di pregio nel Casertano e capannoni industriali nel Padovano, sono stati sequestrati all’avvocato Cipriano Chianese, 57 anni, di Parete, ritenuto il ‘re dei rifiuti’ del clan dei Casalesi, ed a un suo prestanome, l’ imprenditore padovano Franco Caccaro, 49 anni. L’operazione della Dia e’ stata denominata ‘Ferrari come back’.
Le indagini avrebbero evidenziato il ruolo di Caccaro, imprenditore del padovano attivo nel settore delle macchine per la triturazione dei rifiuti con la sua societa Tpa, tecnologia per l’ambiente srl, che improvvisamente, senza ragione economica ha sviluppato la sua attività con ingresso di ingenti capitali, tra cui tre milioni di euro proveninenti da due assegni della Resit di Chianese che Caccaro ha giustificato con crediti personali che vantava nei confronti dell’imprenditore casertano senza poter giustificare date e provvista del presunto prestito. Con ciò la società è divenuta leader delle macchine per la triturazione dei rifiuti con oltre 200 dipendenti e sedi operative a New York, vicono a Wall Street, in Turchia, Australia, Francia e Brasile. In base alle dichiarazioni di diversi pentiti era già emerso che Chianese stesse cercando di creare società operanti nel settore dei rifiuti nel nord dell’Italia e Caccaro non sia riuscito a giustificare il flusso di denaro che gli ha consentito alcuni aumenti di capitali delle sue società e l’estromissione dei vecchi soci proprio per importi equivalenti a quelli forniti con gli assegni di Chianese. E fu proprio Caccaro, tramite le sue società, a fare un offerta all’amministratore giudiziario dei beni di Chianese, sotto sequestro e poi confiscati per l’acquisto di due ferrari, una 360 spider e una Enzo ferrari, per circa un milione di euro. Secondo gli inquirenti il tentativo di acquisto delle due supercar aveva lo scopo di farle riavere a Chianese. A Caccaro è stato inoltre sequestrato un grande capannone industriale situato a Santa Giustina in Colle, nel padovano, intestato alla Tpa.
Secondo i collaboratori di giutizia Chianese dal traffico di rifiuti avrebbe guadagnato negli anni ’90 fino a 700 milioni di lire al mese. I beni sono stati sequestrati nel padovano, nel basso lazio e nel casertano. Tra questi, a Sperlonga è stata sequestrata una villa faraonica di 21 stanze, con piscina per la quale era stata avanzata una falsa richiesta di condono edilizio cercando di farla passare per una costruzione precedente agli anni ’80, quindi sanabile, ma la Dia ha dimostrato anche con rulievi arerofotogrammetrici e testimonianze di chi ha eseguito i lavori di ricostruzione e amplimento che le modifiche alla piccola villa originaria sono invece intervenuti dopo gli anni ’90 e che hanno fatto lievitare il valore della villa dai 160mila euro originari ai quattro milioni di euro. Sequestrata anche una villa alla figlia di Chianese dotata di ogni confort tra cui bagno turco, sauna e complesso aeroterapico.
